Sud Sudan: premier keniota si offre mediatore nei colloqui di pace

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 14:40 in Kenya Sud Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro del Kenya, Raila Odinga, si è offerto di mediare tra le parti opposte nel conflitto in Sud Sudan, sostenendo lo svolgimento di colloqui di pace tra il presidente sud sudanese, Salva Kiir, e il leader dei ribelli, Riek Machar.

Il premier keniota aveva incontrato Kiir lo scorso 24 maggio, dopo che i colloqui che si erano tenuti dal 17 al 21 maggio, in Etiopia, non avevano portato al raggiungimento di un accordo tra le parti coinvolte. Si prevede che Odinga viaggi in Sud Africa per incontrare anche Machar.

I colloqui erano stati proposti dall’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), l’organizzazione politico-commerciale che riunisce i Paesi del Corno d’Africa, allo scopo di rilanciare l’accordo di pace, siglato nel 2015 tra le parti coinvolte nella guerra, ma mai entrato in vigore. Come reso noto da Africanews il 5 giugno 2018, il presidente sud sudanese ha accolto con favore la proposta dell’IGAD. Il portavoce di Kiir, Ateny Wek Ateny, ha riferito che il leader ritiene l’iniziativa l’unico modo per creare una pace duratura nel Paese, senza fornire ulteriori dettagli. Riferendo ai giornalisti dell’emittente radiotelevisiva VOA, il ministro per le Informazioni del Sud Sudan, Michael Makuei, ha altresì dichiarato di sperare che Odinga riesca a convincere il leader dei ribelli a rinunciare alla violenza e a negoziare un accordo pacifico. Ha inoltre affermato che alcune tra le proposte avanzate nell’ambito dei colloqui di pace sarebbero “impossibili da attuare” e, dunque, il premier keniota “dovrebbe effettivamente lavorare per ammorbidire le opinioni dell’opposizione”

Il Sud Sudan, che ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011, è teatro di una guerra civile, iniziata nel dicembre 2013, che vede opporsi il presidente Salva Kiir, di etnia dinka, e l’ex vicepresidente, Riech Machar, di etnia nuer. In base alle stime, almeno 50.000 persone sono state uccise nel corso del conflitto, e oltre 4 milioni costrette ad abbandonare le loro case e trasferirsi negli Stati confinanti, come Etiopia e Uganda. Attualmente, quasi 2/3 della popolazione è afflitta da malnutrizione e mancanza di cure mediche.   

Gli alleati del Sud Sudan, tra cui Stati Uniti, Unione europea e Germania, avevano già avvertito il Paese che avrebbero preso duri provvedimenti qualora i colloqui di pace fossero falliti. Lo scorso 31 maggio, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato una risoluzione che prevede l’imposizione di sanzioni ad alcuni ministri e alti funzionari sud sudanesi, se il conflitto nel Paese non cesserà entro il 30 giugno 2018.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.