Tunisia: IOM molto preoccupata in seguito al naufragio del 3 giugno

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 12:03 in Immigrazione Tunisia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) si è detta molto preoccupata in seguito al naufragio al largo delle coste della Tunisia, avvenuto domenica 3 giugno, in cui sono morte quasi 50 persone, mentre 68 sono sopravvissute.

Secondo il capo dell’IOM Tunisia, Lorena Lando, tra i 60 migranti che sono stati trasferiti nell’ospedale di Sfax ci sono 48 tunisini, di cui 24 già identificati. I restanti, 6 donne e 6 uomini, sono provenienti da Marocco, Libia, Mali, Camerun e Costa d’Avorio. Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte dagli ufficiali dell’agenzia dell’Onu, i migranti avevano pagato tra i 700 e i 1.000 euro agli scafisti per attraversare il Mediterraneo alla volta dell’Europa. Il peschereccio malridotto sul quale erano partiti, salpato da Kerkennah la sera tardi del 2 giugno, aveva iniziato a imbarcare acqua poche ore dopo. Intorno alle 22:45 le unità marittime dell’esercito e della Guardia Nazionale tunisina hanno registrato le prime chiamate dei soccorsi, che avevano individuato il peschereccio carico di migranti a circa 5 miglia nautiche da Kerkennah.

“Non ci sono parole per descrivere questa tragedia”, ha affermato Lorena Lando, aggiungendo che, dietro a tali episodi ci sono le vite di uomini, donne e bambini che rincorrono un songo. “I nostri pensieri sono rivolti alle famiglie delle vittime, a cui porgiamo le nostre condoglianze”, ha concluso la direttrice. Dopo il naufragio, la squadra dell’IOM si è mobilitata a Sfax per fornire assistenza ai sopravvissuti, in collaborazione con il ministero della Salute tunisino ed altri partner coinvolti. Le attività della Guardia Nazionale e delle unità della Marina tunisina, con la partecipazione degli aerei militari dell’esercito e della Difesa Civile, continuano ininterrotte nella speranza di salvare il maggior numero di vite possibile in mare. Il naufragio del 3 giugno è avvenuto in concomitanza all’identificazione di 1.910 tunisini, da parte dell’IOM, che hanno raggiunto l’Italia tra il primo gennaio e il 30 aprile 2018, tra cui si contano 39 donne e 307 minori, di cui 293 non accompagnati. Tali cifre segnano un aumento significativo rispetto allo stesso arco di tempo del 2017, quando furono registrati in Italia complessivamente 231 migranti tunisini.

Con la progressiva diminuzione delle traversate dalla Libia, registrata a partire dal luglio 2017, sono state attivate nuove rotte migratorie dalla Tunisia e dall’Algeria.  La tratta tunisina, in particolare, ha attirato l’attenzione delle autorità italiane ed europee, preoccupate dalla presenza di estremisti infiltrati tra i migranti che giungono in Italia. All’inizio di aprile, la Guardia di Finanza palermitana ha arrestato 13 tunisini membri di un’organizzazione criminale che compiva viaggi dalle coste del Paese nordafricano a quelle siciliane a bordo di gommoni molto veloci, sui quali venivano fatti salire i migranti in cambio di una cospicua somma di denaro, compresa rea i 3.000 e i 5.000 euro ciascuno. Una volta attraccati in Sicilia, gli stranieri venivano fatti sfuggire ai controlli di sicurezza e alle procedure di identificazione, permettendo di far mantenere l’anonimato a coloro che approdavano con intenti di terrorismo, hanno spiegato gli inquirenti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, all’interno della rete criminale ci sarebbero estremisti che hanno manifestato ostilità nei confronti della cultura occidentale mediante propaganda online.

Alla luce di tale situazione, l’IOM esorta i Paesi ad adottare un approccio basato sul dialogo e sulla cooperazione, per meglio rispondere alle sfide poste dai flussi migratori, al di là dello status legale dei migranti.

Negli ultimi giorni sono emerse tensioni tra l’Italia e la Tunisia in seguito ai commenti rilasciati dal nuovo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il quale aveva affermato che “la Tunisia non manda nel nostro Paese soltanto gentiluomini ma, spesso e volentieri, anche i galeotti”. Il 4 giugno, il Ministero degli Esteri tunisino ha ricevuto l’ambasciatore italiano a Tunisi, a cui ha riferito che le parole di Salvini “non riflettono la cooperazione tra i due Paesi nell’ambito dell’immigrazione e indicano altresì una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisi e italiani”. Occorre ricordare che, il 9 febbraio 2017, l’Italia e la Tunisia avevano firmato una dichiarazione congiunta sull’immigrazione. In tale occasione, l’allora ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e l’omologo tunisino, Khemaies Jhinaoui, avevano discusso circa l’aumento della cooperazione bilaterale in diversi settori, tra cui la sicurezza. I due ministri avevano poi concluso un accordo sulla gestione del fenomeno migratorio, sul traffico di esseri umani e sul rafforzamento delle frontiere. In proposito, il primo ministro tunisino, Yussef al-Shahed, aveva dichiarato che l’Europa aveva bisogno di avviare progetti strategici con tutti gli Stati a sud del Mediterraneo per aumentare il controllo dei flussi migratori. Salvini ha replicato alle affermaizoni del Ministero tunisino, giustificando di aver detto soltanto che “i flussi dalla Tunisia portano in Italia non solo persone per bene”. Da parte sua, l’ambasciatore italiano a Tunisi ha specificato che Roma vuole continuare a collaborare con la Tunisia in ambito migratorio.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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