L’amichevole Israele-Argentina diventa un caso diplomatico

Pubblicato il 8 giugno 2018 alle 15:03 in Argentina Israele

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La decisione dell’Argentina di annullare l’amichevole di preparazione ai mondiali di calcio Russia 2018 contro Israele, che si sarebbe dovuta giocare a Gerusalemme è diventata un caso diplomatico. Mercoledì 6 giugno la Federazione calcio argentina (AFA) aveva deciso di annullare la partita, a seguito delle proteste dei palestinesi, che minacciavano di bruciare le magliette della selezione sudamericana e di compiere altri atti di protesta per la decisione di giocare nella città che considerano occupata da Israele. Normalmente, infatti, Israele gioca i suoi match internazionali ad Haifa o a Tel Aviv, la scelta era ricaduta su Gerusalemme per celebrare i 70 anni dalla nascita dello stato ebraico. 

Lo stesso mercoledì il governo di Buenos Aires aveva preso le distanze dalla cosa, sottolineando che l’AFA è un ente indipendente non controllato dal governo, come tutte le federazioni sportive. La spiegazione era stata ribadita personalmente al premier israeliano Benjamin Netanyahu dal presidente argentino Mauricio Macri. 

Israele, tuttavia, ha ritenuto offensiva la decisione dell’Argentina e l’ambasciatore a Buenos Aires, Ilan Szultman, è stato ricevuto dal ministro degli esteri Jorge Faure. Il capo della diplomazia argentina giovedì ha preso le distanza, a nome del governo, dalla decisione della Federazione calcio, sottolineando tuttavia che è una decisione che spetta all’ente sportivo. Faure ha giustificato i giocatori dichiarando “è normale che non se la sentissero di giocare dopo la campagna di odio che hanno subito”.

“L’Argentina ha già giocato a Gerusalemme – ha ricordato il ministro degli esteri di Buenos Aires – e non ci sono state polemiche né manifestazioni, avrebbe potuto farlo tranquillamente, la situazione di tensione nasce dalla decisione degli Stati Uniti di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, non dalla partita di calcio”. Faure ha sottolineato, inoltre, come la partita avrebbe potuto essere giocata ad Haifa, che non ha “la connotazione politica di Gerusalemme”, e come inoltre era previsto in origine.

Sul tema dopo quasi due giorni di silenzio, è intervenuto direttamente il presidente Macri: “Ho parlato due volte con il premier Netanyahu perché intercedessi, ma ho preferito non illuderlo, mi sono dovuto mettere nei panni di Messi per le minacce che hanno ricevuto lui e la sua famiglia”. 

Oltre alla normale protesta diplomatica palestinese presso la Federazione argentina, e ad una campagna mediatica contro Messi e compagni, lo scorso martedì durante un allenamento a Barcellona, la selezione argentina era stata disturbata da poche decine di manifestanti che sventolavano magliette insanguinate e chiedevano di non “lavare l’immagine di Israele”.

L’ambasciata israeliana a Buenos Aires in un comunicato ha reso noto che la decisione argentina è “dovuta alle minacce ricevute da Lionel Messi e dalla sua famiglia, non dissimili, tuttavia, dalla quotidianità della popolazione civile israeliana, gli atleti israeliani, in particolare, sono stati spesso oggetto di violenza e attentati”.

Faurie ha sottolineato, tuttavia, che la questione non inficia i rapporti tra Argentina e Israele che sono ottimi “sul piano diplomatico, culturale e commerciale”. In Argentina risiede la più grande comunità ebraica dell’America Latina. Il sito Infobae.com, uno dei principali mezzi d’informazione del paese, di centro-destra e legato alla comunità ebraica, ha commentato “vince il terrorismo” e “vince la paura”.

La polemica con Israele è la terza questione diplomatica in poche settimane causata dal calcio al governo di Buenos Aires. Nelle scorse settimane l’Argentina era stata costretta a scusarsi con la Russia per un vademecum di lingua russa offerto ai tifosi che si recheranno ai mondiali per lo più dedicato a espressioni scurrili e frasi per “sedurre una donna russa”. Successivamente i giocatori hanno chiesto di annullare la prevista udienza con Papa Francesco, noto appassionato di calcio.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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