Al-Razzaz è il nuovo primo ministro designato

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 18:00 in Giordania Medio Oriente

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Il re della Giordania, Abdullah II, ha affidato l’incarico a Omar Al-Razzaz, un ex economista della Banca Mondiale, per la formazione di un nuovo governo, a seguito delle dimissioni dell’ex premier, Hani Mulki, dovute alle proteste scoppiate in Giordania contro il disegno di riforma fiscale.

Razzaz è nato nel 1960, ha studiato economia ad Harvard e ha lavorato per la Banca Mondiale, sia a Washington sia in Medio Oriente. Era ministro dell’Istruzione sotto il governo Mulki, per il quale ha supervisionato la riforma del sistema educativo statale della Giordania, con il supporto economico di donatori statunitensi e occidentali, secondo quanto riporta Reuters. È stato un oppositore delle riforme liberiste del governo Mulki, ma la sua nomina rassicura i donatori stranieri sul fatto che la Giordania porterà avanti il piano triennale di riforme richieste dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) per ridurre il debito pubblico.

L’economia della Giordania ha faticato a crescere negli ultimi anni a causa di deficit cronici e per via della diminuzione degli investimenti di capitale straniero. Il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un accordo con la Giordania, il 24 agosto 2016, che prevede un credito triennale da 723 milioni di dollari, per sostenere una riforma economica e finanziaria, con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico e incoraggiare il cambiamento strutturale.

Le politiche economiche dell’ex-premier Mulki, che erano previste dal disegno di legge e supportate dal Fondo Monetario Internazionale, avrebbero comportato un aumento della pressione fiscale in Giordania pari al 5% e avrebbero previsto l’abolizione dei sussidi sul pane, una politica ritenuta essenziale dalla popolazione più povera del Paese. Tali provvedimenti hanno causato il crollo della popolarità di Mulki e hanno scatenato grandi proteste. Domenica 4 giugno, centinaia di manifestanti si sono riuniti per il quarto giorno consecutivo nella capitale, Amman, a seguito delle dichiarazioni del primo ministro giordano dimissionario. Il 3 giugno Mulki si era rifiutato di ritirare il disegno di legge sulla riforma fiscale, sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale, affermando che spetta al Parlamento decidere il proprio destino.

Il re ha affermato che il nuovo governo dovrà rivedere il sistema fiscale e avviare immediatamente un dialogo sulla riforma sgradita ai manifestanti giordani. Il re ha aggiunto che i partiti politici, i sindacati e la società civile devono prendere parte ai colloqui. Le dimissioni di Mulki e le indiscrezioni su la nomina di Razaaz non hanno, infatti, placato le manifestazioni. Circa 2.000 persone si sono radunate in una protesta notturna ad Amman, martedì 5 giugno, per chiedere la revoca del disegno di riforma fiscale.

Le manifestazioni giordane, che ormai durano da più di una settimana, hanno preso di mira i privilegi della classe politica, la corruzione e lo spreco di fondi pubblici. “Le nostre richieste sono legittime. No alla corruzione “, hanno recitato i manifestanti appellandosi al re Abdullah, percepito dalla popolazione come la forza unificante del Paese. Al re, la popolazione giordana chiede un intervento tempestivo per l’eliminazione delle misure economiche proposte dal governo di Mulki.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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