Afghanistan e gruppi armati: chi controlla cosa

Pubblicato il 6 giugno 2018 alle 10:53 in Afghanistan Asia

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Più di un decennio dopo la caduta dei talebani del 2001, il gruppo insurrezionale è ancora attivo in tutto l’Afghanistan, esercitando un controllo territoriale variabile ma costante.

Un rapporto dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), aggiornato al 31 gennaio 2018, riferisce che i distretti controllati dal governo afghano sono 229, circa il 56,3% delle ripartizioni totali. Quelli in mano ai ribelli, invece, sono 59, approssimativamente il 14,5%. Le principali aree sotto il controllo dei talebani sono: Helmand, Farah, Sar-e-Pul, Kunar e Kunduz. Infine, i rimanenti 119 distretti, circa il 29,2%, rimangono contesi, controllati né dal governo afghano né dai ribelli.

Il 28 febbraio 2018, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha invitato i talebani a partecipare a colloqui di pace “incondizionati”, offrendo al gruppo di essere riconosciuto come una forza politica legittima nel Paese. I talebani hanno rifiutato il dialogo con Kabul, proponendo una trattativa con funzionari statunitensi. I combattimenti tra i talebani e le forze di sicurezza afghane si sono intensificati da quando il gruppo ha annunciato l’annuale offensiva di primavera, il 25 aprile. La violenza è diffusa in tutto il Paese, con scontri nelle province settentrionali di Badakhshan, Baghlan e Faryab fino a quella di Farah ad ovest. Secondo quanto riporta Al Jazeera, a maggio, i talebani hanno dichiarato che non avrebbero preso di mira le forze di polizia e il personale militare afghano. Il gruppo ha inoltre rifiutato categoricamente una dichiarazione del comandante delle forze di coalizione in Afghanistan, il quale avrebbe riportato l’esistenza di un dialogo “off the record” tra alcuni funzionari afghani e il gruppo armato.

Da decenni ormai, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, i talebani si sono affermati come gruppo dominante nel Paese e, alla fine di una sanguinosa guerra civile, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996 al 2001. Dopo essere stati deposti in seguito all’invasione statunitense del 2001 e all’intervento NATO del 2003, i talebani si sono nuovamente qualificati come gruppo insurrezionale che compie offensive per destabilizzare il Paese e riacquisire il potere.

L’ultimo attacco dei talebani è avvenuto il 15 maggio nei pressi del confine con l’Iran, dove il gruppo ha attaccato la città di Farah. La provincia dove è situata tale città risulta essere una delle più colpite dai talebani. Secondo quanto riferito il 14 maggio da alcuni funzionari del governo di Kabul, il gruppo avrebbe condotto circa 2,700 attacchi in tutto il paese da quando è stata lanciata l’offensiva di primavera.

I talebani non sono l’unico gruppo insurrezionale presente in Afghanistan. Dal 2015, è presente anche Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione, che compie attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali. L’ultimo attacco rivendicato dai militanti risale al 30 maggio nei pressi del Ministero degli Interni a Kabul. Con le progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei in Afghanistan per colpire sia i talebani, sia i militanti affiliati allo Stato Islamico attivi nel Paese. Il 21 agosto, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan volta ad eliminare definitivamente la minaccia terroristica. Secondo tale piano strategico, in primo luogo, i generali del Pentagono hanno l’autorità di aumentare o diminuire il numero delle truppe, senza tuttavia rendere noti i provvedimenti definitivi. In secondo luogo, i comandanti militari hanno anche la possibilità di prendere decisioni autonome circa le missioni, in tempo reale e in base alla situazione corrente. In terzo luogo, Trump ha dichiarato che non avrebbe più annunciato più le operazioni militari.

In conclusione, secondo quanto riportato dal leader statunitense, gli USA sosterranno le autorità afghane nel loro percorso verso la stabilizzazione, ma “le truppe americane non verranno più impiegate per costruire una democrazia in un territorio lontano, o per plasmare l’Afghanistan ad immagine e somiglianza degli Stati Uniti. I nostri soldati combatteranno per vincere, e la vittoria avrà un obiettivo molto preciso: attaccare i nostri nemici, distruggere l’ISIS, schiacciare al-Qaeda e impedire che i talebani si impadroniscano dell’Afghanistan, ponendo fine alle uccisioni di massa”.

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di Redazione

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