ISIS uccide 17 soldati del regime di Al-Assad in Siria meridionale

Pubblicato il 8 giugno 2018 alle 13:30 in Medio Oriente Siria

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I militanti dello Stato Islamico hanno ucciso almeno 17 soldati siriani, fedeli al regime di Bashar Al-Assad, giovedì 7 giugno, nella Siria meridionale. Tra le vittime, 6 soldati sono morti a causa di attacchi a sorpresa.

Anche 9 membri dell’ISIS sono stati uccisi negli assalti avvenuti nella provincia di Sweida, al confine con la Giordania, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Questi sono stati i primi attacchi di tale portata nella zona, dove non è stata riscontrata la presenza dell’ISIS da più di un anno, ha riferito il capo dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman. Tra i 17 combattenti deceduti, 9 erano soldati iraniani, gli altri erano combattenti appartenenti a milizie sciite filo-iraniane e due vittime non sono stati identificate.

L’ISIS ha intensificato i suoi attacchi contro le forze filo-regime da quando l’esercito siriano ha espulso gli ultimi combattenti dell’ISIS dal distretto di al-Hajar al-Aswad, a sud di Damasco, riportando l’area intorno alla capitale completamente sotto il controllo del presidente Al-Assad. Il 20 maggio, l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani aveva reso noto che i miliziani dell’ISIS avevano evacuato l’area a sud di Damasco, dopo un accordo con le forze ribelli. Secondo quanto riportato da The New Arab, il numero di soldati pro-regime uccisi a partire dal 22 maggio è arrivato a 179. Almeno 89 sono, invece, i jihadisti uccisi durante lo stesso periodo.

Al momento, l’ISIS controlla meno del 3% della Siria, secondo quanto riferito dall’Osservatorio. I militanti dell’ISIS continuano a essere presenti nel territorio orientale del Paese e, in particolare, nel villaggio di Hajin, situato nei pressi della riva orientale del fiume Eufrate, a nord di Albu Kamal, e a Dashisha, che si trova anch’essa sulle rive dell’Eufrate, a ovest della città di Deir Ezzor. I combattenti dell’ISIS hanno lanciato, il 2 giugno, un’operazione contro alcuni villaggi nella valle dell’Eufrate, che erano stati conquistati dalle forze governative siriane e dai loro alleati nel novembre del 2017. In questo contesto, almeno 45 soldati fedeli al regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad, sono morti in un’offensiva dell’ISIS nella Siria orientale, dove l’organizzazione jihadista ha riconquistato 4 villaggi, secondo quanto ha riportato l’Osservatorio siriano per i diritti umani. La piccola area conquistata dall’ISIS si trova sulla strada tra la capitale provinciale, Deir Ezzor, e la città di Albu Kamal, situata più a sud, al confine con l’Iraq. 

Da parte sua, l’Iraq ha lanciato il 7 giugno, un attacco aereo contro città di Hajin, che è rimasto il centro abitato più grande sotto il controllo dell’ISIS. Alcuni F-16 hanno distrutto un intero centro di controllo e comando del gruppo jihadista. L’aviazione irachena ha lanciato diversi attacchi contro lo Stato Islamico in Siria nel corso del 2017, con l’approvazione del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e della coalizione statunitense. L’Iraq intrattiene anche buoni rapporti con l’Iran e con la Russia, i principali sostenitori di Assad nella guerra civile siriana. Il primo ministro dell’Iraq al-Abadi ha dichiarato la vittoria finale del Paese sull’ISIS il 9 dicembre 2017, tuttavia, lo Stato Islamico continua a controllare cellule dormienti nel territorio iracheno. A seguito delle ingenti perdite territoriali, la maggior parte degli osservatori afferma che l’ISIS ha modificato la sua strategia, preferendo la tattica dell’attacco a sorpresa.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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