Naufragio al largo dello Yemen: morti 46 migranti etiopi

Pubblicato il 7 giugno 2018 alle 9:37 in Immigrazione Yemen

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46 migranti etiopi hanno perso la vita in un naufragio al largo delle coste dello Yemen, nella giornata di mercoledì 6 giugno. L’imbarcazione, sulla quale viaggiavano complessivamente 100 persone, di cui 83 uomini e 17 donne, era salpata da Bossasso, in Somalia, martedì 5 giugno. Al momento, 16 migranti risultano ancora dispersi. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), i deceduti sono 37 uomini e 9 donne. L’imbarcazione è stata travolta da un’onda mentre stava raggiungendo la destinazione.

“Le tragedie vergognose che si verificano nel Golfo di Aden non sono note a tutti”, ha riferito il direttore dell’IOM per le Operazioni e le Emergenze, Mohammed Abdiker, spiegando che più di 7.000 migranti attraversano tale tratta ogni mese. Nel 2017, in 100.000 hanno attraversato le acque del Golfo di Aden. Lo staff dell’organizzazione dell’Onu si è recato sulla scena del naufragio per prestare soccorso, cure mediche e supporto psicologico ai sopravvissuti. Recentemente, l’IOM aveva aiutato 101 migranti etiopi a lasciare lo Yemen attraverso il porto di Hodeida, area in cui si stanno verificando violenti scontri, raggiungere il Gibuti. Nel gruppo erano presenti 53 donne e 33 bambini.

Tutti i migranti che finiscono nelle mani dei trafficanti per raggiungere lo Yemen subiscono abusi e torture. Alcuni di loro muoiono di stenti, mentre altri vengono chiusi in centri di detenzione, sia ufficiali sia non ufficiali. Attraverso il programma Voluntary Humanitarian Return, l’IOM sta aiutando i migranti che si trovano in Yemen a rientrare nei Paesi di origine. Nel 2017, ha rimpatriato circa 2.900 rifugiati, il 73% dei quali erano somali, il 25% etiopi e il 2% di altre nazionalità. Nel 2018, l’organizzazione ha aiutato a rientrare in patria 233 etiopi e 1.064 somali, in collaborazione con la UN Refugee Agency (UNHCR).

Lo Yemen è teatro di una guerra civile dal 19 marzo 2015, all’interno della quale si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, il gruppo di ribelli zaidita siciita Houthi e, dall’altro lato, le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Gli Houthi, invece, sono appoggiati dall’Iran, il quale invia segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione araba sia Teheran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Il porto di Hodeida è quello maggiormente utilizzato dall’Onu per fornire aiuti umanitari allo Yemen e, secondo la coalizione, costituisce anche l’accesso principale per il traffico di armi che l’Iran invierebbe agli Houthi. Da parte sua, Teheran ha sempre smentito tali accuse.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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