Pentagono programma riduzione delle forze militari in Africa

Pubblicato il 5 giugno 2018 alle 15:52 in Africa USA e Canada

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Secondo fonti militari del Pentagono, il Dipartimento della Difesa USA starebbe programmando di ridurre, nel corso dei prossimi 3 anni,  le forze militari impiegate nelle operazioni speciali in Africa di oltre la metà.

Stando a quanto riportato dal New York Times, nel mese di maggio 2018, il segretario della Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, ha ordinato una valutazione delle unità facenti parte delle operazioni speciali americane dispiegate in varie parti del mondo, allo scopo di operare un ridimensionamento delle stesse. Tale decisione sarebbe stata presa in seguito agli attacchi terroristici subiti nell’autunno 2017 dalle truppe americane in Niger. Il primo, che si era verificato il 4 ottobre, presso un’area rurale a 200 km da Niamey, aveva provocato la morte di 4 Berretti Verdi, i soldati delle forze speciali americane, mentre altri 2 erano rimasti feriti. Il secondo, accaduto il 23 ottobre, sempre in un’area rurale intorno alla capitale nigerina, aveva ucciso 4 soldati americani. Come riferito da alcune fonti anonime del Pentagono, tali attacchi avrebbero accelerato la decisione di Mattis di abbandonare alcune missioni anti-terrorismo in Africa.

“Dobbiamo impegnarci nel controterrorismo in modo più efficiente ed efficace” ha altresì dichiarato Stephen Tankel, ex consigliere del Pentagono. In questo contesto, il segretario Mattis e il generale Joseph F. Dunford Jr., presidente del Joint Chiefs of Staff, hanno ordinato alle unità militari delle operazioni speciali in Africa di vagliare, entro metà giugno 2018, una serie di opzioni per far fronte alle crescenti sfide in materia di sicurezza, e di pianificare accurate operazioni antiterrorismo.

Secondo le fonti, tale revisione rientrerebbe in una più ampia strategia del Dipartimento della Difesa americano, volta a privilegiare la lotta contro “le minacce provenienti dalla Russia e dalla Cina”. Già nel mese di gennaio 2018, la transizione volta a concentrarsi su tali Paesi era stata delineata nella strategia nazionale pubblicata dall’amministrazione Trump. In risposta alla crescente preoccupazione per l’eventualità di operazioni militari delle forze armate russe, sono state inviate più squadre speciali nei Paesi baltici, quali Estonia, Lettonia e Lituania, e nell’Europa orientale, per aiutare le forze di comando locali a identificare e affrontare possibili minacce da Mosca.

Il maggiore Sheryll I. Klinkel, portavoce del Pentagono, non ha fornito alcun dettaglio specifico riguardo alle riduzioni in programma, tuttavia, ne ha confermato la pianificazione, dichiarando altresì che “alla luce delle priorità della strategia di difesa nazionale, lo Stato maggiore rivede costantemente i piani, le operazioni e gli investimenti militari, per fronteggiare al meglio le minacce, in continua evoluzione, agli interessi nazionali degli Stati Uniti”. Secondo i dati ufficiali delle operazioni speciali impegnate in Africa, la riduzione delle forze USA lascerebbe circa 700 truppe sul territorio, lo stesso numero del 2014.

Ad oggi, oltre 7.300 truppe americane stanno lavorando in oltre 92 Paesi del mondo, tra cui Yemen, Libia e Somalia e in altri contesti altamente critici. Il Comando delle operazioni speciali a Tampa, in Florida, ha anche assunto nuove importanti missioni e nuovi incarichi negli ultimi anni, divenendo operativo, ad esempio, nella lotta alle armi di distruzione di massa. In luoghi come l’Afghanistan e la Siria, soldati regolari e marines sono talvolta inviati ad accrescere le file delle unità militari delle operazioni speciali, come ulteriore sicurezza, in quello che è noto come il programma “uplift”.

Lo US Africa Command, la missione americana in Africa, è attiva dal 2008 e ha sede a Stoccarda, in Germania. Tale comando è responsabile per le relazioni e le operazioni militari statunitensi che si svolgono su tutto il continente africano ad esclusione dell’Egitto, il quale è di competenza del Central Command. In particolare, gli Stati Uniti collaborano con l’esercito nazionale del Niger, allo scopo di contenere la minaccia terroristica nell’Africa occidentale e nella regione del Sahel. Sono circa 800 i membri del personale militare americano presenti nel Paese africano, tuttavia, non tutte le truppe sono impegnate in operazioni locali. Una parte del personale militare si occupa dell’addestramento dei militari nigerini e di fornire loro assistenza nelle operazioni di ricognizione e sorveglianza, per facilitare il contrasto delle organizzazioni estremiste presenti nella regione; un’altra parte di soldati è impegnata, invece, in missioni congiunte alle forze francesi al di fuori del Niger.

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Federica Patanè

di Redazione

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