Tunisia: licenziato il ministro degli Interni

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 17:52 in Africa Tunisia

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Il primo ministro tunisino, Youssef Chahed, ha licenziato il ministro dell’Interno, Lotfi Brahem, secondo quanto riferito da un comunicato del governo tunisino mercoledì 6 giugno, che tuttavia non motiva la decisione. Chaded aveva precedentemente affermato che, sabato 2 giugno, le guardie costiere non erano riuscite ad impedire il naufragio di un’imbarcazione con a bordo 180 migranti a largo delle coste tunisine. È possibile che il licenziamento del ministro sia collegato al naufragio, in cui almeno 68 persone sono morte, secondo quanto riferito da Reuters.

In seguito a questo incidente, Chahed, durante una visita alle Isole Kerkennah, il 5 giugno, ha annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza sulle Isole, vicino la costa sud est del Paese. Come affermato in precedenza dal portavoce del ministero dell’Interno, Khalifa Chibani, le forze di sicurezza tunisine hanno intercettato otto persone coinvolte nella pianificazione del trasporto illegale di migranti. Le summenzionate isole Kerkennah sono conosciute come una delle principali porte d’entrata illegali in Europa dalla Tunisia. La decisione di rafforzare la sicurezza risale ad ottobre, ha affermato Chahed, esprimendo anche rammarico per il ritardo nell’attuazione.

Il Forum tunisino per i diritti economici e sociali stima che 9.329 tunisini hanno tentato di attraversare il Mediterraneo nel 2017, di cui il 34% è stato intercettato dalle forze marittime tunisine. Nonostante la rivoluzione, la Tunisia continua ad avere problemi economici e di sviluppo.

La Tunisia è l’unico Paese coinvolto nella primavera araba ad aver portato avanti un processo di democratizzazione in seguito alla cosiddetta Rivoluzione tunisina, nota anche come Rivoluzione dei Gelsomini. Essa fu una serie di proteste e sommosse popolari in numerose città della Tunisia avvenute tra il 2010 ed il 2011. Le motivazioni delle proteste che hanno portato alla caduta del vecchio regime sono da ricercarsi in disoccupazione, rincari alimentari, corruzione e cattive condizioni di vita. Le proteste, iniziate nel dicembre 2010, costituiscono la più drammatica ondata di disordini sociali e politici in tre decenni e hanno provocato decine di morti e feriti per i tentativi di repressione. Nel gennaio 2016, la Tunisia è stata scossa dalle proteste popolari più volente mai verificatesi dalla Rivoluzione dei Gelsomini. Le tensioni sono emerse in seguito alla morte di un disoccupato 28enne che è rimasto fulminato mentre si arrampicava su un palo della luce nel mezzo di una protesta presso la città di Kasserine.

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di Redazione

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