Mar Cinese Meridionale: bombardieri americani sorvolano le isole Spratly

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 14:11 in Cina USA e Canada

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Due bombardieri americani B-52 hanno sorvolato l’area vicina alle isole Spratly, situate nell’arcipelago del Mar Cinese Meridionale, conteso dagli Stati del Sud-est asiatico in virtù del suo valore strategico e della ricchezza di risorse energetiche. La notizia è stata resa nota attraverso una dichiarazione della US Pacific Air Forces, martedì 5 giugno.

Il sorvolo è avvenuto in seguito al richiamo del segretario della Difesa americano, James Mattis, che, in un discorso tenuto a Singapore nei giorni scorsi, ha accusato Pechino di “intimidazione e coercizione” nella regione dell’Indo-Pacifico. Mattis ha condannato la militarizzazione delle isole da parte della Cina, chiarendo che gli Usa non hanno in programma di lasciare la regione. “Sia chiaro”, ha dichiarato il segretario della Difesa, “l’America è nell’Indo-Pacifico per rimanere, è il nostro teatro prioritario”.

Mattis ha richiamato espressamente la militarizzazione cinese delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, da cui passano alcune delle più trafficate rotte marittime del mondo. “Siamo consapevoli che la Cina affronterà una serie di sfide e di opportunità nei prossimi anni e siamo pronti a supportare le scelte di Pechino ma solo se promuoverà pace e prosperità durature per tutti in questa dinamica regione”, ha concluso Mattis.

Un portavoce del Pentagono ha dichiarato che la missione ha coinvolto i bombardieri posizionati a Guam, la base degli Stati Uniti sull’omonima isola nel Pacifico, impegnati in “una missione di addestramento di routine”, verso l’atollo britannico Diego Garcia, nell’Oceano Indiano.

L’operazione fa parte della missione “Continuous Bomber Presence” che gli Usa portano avanti regolarmente dal marzo del 2004 nel Pacifico, dove vogliono mantenere la prontezza delle forze americane, ma sempre “nel rispetto del diritto internazionale”, ha chiarito il tenente colonnello portavoce del Pentagono Chris Logan.

La vicenda, tuttavia, accresce la tensione fra Washington e Pechino nella regione. Da una parte, la Cina rivendica le isole Spratly. Per tale ragione, su alcune di esse ha installato dispositivi militari, tra cui un sistema missilistico terra-aria e missili anti-nave. Dall’altra parte, gli Usa e altri Stati della regione, quali Malesia, Vietnam, Filippine e Taiwan, a loro volta interessati all’arcipelago, non riconoscono tale pretesa.

Inoltre, il tenente generale Kenneth McKenzie, direttore dello Stato Maggiore, rispondendo alla domanda di un reporter, ha dichiarato che gli Usa hanno già molta esperienza nel distruggere piccole isole nel Pacifico occidentale, facendo riferimento agli sbarchi anfibi americani e alla presa di isole giapponesi nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Secondo la CNN, tale commento ha ulteriormente contribuito a complicare i rapporti sino-americani nella regione, in un momento in cui gli Usa stanno rivendicando la libertà di svolgimento delle operazioni navali in risposta alla costante militarizzazione delle isole artificiali da parte della Cina.

Da parte sua, il governo cinese ha reagito furiosamente alle recenti dichiarazioni americane. “Perché ogni tanto gli Usa scelgono di navigare vicino alle isole e alle scogliere cinesi nel Mar Cinese Meridionale?”, ha detto il 31 maggio, nel corso della sua regolare conferenza stampa, la portavoce del ministro degli esteri cinese, Hua Chunying.

Secondo Channel NewsAsia, già da alcuni mesi, gli Usa hanno iniziato a cambiare il loro modo di parlare della regione: non più Asia-Pacifico, ma Indo-Pacifico. Questo cambiamento riflette il tentativo di Washington di ridimensionare l’importanza sempre crescente della Cina in Oriente e di porre, invece, l’attenzione sull’India. D’altra parte l’amministrazione Trump pressa la Cina per assicurarsi la sua cooperazione sulla questione nord-coreana.

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di Redazione

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