Etiopia accetta l’accordo di pace con l’Eritrea

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 12:35 in Eritrea Etiopia

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Il governo etiope ha annunciato, mercoledì 6 giugno, che accetterà pienamente i termini dell’accordo di pace stipulato il 12 dicembre 2000 con la vicina Eritrea, segnando un grande passo in avanti verso un allentamento delle tensioni con il suo storico rivale. La notizia è stata rilasciata dal capo dello staff dell’ufficio del primo ministro, Fitsum Arega, dopo una lunga giornata di incontri tra i 36 membri del Comitato Esecutivo del Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), coalizione politica di governo dal 2005.

Questa nuova iniziativa del governo etiope segue quella di revocare lo stato di emergenza nel Paese africano, due mesi prima di quanto previsto. La decisione, approvata martedì 5 giugno anche dal Parlamento, è in linea con le promesse del primo ministro Abiy Ahmed, eletto il 27 marzo scorso, il quale ha dichiarato di voler portare un cambiamento nel Paese, dopo oltre due anni di violente proteste anti-governative, concedendo maggiori libertà e assicurando la pace.

L’accordo di pace di Algeri tra Etiopia e Eritrea era stato concluso dai due governi per porre fine allaguerra iniziata nel 1998 e conclusasi nel 2000. Lo scopo dell’accordo, raggiunto attraverso la mediazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA),presieduta dall’Algeria, degli Stati Uniti e dell’Unione europea, era quello di porre definitivamente fine alle ostilità sulla base di quanto concordato con il cessate il fuoco del 18 luglio 2000 e permettere il rimpatrio dei prigionieri di guerra. L’accordo prevedeva inoltre la creazione a L’Aia di due commissioni neutrali, la Commissione Reclami Etiopia-Eritrea e la Commissione per la delimitazione dei confini.

Meno di due anni dopo la firma degli accordi tra il primo ministro etiope Meles Zenawi e il presidente eritreo Isaias Afewerki, la Commissione per la delimitazione dei confini terminava la sua indagine e il suo arbitrato, assegnando i contesi territori di Badme all’Eritrea. Tuttavia, tale risoluzione è stata respinta dal governo etiope, il quale non ha voluto ritirare il suo esercito dalla città. Dal canto suo, l’Eritrea accettava la decisione e, nonostante le richieste dell’Etiopia di discutere insieme nuovi termini di pace, si rifiutava di intraprendere altre negoziazioni senza la previa approvazione di entrambi alla risoluzione emessa dalla Commissione.

“La sofferenza delle due parti, dopo anni in cui il processo di pace è in fase di stallo, è indicibile. La situazione deve cambiare per il bene comune”, ha affermato su Twitter Fitsum Arega. Una dichiarazione del partito di governo ha poi sottolineato che “il governo eritreo dovrebbe prendere la stessa posizione senza alcuna condizione e accettare la nostra richiesta di riportare la pace da tempo perduta tra le due nazioni, come era prima”.

L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si costituì come Stato indipendente. Tuttavia, i due vicini cominciarono presto una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso, causando la morte di circa 80.000 persone. Altre centinaia sono morte negli anni successivi durante periodici scontri di confine in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU. Quando Abiy Ahmed è stato installato come primo ministro etiope, nel suo discorso inaugurale aveva menzionato la necessità di riconciliarsi con l’aspra rivale Eritrea, alimentando le speranze di pace. “Siamo pienamente impegnati a riavvicinarci ai nostri fratelli e sorelle eritrei e a estendere un invito al governo eritreo per avviare il dialogo e stabilire un rapporto”, aveva affermato nel suo discorso al Parlamento.

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Chiara Gentili

di Redazione

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