Onu accusa l’Arabia Saudita di giustificare la tortura con leggi anti-terrorismo

Pubblicato il 7 giugno 2018 alle 16:30 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Le Nazioni Unite hanno accusato la legislazione anti-terrorismo dell’Arabia Saudita di legittimare la tortura, mettere a tacere il dissenso e di permettere la detenzione degli attivisti per i diritti umani.

Il relatore speciale dell’ONU per l’antiterrorismo ha effettuato un’indagine ufficiale di cinque giorni nel regno, su invito delle autorità saudite, e ha pubblicato le sue conclusioni sulla situazione dei diritti umani mercoledì 6 giugno. Secondo quanto riferito, il relatore ha incontrato alti politici sauditi, giudici, polizia e pubblici ministeri durante il suo viaggio, ma gli è stato negato l’accesso a molte prigioni dove i difensori dei diritti umani sono rinchiusi.

“Coloro che esercitano pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione sono sistematicamente perseguitati in Arabia Saudita”, afferma il rapporto. Molti sono in prigione da anni, altri sono stati giustiziati dopo alcuni errori giudiziari. Il documento continua affermando che tra i funzionari pubblici che si sono resi colpevoli di tortura e altri maltrattamenti, prevale una cultura dell’impunità. È inoltre diffuso l’uso di misure repressive per mettere a tacere la società civile, secondo le sezioni del rapporto pubblicate da The Guardian. Inoltre, il rapporto è stato completato prima dell’ultima ondata di arresti di attivisti sauditi e blogger, tra cui 11 attiviste che hanno fatto campagne per il diritto alla guida e un allentamento delle leggi sulla tutela dell’infanzia. Martedì 5 giugno, l’Arabia Saudita ha rilasciato per la prima volta la patente di guida a alcune donne, dimostrando così apertura alle istanze di cambiamento.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman viene acclamato in tutto il mondo come una figura riformista per “liberalizzare” il regno, nonostante il suo approccio autoritario alla politica interna ed estera.

Ad avviso dell’ex relatore speciale sull’anti-terrorismo, Ben Emmerson, sotto il principe ereditario Mohammed bin Salman, l’Arabia Saudita sta subendo la più spietata repressione del dissenso politico che il Paese ha vissuto negli ultimi decenni”.

Gli ultimi due anni hanno visto una concentrazione senza precedenti di potere esecutivo nella monarchia in ogni ambito della vita pubblica, ha continuato Emmerson, aggiungendo che è una “vergogna” che l’Arabia Saudita sia stata ammessa al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2016. Il rapporto rimanda alla Legge sul Terrore saudita del 2014, definita in generale come un atto “destabilizzante” o “dirompente”. Questo, afferma Emmerson, viene quindi utilizzato per giustificare la tortura e prolungate pene detentive, di cui le autorità si avvalgono per estrarre confessioni forzate dall’imputato. La tortura include scosse elettriche, privazione del sonno, trattenimento in isolamento per periodi prolungati di detenzione solitaria e percosse alla testa, faccia, mascella e piedi, sostiene il rapporto. Inoltre, tra il 2009 e il 2015 sono state registrate ufficialmente oltre 3.000 accuse di tortura, tuttavia non un singolo funzionario è stato processato per le loro azioni abusive, secondo il rapporto.

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di Redazione

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