Nigeria: il Parlamento minaccia di incriminare Buhari

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 16:15 in Africa Nigeria

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I legislatori nigeriani hanno pubblicato una lista di richieste destinata al presidente Muhammadu Buhari, il 5 giugno. Tale documento include istanze per lo più legate alla sicurezza e simboleggia la tensione presente tra l’esecutivo e la legislatura.

Buhari ha vinto le elezioni il 29 maggio 2015 grazie al suo impegno a migliorare la sicurezza e combattere la corruzione. Tuttavia, le tensioni con i legislatori e i membri del suo stesso partito, il Congresso di Tutti i Progressisti, sono aumentate nel corso del 2018 e hanno portato a mettere in discussione il suo record.

La Nigeria è afflitta da sfide importanti nel campo della sicurezza, tra cui le insurrezioni jihadiste e le violenze collettive diffuse tra agricoltori e pastori. I critici di Buhari, ex capo militare, sostengono che la lotta contro la corruzione ha coinvolto solo gli avversari politici del presidente. Entrambe le Camere del Parlamento hanno tenuto una sessione congiunta a porte chiuse, prima di rilasciare 12 risoluzioni.

Le agenzie di sicurezza devono “ridurre le continue uccisioni di nigeriani nel Paese, proteggere la loro vita e le proprietà, poiché questo è il dovere primario di ogni governo responsabile” si legge in una delle risoluzioni. I legislatori hanno inoltre chiesto la cessazione delle “sistematiche vessazioni e umiliazioni che l’esecutivo esercita nei confronti dei presunti oppositori politici”. Il Parlamento ha inoltre affermato che l’Assemblea Nazionale non esiterà a rievocare i suoi poteri costituzionali, se non verrà fatto nulla per dare seguito alle risoluzioni approvate il 6 giugno. Infine, la legislatura ha ribadito che l’Assemblea ha anche il potere di mettere sotto accusa il presidente. Un portavoce della presidenza ha rifiutato di commentare le questioni sollevate.

Tali avvenimenti simboleggiano la discordia presente tra presidenza e legislatura, attualmente coinvolte in una situazione di stallo per la conferma dei nuovi membri del comitato di politica monetaria della banca centrale, dall’inizio del 2018.

Le risoluzioni sono state lette dal presidente del Senato, Bukola Saraki, che, il 3 giugno, è stato interrogato dalla polizia per rispondere a delle accuse che lo collegherebbero ad una banda colpevole di una serie di rapine a mano armata. Saraki si è confrontato con numerose accuse di cattiva condotta, da quando è diventato presidente del Senato il 9 giugno 2015, anche se nessuna insinuazione ha portato a condanne. Anche in questa occasione ha negato ogni illecito.  

In vista delle elezioni presidenziali di febbraio 2019, sono emerse numerose rotture all’interno del partito al potere, il Congresso di Tutti i Progressisti. I contrasti tra le istituzioni politiche si aggiungono alle violenze diffuse nelle regioni centrali del Paese e alla minaccia rappresentata dal gruppo terroristico di Boko Haram, attivo in Nigeria dal 2009. L’organizzazione terroristica è responsabile della morte di circa 200,000 persone e della fuga di almeno 2.6 milioni di cittadini. Gli attacchi dei militanti jihadisti hanno scatenato una grave crisi umanitaria nel Paese.

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di Redazione

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