Salvini nuovo ministro dell’Interno: ecco il programma sull’immigrazione

Pubblicato il 4 giugno 2018 alle 10:45 in Immigrazione Italia

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Il primo giugno, il leader della Lega e vice-presidente del Consiglio, Matteo Salvini, è stato nominato ministro dell’Interno, sostituendo Marco Minniti.

In occasione di una delle prime apparizioni pubbliche, il 2 giugno, Salvini si è recato in Sicilia, area di primo sbarco dei migranti in Italia insieme alla Calabria, alla Puglia e alla Sardegna, dove ha visitato l’hotspot di Pozzallo, che era stato chiuso lo scorso 13 marzo per ristrutturazione. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa AGI, nella struttura si trovano 26 donne e 8 bambini che, insieme ad altri 74 migranti, sono sbarcati la sera precedente all’arrivo di Salvini a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranee. La mattina del 2 giugno, almeno 50 sono stati trasferiti in altre strutture. Durante la visita, Salvini, accolto dal prefetto Filippina Cocuzza e dalla Forze dell’ordine, ha esposto il proprio programma relativo all’immigrazione.

In primo luogo, il nuovo ministro ha dichiarato che la Sicilia, e l’Italia in generale, non potranno più essere i “campi profughi d’Europa”. “Nessuno può farmi cambiare idea sul fatto che l’immigrazione illegale è un business. Vedere le persone fare soldi sui bambini che muoiono nel Mediterraneo mi rende furioso”, ha dichiarato Salvini, aggiungendo che, a suo avviso, il miglior modo per salvare le vite in mare sarebbe impedire alle navi degli scafisti di salpare.

In secondo luogo, il leader della Lega ha assicurato che l’operato di Minniti non verrà distrutto. “Terremo ciò che di buono ha fatto”, ha specificato, in quanto gli sbarchi sono diminuiti a partire dal mese di luglio 2017. Inoltre, Salvini si è detto intenzionato ad aprire nuovi centri di espulsione nelle regioni e di voler concludere altri accordi con i Paesi maggiormente interessati dal fenomeno migratorio, al fine di ridefinire il ruolo dell’Italia in Europa. “Chi utilizza il business dell’immigrazione porta la gente a morire, non è possibile che la Tunisia, nel 2018, sia la prima fonte di clandestinità”, ha dichiarato il ministro dell’Interno. In sintesi, il nuovo governo Conte, sostenuto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, continuerà a portare avanti la linea di Minniti, cercando tuttavia di velocizzare le espulsioni, che secondo Salvini sono il vero problema. “Sui migranti non terremo una linea dura ma di buon senso. Dal momento dello sbarco all’esame della pratica per il riconoscimento dell’asilo passano 9 mesi e si arriva con i ricorsi a due anni e mezzo, è una follia”, ha spiegato il leader leghista.

In terzo luogo, in merito al regolamento di Dublino, il ministro ha riferito che, invece di aiutare l’Italia, gli altri Paesi europei vorrebbero appesantirla ulteriormente dandole per 10 anni migliaia di migranti. “Diremo no, perfino la Merkel ha detto che l’Italia è stata lasciata sola. No alle modifiche del regolamento di Dublino, per le nuove politiche d’asilo perché condannano l’Italia, la Spagna, Cipro e Malta ad essere da soli”, ha affermato Salvini. I negoziati sulla riforma del sistema di Dublino sono ancora in stallo, giacché l’Unione Europea continua a essere spaccata in due blocchi che hanno posizioni contrastanti. Da una parte ci sono i Paesi del sud Europa, quali Italia, Malta, Grecia, Spagna e Cipro, che costituiscono altresì i primi porti di approdo dei migranti che partono dalle coste nordafricane. Per tali ragioni, questi Stati vorrebbero una riforma che alleggerisca il peso dei flussi migratori, attraverso un maggiore sostegno degli altri membri dell’UE. Dall’altra parte gli Stati dell’est, quali Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno invece una posizione più rigida nei confronti della gestione dei flussi.

Infine, il leader della Lega ha dichiarato che “l’obiettivo è quello di salvare le vite in mare”, motivo per cui sarà necessario “fermare i barconi della morte”, i quali costituiscono un affare per pochi e “una disgrazia per il resto del mondo”. Alla luce di ciò, il Ministero dell’Interno, sotto la guida di Salvini, si impegnerà a ridurre ulteriormente il numero degli sbarchi, a velocizzare le espulsioni, ad aumentare la sicurezza in mare e a bloccare il giro di affari dei trafficanti di esseri umani. “Da ministro farò di tutto, lavorando con quei governi, per evitare le partenze di quei disperati che pensano che c’è l’oro in Italia. Non c’è lavoro per gli italiani”, ha concluso Salvini.

Dall’inizio del 2017, l’Italia, sostenuta dall’Unione Europea e sotto la guida del ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha concluso una serie di accordi in ambito migratorio con la Libia, principale porto di partenza delle imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani, al fine di meglio gestire la crisi migratoria e contrastare le attività degli scafisti. Tra questi si ricorda quello del 2 febbraio 2017, quando l’Italia, d’accordo con le autorità del governo di Tripoli, capeggiato dal premier Fayez Serraj e sostenuto dall’Onu, ha stanziato 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due Stati. Con tale accordo, Roma e Tripoli sono intervenute per scoraggiare l’immigrazione clandestina e rimandare i migranti irregolari nei loro Paesi di provenienza entro una settimana dopo il loro fermo. Successivamente, il 31 marzo 2017, il governo italiano ha reso noto che 60 leader tribali libici avevano firmato un accordo di pace, accettando di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti dalla Libia verso l’Europa. Nell’occasione, Minniti aveva spiegato che i confini a sud del Paese nordafricano, con il Niger e il Ciad, devono essere considerati le nuove frontiere meridionali dell’Unione Europea.

Il 6 luglio scorso, Minniti ha presentato il codice di condotta delle Ong in seno al Consiglio dei ministri europei, riuniti in sessione informale a Tallin, in Estonia. Tale documento ha previsto una serie di regole precise che tutte le Ong firmatarie devono rispettare nel corso dei salvataggi di migranti in mare. Inoltre, secondo quanto riferito dal ministro Minniti, l’adesione al documento avrebbe consentito alle organizzazioni “di entrare a far parte di un sistema istituzionale finalizzato proprio al soccorso in mare all’accoglienza e alla lotta al traffico degli esseri umani, senza in nessun modo interferire nei principi fondanti le singole organizzazioni”. Alla fine del mese, in linea con le mosse del ministro dell’Interno, il 28 luglio, l’ex premier italiano, Paolo Gentiloni, ha poi approvato una risoluzione che ha ordinato l’organizzazione di una missione di supporto per la Guardia Costiera libica.

Il 30 agosto, l’Italia si è offerta di addestrare e formare 1.000 membri della marina libica, per fornire servizi di controllo anti-immigrazione illegale e di indagini criminali. Anche l’Unione Europea, nell’ambito dell’Operazione Sophia, addestra l’equipaggio della Guardia Costiera e della Marina libica dall’ottobre 2016. Ad oggi, sono 136 gli ufficiali libici che sono stati formati tra Creta, Malta e Roma. Il 2017 si era concluso con l’annuncio da parte di Gentiloni, il 24 dicembre, in merito al trasferimento di parte 470 militari italiani stanziati in Iraq, in Niger. La notizia era già stata anticipata dal premier lo scorso 13 dicembre, in occasione del summit G5 per il Sahel, tenutosi vicino a Parigi, durante il quale il presidente del Consiglio aveva annunciato che non si sarebbe trattato di un nuovo dispiegamento di forze militari, ma di uno spostamento di parte di quelle che sono attualmente impegnate in altre missioni all’estero, in Niger.

Infine, per quanto riguarda il sistema di accoglienza italiano, Minniti aveva inaugurato “il sistema di accoglienza diffusa”, volto a chiudere i grandi centri di accoglienza che rendono difficile l’integrazione degli stranieri, per sostituirli con centri più piccoli. L’obiettivo del progetto era avere piccoli numeri al fine di gestirli meglio. Cruciale, ad avviso dell’ex ministro dell’Interno, è inoltre l’integrazione, soprattutto per la sicurezza del Paese, in quanto evita la fusione tra l’immigrazione e il terrorismo.

Tali politiche hanno fatto sì che, a partire dal mese di luglio 2017, gliu sbarchi iniziassero a diminuire gradualmente. Dal primo gennaio al 31 maggio 2017 sono sbarcati complessivamente 13.430 migranti, di cui 9.214 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione di quasi il 78% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017, pari a 60.228. Le prime 5 nazionalità di migranti sono tunisina, eritrea, nigeriana, ivoriana e sudanese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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