Perché dobbiamo essere grati alla Germania

Pubblicato il 4 giugno 2018 alle 12:18 in Il commento Italia

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

L’ascesa del nuovo governo è avvenuta sotto la spinta di una grande animosità verso i tedeschi. La Germania – si urla a gran voce –  ha imposto un dominio economico e finanziario, a cui l’Italia è sottomessa. La proposta dei cosiddetti partiti populisti è di rompere questo dominio con grande impeto per scalzare la Germania dalla sua posizione dominante. A ben vedere, gli anti-europeisti italiani hanno una retorica anti-tedesca più che anti-europea. Lo stesso Paolo Savona aveva affermato che la Germania è riuscita a fare, in tempo di pace, ciò che non era riuscita a fare in tempo di guerra ovvero imporre il proprio dominio sull’Europa. In questo processo collettivo, la Germania viene rappresentata come un Paese intrinsecamente malvagio, dominato dalla sete di potere. Occorre correggere queste affermazioni perché sono il frutto di una distorsione della realtà. In primo luogo, il desiderio di dominio della Germania è pari a quello dell’Italia. Durante la seconda guerra mondiale, gli italiani di Mussolini si allearono ai tedeschi di Hitler. Entrambi operarono per sottomettere il mondo alla “razza bianca”. Non è pertanto possibile affermare che la Germania avrebbe una sete di dominio superiore a quella dell’Italia o di altri Paesi. L’osservazione distaccata dei fatti mostra che tutti i Paesi operano per diventare sempre più ricchi e potenti. Desta poi grande stupore l’argomento con cui si vorrebbe denigrare la Germania e cioè che avrebbe realizzato con la pace ciò che non è riuscita a realizzare con la guerra. Questo dato della realtà dovrebbe essere utilizzato per lodare i tedeschi e non per denigrarli. Il fatto che un Paese riesca a imporsi sugli altri attraverso la conoscenza, il mercato, le banche e una classe politica con un senso fortissimo dello Stato, dovrebbe essere salutato come uno dei più grandi progressi della civiltà. Gli uomini hanno sempre raggiunto il dominio attraverso le guerre e il massacro di intere popolazioni. Tutti abbiamo davanti agli occhi le immagini della guerra in Siria, dove la Russia e gli Stati Uniti guidano due colazioni che ricercano il dominio con le armi. Per non parlare della guerra in Yemen, che contrappone l’Arabia Saudita all’Iran. Chi potrebbe mai preferire il sistema della guerra al sistema dello “spread”? Dal momento che la pace è il bene supremo della vita politica internazionale, dovremmo vedere un esempio positivo nella Germania. Nessuno può estinguere la sete di dominio degli uomini, ma possiamo operare per evitare le guerre.  

Tutto questo non significa che l’Italia deve accettare la condizione di subalternità in cui si trova. Al contrario, le forze migliori del Paese dovrebbero reagire, compattandosi intorno al proprio governo, sia esso guidato da Berlusconi, Renzi o Conte, ma questa reazione dovrebbe essere sana e, come tale, non basata sulla mistificazione della realtà. Se l’Italia fosse al posto della Germania, farebbe di tutto per conservare la sua posizione dominante. Che gli italiani abbiano lo stesso desiderio di dominio dei tedeschi è facilmente dimostrabile. In Libia, l’Italia si batte per non perdere, a vantaggio della Francia, l’influenza che esercita da decenni. Durante i novanta giorni in cui l’Italia non ha avuto un governo, Macron ha invitato a Parigi le due fazioni che si contendono la Libia. Da una parte, c’erano i rappresentanti del governo di Tripoli, sostenuto dall’Italia; dall’altra, i rappresentanti del governo di Tobruk, sostenuti dalla Francia. È stato concordato che la Libia andrà al voto il 10 dicembre. Se vincerà la parte sostenuta dalla Francia, l’Italia avrà subito una delle sue più grandi sconfitte in politica internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale, se non la più grande. La capacità di conservare un ruolo dominante in Libia è, sotto il profilo dell’interesse nazionale, una questione più importante degli sbarchi dei migranti. Se la Libia cadrà sotto il controllo completo della Francia, il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo diventerà pressoché irrilevante. La fuoriuscita dalla Libia, e non dall’euro, è la questione nazionale del tempo presente. Il ministero degli Esteri, nel futuro prossimo, è il ministero chiave.

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di Alessandro Orsini

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