Egitto: si dimettono il primo ministro e il suo governo

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 15:10 in Africa Egitto

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Il primo ministro egiziano, Sherif Ismail, ha presentato le dimissioni del suo governo, martedì 5 giugno, tre giorni dopo che il presidente Abdel-Fattah al-Sisi aveva prestato giuramento davanti al Parlamento per un secondo mandato di quattro anni. La mossa del primo ministro Ismail è in linea con la tradizione politica secondo cui il governo dovrebbe dimettersi all’inizio di un nuovo mandato presidenziale, lasciando in questo modo ad al-Sisi l’opportunità di procedere a un ricambio.

Il presidente e il primo ministro egiziano godono di uno stretto rapporto di lavoro, e il generale ha spesso elogiato pubblicamente Ismail. Il primo ministro al momento non gode di buona salute, essendosi sottoposto anche a cure mediche in Germania alla fine del 2017. Tuttavia, la natura del suo disturbo non è mai stata ufficialmente rivelata.

Le dimissioni di Ismail, che era diventato premier nel settembre 2015, sono state annunciate dal portavoce presidenziale, Bassam Radi, il quale ha altresì comunicato che al-Sisi avrebbe chiesto al governo di rimanere in carica fino a quando non ne sarà formato uno nuovo.

Al-Sisi è diventato leader dell’Egitto dopo che un golpe aveva rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. L’uomo era stato democraticamente eletto nel giugno 2012 ma, in seguito a numerose proteste popolari contro il suo governo, era stato rovesciato e messo sotto accusa insieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, aveva scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai, causando tuttora gravi problemi alla sicurezza del Paese.

Nelle nuove elezioni presidenziali, tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018, il presidente si è aggiudicato il suo secondo mandato, gareggiando contro un unico candidato, Moussa Mustafa Moussa, relativamente sconosciuto e già fervente sostenitore del suo governo. Tutti gli altri oppositori politici, invece, si erano ritirati prima della chiusura delle registrazioni dei candidati, avvenuta il 29 gennaio. In questo clima di repressione, la Procura Generale egiziana aveva intentato cause contro diversi possibili candidati dell’opposizione, accusati di “aver preso di mira il presidente” e di aver estrapolato alcune parti dei suoi discorsi per “dare ai media stranieri contenuti che potessero essere utilizzati contro lo Stato”. La causa aveva permesso alle autorità egiziane di arrestare e interrogare molti accusati e di sottoporli a processo. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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