Netanyahu a Macron: l’accordo sul nucleare è destinato a morire

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 13:37 in Francia Israele

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Benjamin Netanyahu ha sollecitato la Francia a prestare attenzione “all’aggressione regionale” dell’Iran. Il premier israeliano sostiene che non è più necessario convincere Parigi ad abbandonare l’accordo nucleare con l’Iran, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), dal momento che la pressione economica ucciderà il patto in ogni caso.

Netanyahu si è recato a Parigi, il 5 giugno, in occasione di un colloquio con il presidente, Emmanuel Macron. La visita del primo ministro israeliano è parte di un tour volto a persuadere i firmatari europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, a seguire l’esempio statunitense e ritirarsi dall’accordo nucleare, ripristinando le sanzioni a Teheran. “Non ho chiesto alla Francia di ritirarsi dal JCPOA perché penso che il patto collasserà sotto il peso delle pressioni economiche” ha dichiarato Netanyahu.

Londra, Parigi e Berlino stanno lottando per salvare l’accordo, considerato il miglior modo di fermare lo sviluppo di una bomba atomica iraniana. Secondo l’intesa pattuita il 14 luglio 2015, l’Iran ha acconsentito ad indebolire il suo programma nucleare in cambio di una revoca delle sanzioni internazionali.

Israele sostiene che l’Iran sia riuscito ad ingannare l’Occidente, coinvolgendolo in un accordo unilaterale, volto a sviluppare armi nucleari, finanziate dalla revoca delle sanzioni. Sulla stessa linea, il presidente americano, Donald Trump, ha duramente criticato l’accordo del 2015, stipulato dal suo predecessore, Barack Obama. La condanna è costruita su diverse critiche, tra cui: l’assenza di un’intesa riguardo al programma iraniano di missili balistici, il ruolo di Teheran nel Medio Oriente e il futuro del patto dopo la scadenza del 2025. In linea con tale posizione, il presidente Trump è uscito dall’accordo l’8 maggio. Anche le potenze europee condividono tali preoccupazioni, ma continuano a sostenere che l’intesa, negoziata anche con Cina e Russia, è il modo migliore per impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari.

L’Iran, dal canto suo, continua a dichiarare che desidera sfruttare l’energia nucleare solo per usi civili, sostenendo che i missili balistici hanno solo scopo difensivo, che la loro presenza non è negoziabile e che Teheran ha tutto il diritto di sostenere i suoi alleati coinvolti in conflitti regionali.

Dal punto di vista finanziario, le potenze europee stanno cercando di trovare un sistema di stanziamento di fondi per l’Iran, in risposta alle rinnovate sanzioni statunitensi. Tuttavia, data l’estensione mondiale del sistema finanziario statunitense, che forza le aziende a scegliere tra l’Iran e il vasto mercato americano, gli sforzi europei volti a proteggere il commercio con Teheran sono sottoposti a grandi limitazioni.

Secondo quanto riportata un funzionario occidentale: “Se l’Iran non ottiene garanzie finanziarie per il petrolio e per l’accesso al sistema finanziario, non credo che Teheran aderirà all’accordo. La pressione da parte degli estremisti sta solo crescendo. È possibile che il Paese riprenda l’aumento della capacità di arricchimento di uranio, la ricerca e lo sviluppo di centrifughe avanzate per dimostrare agli europei e al resto del mondo la serietà del Paese”.

A conferma di ciò, il 4 giugno, l’Ayatollah Khamenei ha dichiarato di aver ordinato i preparativi necessari per aumentare la capacità di arricchimento dell’uranio. Il giorno seguente, Teheran ha informato l’organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite riguardo ai piani provvisori per la produzione della materia prima per le centrifughe, gli impianti che arricchiscono l’uranio.

“Chiedo a tutte le parti di stabilizzare la situazione e non cedere ad un’escalation che porterà solo ad una cosa: il conflitto” ha dichiarato Macron, aggiungendo che le dichiarazioni iraniane hanno aumentato la tensione ma non violano l’accordo nucleare.

L’Unione Europea è uno dei principali partner commerciali dell’Iran. A partire dal 16 gennaio 2016, quando il blocco dei 27, insieme agli Stati Uniti e all’ONU, ha revocato a Teheran le sanzioni economiche globali, l’UE ha deciso di investire miliardi di euro nella Repubblica islamica. Nello stesso anno, le esportazioni iraniane di carburanti e altri prodotti energetici verso l’Unione Europea sono aumentate del 344% rispetto all’anno precedente, arrivando a 5,5 miliardi di euro. Gli investimenti dell’Unione in Iran, principalmente da parte di Germania, Francia e Italia, hanno raggiunto oltre 20 miliardi di euro dal 2016, in progetti che vanno dall’ambito energetico all’aerospaziale.

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di Redazione

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