Maldive: elezioni presidenziali a settembre, clima instabile

Pubblicato il 9 giugno 2018 alle 18:30 in Asia Maldive

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Le elezioni presidenziali nelle Maldive si terranno il prossimo settembre, ha dichiarato il presidente della Commissione elettorale, in seguito all’appello, lanciato al Paese dall’Unione Europea e dai Paesi occidentali, a garantire elezioni credibili e trasparenti.

Nella giornata di venerdì 8 giugno, il presidente della Commissione elettorale delle Maldive, Ahmed Shareef, ha dichiarato che le elezioni presidenziali previste nel Paese per il 2018 si terranno il prossimo 23 settembre “nel modo più trasparente e controllato possibile”. Shareef ha aggiunto che saranno invitati a presenziare allo scrutinio osservatori provenienti da 8 Paesi, dagli organi dell’Unione Europea e dall’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC). “A differenza delle elezioni precedenti, i risultati di queste godranno della fiducia dei cittadini. Non terremo nascosta alcuna informazione alla loro conoscenza, se non ciò che deve restare segreto per legge”, ha riferito Shareef ai giornalisti presenti a Male.

Le Maldive, abitate da circa 400mila persone e conosciute prettamente come località turistica e balneare, hanno sperimentato un periodo di agitazione politica sin da quando Mohamed Nasheed, il primo leader del Paese a essere eletto democraticamente, nel 2008, è stato obbligato a dimettersi dalle forze dell’ordine, in seguito a un ammutinamento e golpe della polizia nel 2012. Poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni forzate, il vice di Nasheed, Mohammed Waheed Hassan, ha giurato come nuovo presidente delle Maldive. Nasheed si è ricandidato alle presidenziali del 2013, ma è stato sconfitto al ballottaggio da Abdulla Yameen, presidente maldiviano tuttora in carica. Nasheed, il solo candidato presente nella attuale lista delle primarie del Partito Democratico Maldiviano (MDP), è stato poi incarcerato il 22 febbraio 2015 con capi d’accusa correlati al terrorismo, e condannato a 13 anni di prigione, in seguito a un processo controverso e ampiamento criticato dall’opinione pubblica. Nel 2016 ha ottenuto asilo nel Regno Unito, dove si era recato per sottoporsi ad un intervento medico. Dal 2017, Nasheed vive in Sri Lanka, da dove lavora in collaborazione con i partiti all’opposizione per sconfiggere Yameen.

La polizia nazionale, eseguendo un ordine del tribunale, nel mese di giugno 2018 ha vanificato gli sforzi del Partito Democratico Maldiviano di proporre Nasheed come suo candidato per le imminenti elezioni presidenziali, in quanto le leggi elettorali del Paese vietano a chiunque abbia precedenti penali di concorrere per l’incarico. Tuttavia, il partito di Nasheed ha affermato che invierà un ricorso per contestare l’autorità di Yameen, il quale ha ignorato, a suo tempo, la richiesta del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di annullare a titolo penale la detenzione del rivale politico, in quanto frutto di un processo parziale e dettata da motivi politici. Sono numerose le critiche che vedono l’attuale presidente al centro di manovre per epurare l’opposizione e gli attivisti e mettere a tacere gli organi mediatici e di stampa. L’amministrazione Yameen ha inoltre respinto una richiesta dell’Onu di lasciar concorrere Nasheed alla carica presidenziale. Sussistono anche critiche in merito all’incarico di Shareef come presidente del Comitato elettorale, in quanto in precedenza l’uomo – che per svolgere tale ruolo dovrebbe essere neutrale e indipendente – ha preso attivamente parte alla campagna politica a favore di Yameen; l’opposizione ha pertanto criticato quest’ultimo di aver nominato uno dei suoi per rendere parziale il processo di votazione. In un messaggio su Twitter, Nasheed ha scritto: “Le primarie del MDP hanno provato che il Comitato elettorale ha zero credibilità. Esso deve cambiare per consentire elezioni genuinamente libere, giuste e inclusive”. In vista della probabile impossibilità di concorrere alla carica presidenziale da parte di Nasheed, l’opposizione sta cercando di trovare un candidato alternativo approvato dalla coalizione per sconfiggere Yameen.

Nel mese di febbraio 2018, Yameen era ricorso all’imposizione, per 45 giorni, dello stato di emergenza nazionale, per vanificare la sentenza della Corte Suprema con la quale si annullava l’incarcerazione di 9 leader dell’opposizione politica, tra cui lo stesso Nasheed. Durante tale lasso di tempo, l’amministrazione Yameen si è avvalsa di accresciuti poteri per arrestare l’ex presidente, Maumoon Abdul Gayoom, insieme al capo di giustizia, a un altro giudice della Corte Suprema, e a un amministratore della stessa responsabile, a detta del presidente in carica, di aver tentato di rovesciare il governo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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