Libia: Consiglio di sicurezza dell’Onu sanziona 6 trafficanti

Pubblicato il 8 giugno 2018 alle 9:41 in Immigrazione Libia

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Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha sanzionato 6 individui che gestiscono i traffici di esseri umani in Libia. È la prima volta che le Nazioni Unite impongono misure restrittive nei confronti di persone coinvolte in tali affari nel Paese nordafricano. Secondo quanto affermato dal Ministero degli Esteri olandese, la decisione è stata presa alla luce del video diffuso dalla CNN il 14 novembre 2017, in cui venivano mostrati migranti africani venduti all’asta come schiavi in Libia.

La proposta delle sanzioni è stata avanzata in seno al Consiglio dall’Olanda, con il supporto di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, a seguito di un’indagine di un mese compiuta da esperti dell’Onu. La Russia aveva posto “un’attesa tecnica” sulla mozione a maggio, chiedendo ulteriori prove. Tuttavia, Mosca l’ha fatta cadere giovedì 7 giugno, per permettere l’imposizione delle sanzioni. I pubblici ministeri olandesi hanno riferito che gli individui in questione stanno agendo con impunità, ostentando le loro ricchezze illegali. “Si tratta di giovani di circa 30 anni, a cui piace spendere i loro soldi per i loro affari, le loro milizie, ma anche su proprietà immobiliari e beni di lusso in tutto il mondo, si sentono intoccabili”, ha spiegato un pubblico ministero in una dichiarazione.

La CNN, attraverso la consultazione di documenti ufficiali, ha riportato i profili dei 6 individui. Si tratta di 4 cittadini libici e 2 eritrei, rispettivamente:

  • Abd Al-Rahman Al-Milad, 29enne libico, è il comandante della Guardia Costiera di Zawiya, città libica nord-occidentale, sostenuta e addestrata dagli ufficiali dell’Unione Europea nell’ambito dell’Operazione Sophia. Gli esperti dell’Onu hanno riferito che il giovane è legato alle violenze che subiscono i migranti e possiede armi da fuoco con cui spara contro le loro navi di per farle affondare;
  • Ahmed Al-Dabbashi, comandante della milizia libica Anas al-Dabbashi e leader di un traffico internazionale che opera a Zawiya. È accusato di avere legami con i gruppi terroristici, soprattutto con l’ISIS, tanto che tra le fila della sua milizia ci sono diversi jihadisti. I documenti dell’Onu dimostrano che la milizia controlla inoltre le aree di partenza dei migranti, insieme a magazzini e imbarcazioni, costringendo gli stranieri, tra cui numerosi minori, a condizioni brutali, talvolta fatali;
  • Mohamd Kachlaf, multimilionario libico che è accusato di maltrattare i migranti e di vendere donne provenienti dall’Africa sub-sahariana e dal Marocco come schiave del sesso presso i mercati di schiavi locali. L’uomo è il capo della brigata Suhada al Nasr, che opera a Zawiya, e ha legami diretti con il 29enne Al-Milad;
  • Mus’ab Abu-Qarin, 35enne libico accusato essere a capo di un traffico internazionale, che ha gestito più di 45.000 persone dal 2015. Il suo soprannome è “Il Dottore” ed è stato identificato essere un attore centrale nei traffici di esseri umani attivi a Sabrata. Abu-Qarim è accusato di aver organizzato il viaggio di un’imbarcazione di migranti dalla Libia all’Italia il 18 aprile 2015, in cui annegarono 800 persone;
  • Ermias Ghermay, cittadino eritreo sul quale pende un mandato di arresto da parte della polizia italiana dal 2015, in quanto le autorità di Roma sostengono che sia coinvolto nel naufragio del 3 ottobre 2015 al largo di Lampedusa, in cui morirono 266 migranti. I documenti delle Nazioni Unite riferiscono che Ghermay è a capo del network di trafficanti dell’Africa orientale e che ha gestito “decine di migliaia di migranti”, in una rete che va dal Sudan alla Libia, all’Europa e agli USA;
  • Fitiwi Abdelrazak, eritreo ritenuto responsabile del traffico di decine di migliaia di migranti dal Corno d’Africa alla Libia, fino all’Europa e agli Stati Uniti. L’Onu lo accusa di massicce violazioni dei diritti umani, di operare con reti criminali libiche, e di essere coinvolto in almeno due incidenti avvenuti nel Mediterraneo, che hanno causato la vita a molte persone.

Il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, ha riferito all’emittente americana che, il fatto che tra i sanzionati ci sia un comandante della Guardia Costiera libica, Abd Al-Rahman Al-Milad, dimostra che l’Onu è determinata a individuare e perseguire chiunque sia coinvolto in tali attività, anche se fanno parte di organi con cui collaborano le Nazioni Unite stesse o l’UE. Le sanzioni congeleranno gli asset finanziari dei 6 uomini, tra cui i conti bancari personali e i guadagni dei loro affari sparsi per il mondo. A tutti, inoltre, saranno imposte restrizioni di viaggio. “Queste misure fermeranno la circolazione di soldi sporchi e impediranno loro di comprarsi la protezione dalle autorità Libiche, che sarebbe destabilizzante per la regione”, ha spiegato l’ufficio del procuratore nazionale olandese.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori che, attraverso il Mediterraneo, tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Nel 2015, secondo le stime delle Nazioni Unite, i network dei trafficanti di esseri umani hanno guadagnato tra i 4,7 e i 5,7 miliardi di euro. Nel 2016 è stata registrata una diminuzione di circa 2 miliardi rispetto all’anno precedente.

In seguito alla pubblicazione del video della CNN a novembre, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito la schiavitù un “crimine contro l’umanità”. L’Onu ha altresì condannato le autorità italiane per l’assistenza fornita alla Guardia Costiera libica nel Mediterraneo, nonostante ciò implicasse che un numero sempre maggiore di migranti e rifugiati verranno costretti alla detenzione, andando incontro ad abusi e torture. Più volte, la Guardia Costiera di Tripoli è stata accusata di essere legata ai trafficanti di esseri umani attivi in Libia. Il 21 settembre 2017, ad esempio, il quotidiano The New Arab aveva riportato che la milizia Anas al-Dabbashi stava scendendo a patti con il governo di Tripoli, per essere assorbita all’interno della polizia e dell’esercito nazionale. Ad avviso del quotidiano, inoltre, la diminuzione degli sbarchi registrata in Italia nei mesi estivi era stata dovuta alla collaborazione tra la Guardia Costiera libica e le milizie armate.

In seguito allo sbarco di quasi 355.000 migranti in Europa nel 2016, di cui 181.000 in Italia, i governi dell’Unione Europea hanno dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. L’Italia, in particolare, dall’inizio del 2017, ha concluso una serie di accordi con le autorità di Tripoli, che hanno portato a una significativa diminuzione degli sbarchi dalla Libia. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 7 giugno 2018, sono giunti nel nostro Paese 13.808 migranti, di cui 9.372 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione pari al 77,5% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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