Gaza: ancora proteste, 2 palestinesi uccisi e circa 400 feriti

Pubblicato il 8 giugno 2018 alle 20:00 in Israele Palestina

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Per l’undicesima settimana consecutiva, oltre 10.000 palestinesi hanno preso parte alle proteste al confine con la Striscia di Gaza, venerdì 8 giugno. Le forze dell’ordine hanno dichiarato che i manifestanti hanno lanciato pietre e esplosivi contro i soldati israeliani, bruciato gomme e lanciato in aria “aquiloni di fuoco”. Uno dei kite in questione sembrava essere stato equipaggiato con un ordigno esplosivo, fatto detonare a mezz’aria. In risposta, le truppe israeliane hanno aperto il fuoco e sganciato alcuni lacrimogeni contro la folla, sottolineando però, che l’uso di armi è avvenuto in conformità con i regolamenti israeliani. A partire dalle 17:00, ora locale, il Ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, ha riferito che 2 persone sono state uccise e 386 ferite, 5 gravemente, principalmente a causa di armi di dispersione antisommossa. Secondo quanto riporta Haaretz, alcuni palestinesi partecipanti alle proteste si sarebbero vestiti secondo il “tema olocausto”, indossando abiti a righe simili a quelli portati dagli ebri nei campi di concentramento nazisti.

I manifestanti erano localizzati in 5 diverse aree lungo il confine. Nell’area meridionale, i militari hanno sparato a diversi palestinesi che tentavano di attraversare la recinzione. Nei pressi di Rafah, nel sud di Gaza, invece, le forze israeliane hanno identificato grandi ammassi di pneumatici, pronti ad essere utilizzati nelle proteste per creare cortine di fumo. I militari hanno usato alcuni droni per incendiare i mucchi di pneumatici preventivamente, impedendone l’uso futuro.

Le Israel Defense Forces (IDF) erano allerta, con rinforzi lungo la recinzione della Striscia di Gaza, pronti a difendere gli abitanti della periferia e le infrastrutture di sicurezza da eventuali attacchi terroristici da parte di Hamas. L’esercito ha inoltre schierato il sistema di difesa missilistica “Iron Dome” nella periferia di Gaza, per contrastare qualsiasi attacco proveniente dall’enclave costiera. Anche le unità antincendio sono state allertate, insieme a squadre di volontari, per tenere sotto controllo lo spazio aereo ed identificare potenziali aquiloni incendiari. Secondo quanto riporta Times of Israel, un ufficiale anziano dell’esercito ha dichiarato che il 6 giugno, soldati e volontari hanno contribuito ad abbattere oltre 500 aquiloni di fuoco.

I disordini di venerdì 8 giugno sono stati un test per il nuovo capo del Southern Command dell’IDF, il maggiore Herzl Halevi, in servizio dall’inizio della settimana corrente. Il giorno precedente alle proteste, Hamas aveva annunciato la speranza che fossero oltre 40.000 le persone al confine di Gaza con Israele, in occasione della giornata di al-Quds. Tale ricorrenza è contrassegnata da manifestazioni in tutto il mondo musulmano e in alcune città europee, volte a contestare l’oppressione dei palestinesi.

Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha dichiarato che le proteste continueranno fino a quando Gerusalemme non sarà “libera”, secondo le notizie di Channel 10. Haniyeh ha inoltre aggiunto che se i palestinesi non possono avere il loro diritto alla libertà, all’indipendenza e alla vita onorevole con mezzi pacifici, è loro diritto resistere all’occupazione con tutti i mezzi possibili, compresa la resistenza armata. Il leader di Hamas ha anche dichiarato che l’organizzazione sarebbe disposta a considerare “un’autentica iniziativa per concludere l’assedio a Gaza, tuttavia, non a spese dell’integrità della questione palestinese”.

In due mesi di proteste al confine di Gaza, oltre 110 palestinesi sono stati uccisi e migliaia sono stati feriti da fuoco israeliano. Secondo quanto riporta Times of Israel, la maggior parte delle vittime sarebbero membri di gruppi terroristici. Sulla stessa linea, Israele ha dichiarato che le truppe del Paese continuano a difendere i propri confini, accusando Hamas di aver pianificato attacchi, sotto la facciata delle proteste. Le ribellioni al confine hanno raggiunto il picco il 15 maggio, quando 40.000 abitanti di Gaza hanno protestato lungo la recinzione, scontrandosi con le truppe israeliane. Tali scontri si sono verificati il giorno seguente all’apertura dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme.

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di Redazione

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