Netanyahu e l’arricchimento di uranio dell’Iran: vogliono un arsenale nucleare per distruggere Israele

Pubblicato il 5 giugno 2018 alle 17:15 in Iran Israele

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha commentato l’aumento della capacità di arricchimento di uranio dell’Iran. Secondo le dichiarazioni del premier, l’Ayatollah Ali Khamenei, avrebbe annunciato, il 3 giugno, di voler distruggere Israele, grazie ad un illimitato arricchimento di uranio, funzionale alla creazione di un arsenale nucleare.

L’Iran ha comunicato all’osservatorio nucleare delle Nazioni Unite che l’aumento della capacità di arricchimento di uranio rimarrà entro i limiti stabiliti dall’accordo del 2015 con le potenze mondiali, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Behrouz Kamalvandi, il portavoce dell’agenzia nucleare iraniana, ha presentato all’Organizzazione Internazionale per l’Energia Atomica un documento con le specifiche del provvedimento.

L’Ayatollah Ali Khamenei aveva anticipato l’aumento della capacità di arricchimento di uranio, in un discorso del 4 giugno. In cui aveva dichiarato di voler preservare il programma nucleare e che, a causa del ritiro degli Stati Uniti, era emersa la possibilità di riprendere l’arricchimento di uranio su scala industriale.

Il presidente Donald Trump, fin dalla campagna elettorale, aveva definito il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) “un disastro”, affermando di volerne uscire al più presto. L’uscita definitiva degli USA dall’accordo risale all’8 maggio. Tale decisione è stata affiancata dall’imposizione di sanzioni contro le società europee decise a condurre affari con Teheran.

L’Iran ha iniziato a lavorare su infrastrutture necessarie per costruzione di centrifughe nucleari presso l’impianto di Natanz, secondo quanto riporta Ali Akbar Salehi, il direttore dell’Organizzazione per l’Energia Atomica.

Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, durante una conferenza stampa, ha affermato che: “L’Iran è un problema globale, un problema regionale, ma non un problema israeliano”.

I firmatari europei dell’accordo rimangono fermi riguardo al loro supporto per l’accordo, ma nutrono preoccupazioni per il programma iraniano di missili balistici e l’influenza del Paese in Medio Oriente. A dispetto di ciò, Teheran ha dichiarato che queste due questioni non sono negoziabili.

In base all’intesa tra Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Cina, la capacità iraniana di arricchimento di uranio era strettamente limitata, in modo tale che non potesse essere utilizzata per sviluppare bombe atomiche. In cambio, all’Iran era stato concesso un periodo di revoca dalle sanzioni, la maggior parte delle quali sono state annullate nel gennaio 2016.

L’intesa del 2015 consente a Teheran di continuare con il 3,67% di arricchimento di uranio. Prima della conclusione dell’accordo, l’Iran arricchiva l’uranio fino al 20% di purezza.

Dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo, i leader dell’Unione Europea hanno dichiarato che avrebbero cercato di mantenere gli scambi di petrolio e il flusso di investimenti con l’Iran, ammettendo, loro malgrado, che non sarebbe stato facile. Le autorità iraniane hanno affermato che, nel caso in cui i Paesi europei non riuscissero a mantenere il patto, Teheran ha diverse opzioni, tra cui la ripresa dell’arricchimento di uranio del 20%.

Nel mese corrente, il peggioramento dei rapporti bilaterali tra Israele e Iran ha toccato l’apice, a causa di un attacco, avvenuto la notte tra il 9 e il 10 maggio. In tale data, l’esercito israeliano ha colpito contemporaneamente più di 50 obiettivi in Siria, uccidendo 23 persone. Secondo fonti israeliane, l’attacco è stato lanciato in risposta ad un’aggressione di Teheran contro le alture del Golan occupato.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu si è recato in Europa, il 4 giugno, per cercare consenso tra i leader europei nella condanna dell’Iran. Mentre Bruxelles ha reagito all’abbandono statunitense dell’accordo tentando di preservarlo, il leader israeliano ha duramente criticato la perseveranza europea.

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di Redazione

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