L’Iran ricomincerà ad arricchire l’uranio

Pubblicato il 5 giugno 2018 alle 10:37 in Iran Medio Oriente

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Il portavoce dell’organizzazione iraniana per l’energia atomica, Behrouz Kamalvandi, ha dichiarato che Teheran avvierà il processo per aumentare la sua capacità di arricchimento dell’uranio e informerà l’agenzia di controllo nucleare delle Nazioni Unite (IAEA) al riguardo, nella giornata del 5 giugno.

“In una lettera che sarà consegnata all’Organizzazione Internazionale per l’Energia Atomica, l’Iran annuncerà che il processo di aumento della capacità di produrre l’UF6 (esafluoruro di uranio) inizierà martedì”, ha dichiarato Kamalvandi all’agenzia di stampa ISNA. L’Iran ha la capacità di accelerare la produzione di centrifughe nucleari, utilizzate per arricchire l’uranio e l’UF6 è una materia prima utilizzata per le centrifughe, ha specificato il portavoce dell’organizzazione iraniana per l’energia atomica.

Il leader supremo del Paese, l’Ayatollah Khamenei, aveva anticipato la notizia, lunedì 4 giugno, e aveva avvertito i leader europei che l’Iran non può continuare a limitare il proprio programma nucleare, mentre gli vengono imposte nuove sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti. “Da alcuni Paesi europei riceviamo il messaggio che questi si aspettano che il popolo iraniano tolleri le sanzioni, le affronti, le accetti e rinunci alle proprie attività energetiche nucleari”, ha dichiarato pubblicamente in un discorso tenuto nella periferia di Teheran. “Vorrei dire a questi Paesi che dovrebbero essere consapevoli che questo è un sogno che non si avvererà mai”.

Il patto sul nucleare iraniano è stato messo in crisi dall’attuale amministrazione americana. Fin dalla propria campagna elettorale, il presidente americano, Donald Trump, aveva definito l’accordo con l’Iran, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), “un disastro”, affermando di volerne uscire al più presto. Di conseguenza, il 13 settembre 2017, il leader della Casa Bianca aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non avrebbe impedito all’Iran di testare missili. Tuttavia, l’accordo limitava strettamente la capacità di arricchimento dell’uranio, rendendo impossibile lo sviluppo di armi atomiche. In cambio, a partire da gennaio 2016, sono state annullate le sanzioni economiche imposte su Teheran il 23 dicembre 2006 da tutti i Paesi delle Nazioni Unite.

L’8 maggio, Trump ha annunciato la fuoriuscita definitiva dagli USA dall’accordo. Oltre al ritiro dal patto, gli Stati Uniti hanno annunciato che imporranno sanzioni contro le società europee che conducono affari con l’Iran. Il segretario del Tesoro americano ha dichiarato che gli Stati Uniti saranno comprensivi con gli alleati che hanno avviato investimenti in Iran, dando loro tra i 90 e i 180 giorni di tempo per interrompere i contratti esistenti con la Repubblica Islamica.

Oltre ai difficili rapporti con l’occidente, le relazioni dell’Iran in Medio Oriente rimangono complesse e conflittuali. Nell’ultimo mese l’allerta di Israele nei confronti delle azioni dell’Iran è diventata massima e ha toccato un picco con l’attacco della notte tra il 9 e il 10 maggio, quando l’esercito israeliano ha colpito contemporaneamente più di 50 obiettivi iraniani in Siria, causando la morte di 23 persone. Secondo fonti israeliane, l’attacco è avvenuto in risposta ad un’aggressione lanciata da Teheran contro le alture del Golan occupato. Si è trattato di una delle più grandi operazioni israeliane da decenni, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa israeliane.

Inoltre, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è recato in Europa, lunedì 4 giugno, per cercare consenso nella condanna all’Iran, tra i leader europei desiderosi di salvare l’accordo nucleare in seguito alla fuoriuscita degli Stati Uniti da questo ultimo, annunciata l’8 maggio.  Durante la visita in Europa, il presidente israeliano ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Theresa May, i quali hanno immediatamente reagito all’abbandono statunitense dell’accordo, tentando di preservare questo ultimo. Netanyahu, al contrario, è un oppositore dell’accordo sul nucleare e del regime iraniano.  Il leader israeliano ha duramente criticato l’insistenza europea sul fatto che l‘accordo è la migliore opzione per impedire a Teheran di sviluppare il nucleare. Netanyahu sostiene altresì che l’afflusso di denaro in Iran dopo la revoca delle sanzioni internazionali, come previsto dall’accordo, ha alimentato l’espansione dell’influenza militare di Teheran nella regione, specialmente nella vicina Siria. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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