Esplosioni in una moschea a Baghdad

Pubblicato il 7 giugno 2018 alle 11:15 in Iraq Medio Oriente

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Almeno 18 persone sono state uccise e oltre 90 sono rimaste ferite in una doppia esplosione, avvenuta il 6 giugno, in una moschea della capitale irachena, Baghdad, secondo quanto ha riferito una fonte della polizia locale.

Un portavoce del Ministero dell’Interno ha affermato, in una breve dichiarazione, che la deflagrazione è stata causata dallo scoppio di un deposito di munizioni e che le forze di sicurezza hanno aperto un’indagine al riguardo. L’esplosione è avvenuta mentre le munizioni, che si trovavano all’interno dalla moschea, venivano trasferite in un’auto parcheggiata nelle vicinanze. Secondo quanto riporta il quotidiano Al-Arabiya English, in precedenza, la televisione di Stato aveva citato un portavoce del Ministero che aveva descritto l’esplosione come “un’aggressione terroristica contro i civili”. Le autorità non hanno offerto una spiegazione delle discrepanze tra le due dichiarazioni, nessuna delle quali ha chiarito la stima delle vittime.

L’esplosione è avvenuta nel distretto di Sadr City, una roccaforte del religioso nazionalista Moqtada Al-Sadr, il cui blocco politico ha vinto le elezioni parlamentari del 12 maggio. Le elezioni irachene,  le prime dopo la sconfitta dello Stato Islamico nel Paese, sono state caratterizzate da violenze e presunte irregolarità. Il 6 maggio, ad una settimana dal voto, un candidato era stato ucciso nella propria abitazione, in un attacco rivendicato dall’ISIS. Il 25 maggio, due bombe artigianali avevano preso di mira il quartier generale del Partito Comunista Iracheno, che fa parte del blocco vincitore di Al-Sadr. Inoltre, a seguito di numerose accuse di frode, l’Alta Commissione Elettorale Indipendente dell’Iraq aveva annunciato, il 30 maggio, l’annullamento dei voti espressi in 1.021 seggi elettorali durante le elezioni. Infine, il 7 maggio, il Parlamento iracheno ha ordinato un nuovo conteggio di tutti i voti delle recenti elezioni parlamentari del Paese. Il Parlamento uscente ha votato a favore di un nuovo conteggio manuale di tutti gli 11 milioni di voti espressi il 12 maggio.

Secondo l’organizzazione indipendente, International Crisis Group, i risultati delle elezioni irachene sono stati caratterizzati da due “sorprendenti incongruenze”. La prima è che l’Unione patriottica del Kurdistan ha ottenuto la totalità dei voti curdi, ma “ha vinto in diverse aree non curde dove non è noto alcun sostegno al partito”, secondo quanto riportato in un rapporto pubblicato il 24 maggio. La seconda incongruenza riguarda la bassa partecipazione al voto della popolazione curda rispetto al risultato elettorale. “L’affluenza nelle aree curde è stata bassa rispetto sia alle elezioni passate sia al tasso di partecipazione dei quartieri turkmeni e dei campi per i profughi interni”. In questi campi vivono le popolazioni arabe che sono fuggite dall’Isis nel 2014.  

Il voto del 12 maggio è stato caratterizzato, inoltre, dal sorprendente risultato elettorale del religioso sciita Muqtada Al-Sadr, che a seguito delle elezioni ha incontrato Hadi Al-Amiri, leader del blocco filo-iraniano, per discutere la formazione di un governo. Secondo una dichiarazione dell’ufficio di Al-Sadr, durante l’incontro i due rivali avevano discusso i risultati delle elezioni. “Il processo di formazione del governo deve essere una decisione nazionale e, soprattutto, deve prevedere la partecipazione di tutti i blocchi vincitori”, afferma la dichiarazione. Secondo i risultati ufficiali delle elezioni, la coalizione di Al-Sadr ha vinto il maggior numero di seggi in Parlamento, 54 su 329, ma è comunque lontana dalla maggioranza e necessita dell’appoggio di altre forze politiche per essere in grado di governare.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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