Onu prepara un piano per la pace in Yemen

Pubblicato il 8 giugno 2018 alle 11:20 in Medio Oriente Yemen

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È stata rivelata l’esistenza di un piano per la pace dell’Onu in Yemen che prevede la consegna dei missili balistici da parte dei ribelli Houthi, in cambio della garanzia di un posto in un nuovo governo provvisorio.

Le indiscrezioni sul progetto sono state riportate dall’agenzia di stampa Reuters, la quale avrebbe visionato il documento. Il piano non è ancora stato reso pubblico e potrebbe subire modifiche. Secondo le rivelazioni, le forze governative prenderanno il controllo del paese e le milizie, incluse quelle dei ribelli Houthi, saranno disarmate. “Le armi pesanti e medie, compresi i missili balistici, saranno consegnate in modo ordinato e pianificato”, afferma il rapporto, che aggiunge “nessun gruppo armato sarà esentato dal disarmo”. Tale affermazione si riferisce ai gruppi separatisti meridionali armati, supportati dagli EAU. Questo gruppo sostiene la secessione del sud del Paese e, a questo fine, appoggia il Consiglio di Transizione del Sud, proclamato il 4 aprile 2017 e composto da 26 membri, tra cui i governatori di cinque governatorati meridionali, e due ministri del Governo centrale.

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è entrata ormai nel suo terzo anno. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. 

Il piano di pace dell’Onu prevede il disarmo di tutti gli attori, inclusi i ribelli Houti e il loro arsenale di missili. Durante il conflitto, i ribelli sciiti hanno ripetutamente lanciato missili contro numerose città saudite, compresa la capitale Riad. Dall’altra parte, la coalizione araba ha spesso risposto agli attacchi con un estremo uso della forza. L’episodio più grave per l’Arabia Saudita si era verificato nella notte tra il 24 e il 25 marzo, quando i ribelli yemeniti avevano lanciato 7 razzi contro il Regno, causando la morte di una persona. Il 28 aprile, Riad aveva intercettato 4 missili balistici, sparati dal territorio dello Yemen contro la città di Jizan. L’attacco era stato condotto poche ore dopo che un raid della coalizione aveva colpito la città yemenita di Sana’a, causando la morte di almeno 40 ribelli. Secondo l’accordo, le forze armate saudite e degli Emirati Arabi Uniti dovranno arrestare i loro bombardamenti contro le città yemenite.

L’accordo, inoltre, prevede la formazione di un governo di transizione, nel quale gli Houthi dovranno essere inclusi. Secondo quanto riporta The New Arab, poiché gli Houthi controllano la capitale, Sana’a, difficilmente accetteranno un accordo con il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi. Infatti, tutti i precedenti tentativi di stabilire accordi di pace e cessate il fuoco nel Paese sono falliti. L’inviato ONU Martin Griffiths dovrebbe rivelare il piano di pace a metà giugno. Gli EAU, che hanno svolto un ruolo chiave nel conflitto, hanno dichiarato che sosterranno l’iniziativa delle Nazioni Unite. “Politicamente, è necessario sostenere lo sforzo delle Nazioni Unite, che alla fine significherà una transizione verso un nuovo ordine politico nello Yemen. Chiaramente, con lo sforzo delle Nazioni Unite, il processo militare e politico vedrà gli Houthi ritirarsi dai centri urbani”, ha dichiarato il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash. Il ministro ha specificato che l’accordo verrà appoggiato dagli EAU solo se gli Houthi consegneranno tutte le città al governo, compresa la capitale Sana’a.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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