Turchia-USA: accordo sulla rimozione da Manbij delle forze curde

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 6:30 in Turchia USA e Canada

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La Turchia e gli Stati Uniti hanno approvato un percorso comune per la gestione della città di Manbij, nel nord della Siria, durante una riunione dei ministri degli Esteri dei due Paesi, tenutosi a Washington.

Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che il piano prevede la rimozione dalla città delle forze curde, sostenute dagli Stati Uniti. Tale decisone, a lungo ricercata da Ankara, rappresenta una distensione dei rapporti precedentemente intrattenuti dai due Paesi nell’area.

I soldati curdi sono stati un partner fondamentale degli Stati Uniti nel territorio e hanno rappresentato una grande risorsa durante la guerra contro lo Stato Islamico. Da parte sua, la Turchia si è sempre opposta a questa alleanza. Ankara considera le Syrian Democratic Forces, alleanza a maggioranza curda che combatte contro il regime di Bashar Al-Assad in Siria, parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). A sua volta, il PKK è un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq che è considerato illegale da Ankara. Inoltre, l’amministrazione turca è preoccupata da un eventuale autonomia curda nel nord della Siria, poiché tale conquista potrebbe creare simili aspettative nella popolazione curda che risiede in territorio turco.

“L’obiettivo di questo percorso è la rimozione da Manbij di tutte le organizzazioni terroristiche e l’instaurazione permanente di sicurezza e stabilità”, ha dichiarato Cavusoglu in una conferenza stampa tenutasi Washington il 3 giugno, dopo l’incontro con il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Riferendosi alle forze curde delle People’s Protection Units (YPG) e il Democratic Union Party (PYD), fino ad oggi supportate dagli Stati Uniti, il ministro turco ha affermato che  “nella prima fase, saranno determinati i dettagli per la rimozione da Manbij del YPG e PYD – che possiamo chiamare anche PKK”.

Durante i loro colloqui a Washington, Cavusoglu e Pompeo hanno discusso della cooperazione in Siria e di eventuali progetti per la messa in sicurezza della citta di Manbij, secondo quanto afferma una dichiarazione congiunta rilasciata a seguito dell’incontro. La dichiarazione non riporta i dettagli relativi al piano per Manbij e nemmeno specifica ulteriormente la tabella di marcia.

Lo stretto legame tra Washington e le milizie curde è stato causa di tensioni tra gli Stati Uniti e la Turchia, che ha sempre chiesto a Washington di interrompere il sostegno alle Syrian Democratic Forces. Il 19 marzo di questo anno, Ankara aveva minacciato di estendere verso est l’offensiva lanciata nella regione Afrin il 9 marzo. In tale caso, si sarebbe scontrata con le truppe statunitensi presenti nell’area, a supporto delle Syrian Democratic Forces.

Tuttavia, il 21 marzo, era stata annunciata un’intesa sulla gestione dell’area settentrionale della Siria tra i due Paesi, durante una conferenza stampa, che si era svolta ad Ankara. Cavusoglu aveva annunciato che la Turchia e gli Stati Uniti non avevano ancora trovato un accordo in merito al futuro di Manbij. Il ministro aveva dichiarato: “Abbiamo detto di aver raggiunto un’intesa, che riguarda principalmente il fatto che la città siriana di Manbij e la riva orientale del fiume Eufrate vengano stabilizzate. Abbiamo detto di aver raggiunto un’intesa, non un accordo”.

Ankara aveva avviato le negoziazioni con gli Stati Uniti per trovare un accordo che potesse rendere sicura Manbij dopo il ritiro delle People’s Protection Units dal territorio. In tale occasione, Cavusoglu aveva dichiarato: “Le People’s Protection Units si ritireranno dai territori come, ad esempio, Manbij. Lavoreremo insieme per la sicurezza di queste aree. In Manbij sicuramente non è abbastanza. Per prima cosa, le People’s Protection Units se ne andranno e la popolazione di Manbij governerà. Verrà garantita la sicurezza dell’area. Applicheremo il modello di Manbij anche alle altre aree controllate dalle People’s Protection Units”.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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