Egitto: al-Sisi nomina nuovo primo ministro

Pubblicato il 8 giugno 2018 alle 13:00 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano Abdel-Fatah al-Sisi ha nominato presidente del consiglio il ministro dell’Edilizia abitativa e dello Sviluppo urbano Mustafa Madbouly, chiedendogli di formare il nuovo governo, giovedì 7 giugno. La notizia è stata resa nota due giorni dopo che l’ex premier, Sherif Ismail, ha presentato le sue dimissioni e quelle di tutto il consiglio dei ministri, martedì 5 giugno, attenendosi alla tradizione politica secondo cui il governo dovrebbe dimettersi all’inizio di un nuovo mandato presidenziale. Al-Sisi aveva prestato giuramento sabato 2 giugno, ricevendo ufficialmente il suo secondo incarico come presidente dell’Egitto della durata di quattro anni.

A causa delle cattive condizioni di salute dell’ex primo ministro Ismail, ricoverato in Germania alla fine del 2017, Madbouly era stato chiamato a ricoprire temporaneamente il ruolo di premier da novembre 2017 fino a gennaio 2018.

Nelle nuove elezioni presidenziali, tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018, il presidente al-Sisi si è aggiudicato il suo secondo mandato, gareggiando contro un unico candidato, Moussa Mustafa Moussa, relativamente sconosciuto e già fervente sostenitore del suo governo. Tutti gli altri oppositori politici, invece, si erano ritirati prima della chiusura delle registrazioni dei candidati, avvenuta il 29 gennaio. In questo clima di repressione, la Procura Generale egiziana aveva intentato cause contro diversi possibili candidati dell’opposizione, accusati di “aver preso di mira il presidente” e di aver estrapolato alcune parti dei suoi discorsi per “dare ai media stranieri contenuti che potessero essere utilizzati contro lo Stato”. La causa aveva permesso alle autorità egiziane di arrestare e interrogare molti accusati e di sottoporli a processo. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

Il 3 luglio 2013 un golpe aveva rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. Quest’ultimo era stato democraticamente eletto nel giugno 2012 ma, in seguito a numerose proteste popolari contro il suo governo, era stato rovesciato e messo sotto accusa insieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, aveva scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai, causando tuttora gravi problemi alla sicurezza del Paese. Il 24 novembre 2017, militanti affiliati dell’ISIS avevano attaccato una moschea nel Sinai e ucciso oltre 300 persone, compiendo l’attentato più mortale degli ultimi anni in Egitto.

Le organizzazioni per i diritti umani e gli attivisti politici hanno costantemente accusato al-Sisi di violare le libertà civili e reprimere gli oppositori al suo governo. Secondo diversi gruppi umanitari, la repressione dell’esercito contro i sostenitori di Morsi ha provocato la morte di oltre 1.400 persone. Circa 22.000 sono state arrestate e almeno 200 di queste sono state condannate a morte in processi di massa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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