Malesia: richiesta revisione del trattato transpacifico

Pubblicato il 9 giugno 2018 alle 11:26 in Asia Malesia

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Il primo ministro malese, Mahathir Mohamad, ha richiesto una revisione dell’accordo sui cui è basato il Trattato Transpacifico (TPP), affermando che le economie minori come quella della Malesia sono svantaggiate dalle condizioni attuali del partenariato.

In occasione di un’intervista per il quotidiano economico giapponese Nikkei Shinbun, pubblicata sabato 9 giugno, Mahathir ha riferito ai giornalisti che l’accordo commerciale, di cui fanno parte anche grandi economie quali il Canada e il Giappone, dovrebbe avere un occhio di riguardo per il differente livello di sviluppo economico dei singoli Paesi membri: “Le economie più piccole e deboli devono avere la possibilità di proteggere i propri prodotti sul mercato”, ha affermato il premier malese. “Dobbiamo rivedere il trattato transpacifico (TPP)”. Ad ogni modo, la rivista giapponese ha reso noto che Mahathir non ha ignorato la rilevanza di accordi quali il TPP, e non ha esplicitamente fatto intendere di considerare un’uscita della Malesia dal partenariato internazionale. Nel corso dell’intervista, il premier malese ha affermato che il suo governo deve rivedere i termini di tutti gli accordi stipulati dalla precedente amministrazione, ivi incluso il patto sulle infrastrutture e quelli inerenti al commercio e alla sicurezza. Mahathir ha altresì reso noto che rivedrà anche i termini del Codice di Condotta del Mar Cinese Meridionale, il cui accordo è in corso di negoziazione tra Pechino e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (ASEAN). Secondo quanto riportato dalla rivista, Mahathir ha ripetuto che, su tale questione, la Malesia si oppone alla presenza di navi da guerra nelle acque del Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Malacca.

L’intenzione di Mahathir di rivedere il trattato transpacifico comporta uno stato di allarme degli 11 Paesi membri del Partenariato, il quale è stato infine sancito quest’anno dopo lunghe ed elaborate negoziazioni, in seguito all’uscita dall’alleanza di uno dei principali Stati firmatari, gli Stati Uniti. La Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), come è stato rinominato il partenariato dopo la retromarcia statunitense, ridurrà le tariffe nei Paesi membri dello stesso, i quali, insieme, rappresentano oltre il 13% dell’economia mondiale; si tratta di un totale di 10mila miliardi di dollari del PIL. Con la presenza degli Stati Uniti, il blocco avrebbe rappresentato il 40% dell’economia globale. Il progetto, nato nel 2005, si poneva come obiettivo la costituzione di un trattato di regolamentazione e di investimenti regionali che coinvolgesse i 12 Paesi dell’area pacifica e asiatica, ossia: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam. Inizialmente i lavori di negoziazione dovevano terminare nel 2012, ma a causa di dibattiti controversi in materia agricola, di proprietà intellettuale, servizi e investimenti, le trattative si sono protratte fino all’ottobre del 2015.

Il 92enne Mahathir Mohamad si è insediato in carica lo scorso 9 maggio, prestando giuramento come settimo primo ministro del Paese. Mahathir aveva già rivestito questo incarico per 22 anni, dal 1981 al 2003, sotto la coalizione politica del Barisan Nasional. In campagna elettorale ha promesso di revocare una tassa sui beni e servizi introdotta dall’ex premier Najib e di rivedere gli investimenti stranieri nel Paese. A seguito della sua vittoria, le promesse fatte hanno sollevato alcune perplessità in ambito economico. Inoltre, il premier si è tirato indietro da un progetto in sospeso con Singapore per la costruzione di una ferrovia con treni ad alta velocità, e sta attualmente esaminando un progetto, del valore di 14 miliardi di dollari, inerente alla costruzione di una ferrovia locale per opera di compagnie cinesi.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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