Egitto: ministero dell’Interno annuncia liberazione di 700 prigionieri

Pubblicato il 7 giugno 2018 alle 13:21 in Africa Egitto

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Il ministero dell’Interno egiziano ha dichiarato, mercoledì 6 giugno, che concederà l’amnistia a 920 prigionieri, di cui 700 saranno liberati. Tale decisione sarebbe stata presa per festeggiare l’anniversario della liberazione del Sinai, la cui celebrazione era già avvenuta il 25 aprile scorso. La notizia è stata diffusa dal quotidiano di informazione The New Arab.

Secondo l’annuncio ministeriale, a circa la metà dei prigionieri verrà applicata una riduzione di pena, mentre l’altra metà di essi sarà liberata una volta completati i 2/3 della condanna. Il perdono non sarebbe, tuttavia, garantito ai prigionieri politici, né a coloro condannati per crimini contro la sicurezza dell’Egitto, possesso di armi ed esplosivi o truffa e frode. Stando a quanto afferma The New Arab, si tratterebbe di una mossa inusuale da parte del ministero dell’Interno. Tra i prigionieri, ci sarebbero attivisti di alto profilo, bloggers e giornalisti, che vengono regolarmente imprigionati. Lo scorso mese, due donne sono state arrestate per aver raccontato su internet di aver subito molestie sessuali.

Nel mese di maggio, Amnesty International ha accusato l’Egitto di sottoporre i prigionieri politici ad isolamento prolungato e abusi fisici e torture. L’organizzazione ha dichiarato di aver documentato 36 casi di prigionieri tenuti in tali condizioni.

A partire dal 2013, diversi gruppi internazionali attivi nel campo dei diritti umani hanno criticato il governo di Al-Sisi per aver represso numerosi attivisti laici e di sinistra, nonché quelli considerati vicini ai Fratelli Musulmani, dichiarati organizzazione terroristica dal governo egiziano. La situazione dei diritti umani è ulteriormente peggiorata dopo che un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, ha scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai, che hanno concentrato i loro attacchi contro le forze di sicurezza e la minoranza cristiana egiziana, rendendo critica la questione della stabilità nel Paese.

A seguito delle nuove elezioni presidenziali, tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018, il presidente Al-Sisi si è aggiudicato il suo secondo mandato, gareggiando contro un unico candidato, Moussa Mustafa Moussa, mentre gli altri oppositori politici si erano ritirati prima della chiusura delle registrazioni dei candidati, avvenuta il 29 gennaio. In questo clima di repressione, molti tra i possibili candidati dell’opposizione erano stati accusati di “aver preso di mira il presidente” e di aver estrapolato parti dei suoi discorsi per “dare ai media stranieri contenuti che potessero essere utilizzati contro lo Stato”. Di conseguenza, la Procura Generale egiziana aveva concesso alle autorità egiziane di arrestare e interrogare gli accusati e di sottoporli a processo. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

 

di Redazione

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