Giordania: Razzaz ritirerà la riforma fiscale contestata nelle proteste

Pubblicato il 7 giugno 2018 alle 15:37 in Giordania Medio Oriente

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Il primo ministro giordano designato, Omar Razzaz, ha dichiarato il 7 giugno che ritirerà il disegno di legge sulla riforma fiscale, sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale e fortemente criticato durante le manifestazioni scoppiate in Giordania il 1 giugno. C’è stato consenso sul ritiro della riforma, secondo quanto ha dichiarato Razzaz ai giornalisti, dopo un incontro in Parlamento per le consultazioni sulla formazione del nuovo governo. Il giorno precedente, il 6 giugno, funzionari giordani aveva dichiarato a Reuters, che la Giordania chiederà al Fondo Monetario Internazionale di dargli più tempo per attuare le riforme. 

L’economia della Giordania ha faticato a crescere negli ultimi anni a causa di deficit cronici e per via della diminuzione degli investimenti di capitale straniero. Il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un accordo con la Giordania, il 24 agosto 2016, che prevede un credito triennale da 723 milioni di dollari, per sostenere una riforma economica e finanziaria, con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico e incoraggiare il cambiamento strutturale.

Le politiche economiche dell’ex-premier Mulki, che erano previste dal disegno di legge e supportate dal Fondo Monetario Internazionale, avrebbero comportato un aumento della pressione fiscale in Giordania pari al 5% e avrebbero previsto l’abolizione dei sussidi sul pane, una politica ritenuta essenziale dalla popolazione più povera del Paese. Tali provvedimenti hanno causato il crollo della popolarità di Mulki e hanno scatenato grandi proteste. Domenica 4 giugno, centinaia di manifestanti si sono riuniti per il quarto giorno consecutivo nella capitale, Amman, a seguito delle dichiarazioni del primo ministro giordano dimissionario. Il 3 giugno Mulki si era rifiutato di ritirare il disegno di legge sulla riforma fiscale, sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale, affermando che spetta al Parlamento decidere il proprio destino.

Il re ha affermato che il nuovo governo dovrà rivedere il sistema fiscale e avviare immediatamente un dialogo sulla riforma sgradita ai manifestanti giordani. Il re ha aggiunto che i partiti politici, i sindacati e la società civile devono prendere parte ai colloqui. Le dimissioni di Mulki e le indiscrezioni su la nomina di Razaaz non hanno, infatti, placato le manifestazioni. Circa 2.000 persone si sono radunate in una protesta notturna ad Amman, martedì 5 giugno, per chiedere la revoca del disegno di riforma fiscale.

Le manifestazioni giordane, che ormai durano da più di una settimana, hanno preso di mira i privilegi della classe politica, la corruzione e lo spreco di fondi pubblici. “Le nostre richieste sono legittime. No alla corruzione “, hanno recitato i manifestanti appellandosi al re Abdullah, percepito dalla popolazione come la forza unificante del Paese. Al re, la popolazione giordana chiede un intervento tempestivo per l’eliminazione delle misure economiche proposte dal governo di Mulki.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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