Marocco: accuse di uso eccessivo della forza contro proteste pacifiche

Pubblicato il 7 giugno 2018 alle 6:15 in Africa Marocco

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L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (HRW) ha accusato le autorità marocchine di uso eccessivo della forza contro i manifestanti che, da dicembre 2017, marciano periodicamente nelle strade della città orientale di Jerada per protestare sulle condizioni economiche del Paese.

L’uso indiscriminato e sproporzionato della forza da parte degli agenti della sicurezza, nonostante il carattere pacifico delle manifestazioni, è stato denunciando in un nuovo rapporto del gruppo, pubblicato lunedì 4 giugno, in seguito una serie di proteste per la morte accidentale di due fratelli che hanno perso la vita mentre lavoravano illegalmente in una miniera di carbone nel dicembre 2017. “La repressione a Jerada è andata ben oltre i limiti. Sembra che si tratti di sopprimere il diritto alla protesta pacifica contro le condizioni sociali ed economiche nel Paese”, ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttore del Medio Oriente e del Nord Africa presso Human Rights Watch.

La città di Jerada, dipendendo fortemente dall’industria mineraria della regione, è stata economicamente devastata dalla decisione di chiudere le sue miniere nel 1998. Tuttavia, nonostante siano state formalmente bloccate, le attività minerarie continuano ad andare avanti illegalmente, costituendo un’importante fonte di reddito per molti residenti di Jerada. La mattina di lunedì 4 giugno, altri due minatori sono morti a causa del crollo di una miniera di piombo abbandonata, nel comune di Sidi Boubker, vicino a Jerada. Da parte sua, Rabat ha affermato che impedirà l’accesso ai siti abbandonati e si impegnerà ad aumentare il proprio appoggio e a fornire posti di lavoro alternativi nella zona.

Il 13 marzo scorso, il governo marocchino ha dichiarato di avere l’autorità per impedire che si svolgano “manifestazioni illegali in pubblico”. In risposta a questo avvertimento, una folla di manifestanti si era radunata in una foresta vicino alla città il giorno seguente, lanciando pietre contro membri delle forze di polizia. “Anche se alcuni di quelli che protestavano il 14 marzo hanno lanciato pietre contro la polizia e hanno commesso atti di incendio doloso, come sostengono le autorità, ciò non giustificherebbe l’uso di una forza indiscriminata ed eccessiva, né gli arresti iniziati prima di quella data”, ha affermato HRW. “Non giustificherebbe nemmeno la soppressione di tutte le proteste pacifiche o il presunto maltrattamento di detenuti”, ha aggiunto l’organizzazione.

Un video girato il 14 marzo e autenticato dal gruppo per i diritti umani mostra almeno quattro auto della polizia che si avvicinano pericolosamente ai manifestanti e tentano di disperdere la folla. Un ragazzo sedicenne è rimasto gravemente ferito dopo essere stato investito da un veicolo appartenente alle forze di sicurezza.

L’ONG ha reso noto che 23 arresti sono stati segnalati tra il 12 e il 27 maggio scorso, portando a 69 il numero di manifestanti arrestati da dicembre 2017 a fine maggio 2018, tra cui tre minorenni in prigione o in custodia cautelare. Secondo la Delegazione Interministeriale del Governo per i Diritti Umani (DIDH), 6 auto della polizia sono state bruciate e 280 agenti di sicurezza sono stati feriti durante gli scontri, un numero descritto dalle autorità come “molto esagerato”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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