Mali: proteste dell’opposizione, governo smentisce azione repressiva

Pubblicato il 5 giugno 2018 alle 6:30 in Africa Mali

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Il governo del Mali ha definito “false e diffamatorie” le accuse dell’opposizione, in base alle quali le forze di sicurezza maliane avrebbero fatto uso di “proiettili veri” durante le proteste di sabato 2 giugno, a Bamako, a due mesi dalle elezioni presidenziali del 29 luglio 2018. 

Il primo ministro maliano, Soumeylou Boubeye Maiga, ha affermato che le accuse avrebbero lo scopo di “distrarre il popolo e il governo dagli impegni di pace e sicurezza, essenziali allo svolgimento di elezioni pacifiche, trasparenti e credibili”, che rappresentano una “garanzia di stabilità” per il Paese.

Secondo quanto riportato da Africanwes, le forze di sicurezza maliane hanno usato manganelli e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti in diverse zone della capitale. Il consigliere del primo ministro, Cheick Oumar Coulibaly, ha altresì riferito che nessuno ha trascorso la notte in ospedale, dove non sono state registrate ferite da arma da fuoco. Diversamente, secondo fonti dell’ospedale Gabriel Touré di Bamako, ci sarebbero 25 feriti ammessi al pronto soccorso, sebbene non per colpi di arma da fuoco.

Il leader dell’opposizione, Soumaïla Cissé, ha formalmente richiesto un’indagine riguardo il presunto utilizzo di munizioni da parte delle autorità, definendo la repressione delle proteste “un intollerabile attacco alle libertà fondamentali”. Da parte sua, il governo maliano ha condannato le manifestazioni, che considera una violazione dello stato di emergenza.

È previsto che i sostenitori dell’opposizione manifestino ancora l’8 giugno, per chiedere le dimissioni di Maiga e lo svolgimento di elezioni trasparenti, nonché un accesso equo all’emittente televisiva statale ORTM.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato di stare seguendo “con preoccupazione” lo sviluppo della situazione in Mali, dove si è recato in visita il 29 e il 30 maggio, ed ha altresì invitato tutte le parti a mantenere la calma e il controllo della situazione. 

Lo scorso 29 maggio, il presidente del Mali, Ibrahima Boubacar Keïta, aveva annunciato la propria candidatura alle elezioni di luglio. Secondo fonti ufficiali, Keïta correrà per la presidenza contro 15 partiti rivali. Tra questi, il principale leader dell’opposizione è Soumaïla Cissé, che dal 23 novembre 2014 è a capo del partito Union pour la république et la démocratie (URD).

Le ultime elezioni presidenziali, tenutesi nel Paese il 28 luglio e l’11 agosto 2013, avevano sancito la vittoria di Ibrahim Boubacar Keïta, leader del partito socialdemocratico Rassemblement pour le Mali (RPM). Tali elezioni erano state programmate nel 2012 e successivamente rimandate a seguito di un colpo di stato militare, avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 marzo 2012, che aveva rovesciato l’allora presidente, Amadou Toumani Touré. A partire dal gennaio dello stesso anno, il Movimento per la Salvezza dell’Azawad (MSA), gruppo composto da militanti di etnia tuareg che reclama l’autodeterminazione dell’Azawad, conduceva una lotta armata contro le forze del governo maliano. Tra maggio e aprile 2012, il Mali settentrionale era caduto sotto il controllo di gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda, successivamente dispersi da un intervento militare lanciato dalla Francia nel gennaio 2013, attualmente in corso. Ciononostante, dal 2015 gli attacchi si sono diffusi nelle zone centrali e meridionali del Paese nonché in Burkina Faso e Niger, fino a toccare la Costa d’Avorio.

Nel corso degli ultimi anni, la sicurezza in Mali è ulteriormente peggiorata a causa dei continui attacchi terroristici. In seguito a un attentato, compiuto il 20 novembre 2015 dal gruppo jihadista Al-Qaeda del Maghreb (AQIM) contro un hotel di Bamako, che aveva causato la morte di 20 persone, è stato indetto uno stato di emergenza, prolungato di 6 mesi lo scorso aprile.

 Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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