Venezuela: la Cina interrompe la concessione di prestiti

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 6:00 in Cina Venezuela

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La Cina ha interrotto la concessione di prestiti al Venezuela in coincidenza con l’aggravarsi della crisi economica e politica del paese latinoamericano. Per la prima volta in quasi un decennio, dal 2017 e per tutto il 2018, le banche istituzionali cinesi non hanno aperto nuovi crediti a Caracas, un indicatore che, secondo le fonti consultate dal quotidiano spagnolo El País, risponde alla crescente preoccupazione del gigante asiatico sulla sostenibilità dei suoi investimenti e sulla capacità del governo di Nicolás Maduro di restituire il prestito.

Pechino, attraverso la China Development Bank (CDB) e la Eximbank, ha concesso prestiti al Venezuela per oltre 62,2 miliardi di dollari tra il 2005 e il 2016, secondo i dati del rapporto annuale del centro studi del Dialogo Interamericano, diventando il principale creditore di un paese che ha visto chiuso il suo accesso ai mercati finanziari internazionali. Caracas, che ha promesso di restituire i prestiti tramite petrolio, ha incontrato serie difficoltà nel rispettare i propri obblighi negli ultimi anni di fronte al calo dei prezzi del petrolio e alla diminuzione della produzione della compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

Il ministero degli affari esteri della Repubblica Popolare, in una dichiarazione, afferma che la cooperazione finanziaria tra i due paesi “è completamente legale” e “funziona senza problemi”. Tuttavia, un alto funzionario della CBD che ha preferito rimanere anonimo alla luce della delicatezza della questione ha assicurato al quotidiano spagnolo El País che l’entità finanziaria “sta seguendo con preoccupazione tutto ciò che sta accadendo in Venezuela e si sta muovendo in funzione dell’evolversi della situazione”.

La China Development Bank ha ridotto gradualmente l’esposizione nei confronti del Venezuela: 5 miliardi di dollari prestati nel 2015, 2,2 miliardi di dollari nel 2016 e zero nel 2017.

Le difficoltà del Venezuela nel rimborsare i prestiti alla Cina si evincono dalla caduta del valore delle forniture di petrolio della PDVSA al paese asiatico: se nel 2014, Caracas aveva inviato alla Cina barili di greggio del valore di 14 miliardi di dollari, nel 2016 è sceso a meno di 6 miliardi di dollari, secondo i dati della compagnia di stato venezuelana.

La Cina, nonostante il fatto che la crisi in Venezuela sia iniziata molto prima del 2017, non ha smesso di concedere nuovi prestiti al Venezuela fino a quell’anno. Margaret Myers, coautrice del rapporto del Dialogo Interamericano, spiega che le autorità cinesi “avevano qualche speranza che, attraverso consultazioni con il governo venezuelano o attraverso il finanziamento della produzione petrolifera, potessero aiutare a risolvere la situazione nel paese o almeno mantenere lo status quo. Tuttavia, non è stato il caso. Dal 2016 e soprattutto dal 2017, hanno capito che l’opzione migliore è semplicemente aspettare e vedere come si risolve la situazione”.

Caracas ha debiti con la Cina per 19,3 miliardi di dollari. Pechino ha dimostrato flessibilità con il governo di Maduro e gli ha concesso un periodo di grazia di due anni nel 2016, in cui ha temporaneamente esentato Caracas dal pagamento del capitale dovuto e ha rivendicato solo gli interessi, il termine, tuttavia, è già scaduto. 

In precedenza l’altro grande creditore di Caracas, la Federazione russa, si era mossa in maniera simile, sebbene il blocco dei pagamenti concordato da Mosca sia di molto successivo (agosto 2017) a quello concesso da Pechino e dunque è ancora in vigore. Tuttavia Mosca non dipende dal petrolio venezuelano come Pechino e anzi, l’azienda di stato russa Rosneft ha sostituito la PDVSA in alcuni mercati che i venezuelani non riescono a rifornire allo stesso ritmo degli anni pre-crisi, come nel caso di Cuba. Mosca è inoltre meno esposta finanziariamente sul mercato venezuelano.

La Cina ha ridotto sostanzialmente i suoi crediti in America Latina nel 2017 rispetto agli anni precedenti principalmente a causa della mancanza di nuove transazioni con il Venezuela. Il paese asiatico è passato dal prestito di 21,2 miliardi di dollari nel 2016 a soli 9 miliardi l’anno scorso, secondo i calcoli del Dialogo Interamericano. Di questo importo, il Brasile e l’Argentina hanno ricevuto il 91% del totale.

Il Brasile, con un totale di 42 miliardi di dollari, si consolida come la principale destinazione dei prestiti cinesi nell’ultimo decennio, seconda solo al citato Venezuela. La maggior parte dei prestiti di Pechino interessano l’azienda petrolifera di stato Petrobras.

 L’Argentina ha ottenuto prestiti per quasi 3 miliardi di dollari nel 2017. La maggior parte di questi sarà utilizzata per finanziare la modernizzazione della ferrovia di San Martín (2,4 miliardi) e la costruzione del parco fotovoltaico di Jujuy (331 milioni). Secondo l’ambasciatore dell’Argentina a Pechino, Diego Guelar “la Cina è attualmente la più importante potenza extra-regionale in tutto il Sud America. Gli Stati Uniti e l’Europa hanno smesso di esserlo e questo è ormai un fatto compiuto”.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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