Salta riforma di Dublino: Europa divisa sull’asilo

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 9:35 in Europa Immigrazione

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L’Italia, la Spagna e i Paesi del gruppo Visegrad, quali Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia, si sono opposti alla proposta della presidenza bulgara sulla riforma del sistema di Dublino, in occasione del summit dei ministri dell’Interno a Lussemburgo, tenutosi il 5 giugno a Lussemburgo. Estonia, Polonia e Gran Bretagna, al contrario, non si sono espressi, mentre gli altri 18 Paesi membri dell’Unione, tra cui Grecia, Malta e Cipro, pur non soddisfatti, hanno lasciato la porta aperta al negoziato.

La proposta al centro del summit, presentata a fine marzo dalla Bulgaria, prevedeva che la Commissione europea potesse proporre al Consiglio di attivare un meccanismo di solidarietà secondo cui i ricollocamenti dei migranti non sarebbero stati né obbligatori né automatici. Nell’ipotesi in cui uno Stato membro si fosse trovato ad accogliere il 100% di migranti in più rispetto alla “giusta quota”, sarebbero scattate misure come il supporto finanziario e il sostegno rafforzato della Frontex. Se tali iniziative non fossero dovute essere sufficienti, sarebbe stato allora possibile ricorrere ad altri meccanismi come il ricollocamento, su proposta della Commissione, ma con decisione finale del Consiglio. Ciò avrebbe decretato l’assenza totale di meccanismi automatici.

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia vorrebbero che la responsabilità per i Paesi di primo ingresso fosse di 8 anni, contro l’intervallo di tempo massimo di 2 anni chiesto da Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta. Parte del dibattito fa anche riferimento al bilancio dell’Unione per il 2021-2027. A questo proposito, la Commissione ha proposto di aumentare di 2,5 volte i fondi per la sicurezza, che arriverebbero ad ammontare a 33 miliardi dai 13 attuali, con un ruolo chiave per la Frontex, l’agenzia per le frontiere, in modo che abbia le risorse per diventare un vero corpo di “guardiacoste dell’Unione” e possa usufruire di più mezzi per effettuare rimpatri, che sono stati 150.000 nel 2017. 

La Commissione ha anche proposto l’aggiunta al budget dell’Unione della voce “migranti” per l’assegnazione dei fondi. In questo modo, i Paesi e le regioni che hanno costi più alti dovuti alla gestione dei rifugiati, potranno usufruire di un aiuto finanziario di circa 400 euro per migrante. Se approvata, tale proposta, insieme al nuovo criterio della disoccupazione, consentirebbe all’Italia di essere uno dei pochi Stati membri a vedere crescere contributi che riceve dall’Unione, con ben +2,4 miliardi rispetto al 2014-2020.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si è detto soddisfatto e ha dichiarato: “Oggi per noi è una vittoria, abbiamo spaccato il fronte”. Al contrario, il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha scritto sul suo account Twitter che “la proposta del Parlamento europeo per la riforma di Dublino è l’unica che mette insieme fermezza e solidarietà ed è su questa base che gli Stati membri e il Consiglio devono lavorare”. Secondo Tajani, per fermare l’immigrazione irregolare serve un piano Marshall per l’Africa e accordi i Paesi di transito, come quello fatto con la Turchia il 18 marzo 2016, che ha portato alla chiusura della rotta balcanica.

Secondo il segretario di Stato per l’asilo belga, Theo Francken, “la riforma del regolamento di Dublino è morta”, in quanto, a suo dire, non c’è una base sufficiente per andare avanti nella discussione. Francken vorrebbe l’Europa adottasse un “approccio australiano” per abolire completamente l’immigrazione irregolare. Sarebbe altresì necessario, secondo il segretario di Stato belga, un accordo tra l’UE e la Tunisia, sul modello di quello fatto con la Turchia, in modo tale che, quando i migranti “partiranno dalla Libia, potranno essere intercettati in mare e riportati in Tunisia”. L’esponente del governo belga ha anche commentato la formazione del nuovo esecutivo italiano affermando di aspettarsi una stretta sulle politiche migratorie del Paese. Con Salvini alla guida del Viminale, la posizione dell’Italia sull’immigrazione è piuttosto rigida, ma anche il Belgio ha un governo di destra che ha adottato una linea molto simile. “Penso che sia positivo se l’Italia inizia a rifiutare i migranti sulle proprie coste, e non li lascia più entrare in Sicilia”, ha concluso Francken.

Da parte loro, Bruxelles e Berlino vorrebbero concludere l’accordo sulla riforma del sistema di Dublino prima che l’Austria assuma la presidenza del Consiglio del’Unione. Il governo austriaco è molto severo in merito alle politiche di immigrazione e non avrebbe interesse a portare avanti la riforma in questione.  Il segretario di Stato tedesco Stephan Mayer ha dichiarato che la Germania è aperta ad una discussione costruttiva sulla proposta della presidenza bulgara per la riforma del regolamento di Dublino, ma non è accettabile allo stato attuale. “Non c’è solo l’Italia ad opporsi, anche i Paesi Visegrad sono contrari, e il governo tedesco critica molti punti”, ha aggiunto.

Il testo della proposta di riforma passerà ora all’attenzione del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che deciderà come portare avanti la discussione.

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di Redazione

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