Cisgiordania: 5 coloni israeliani aprono il fuoco presso una scuola elementare palestinese

Pubblicato il 4 giugno 2018 alle 17:13 in Medio Oriente Palestina

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5 coloni israeliani hanno aperto il fuoco dei pressi di una scuola elementare palestinese nel villaggio di Jub al-Dib, in Cisgiordania, nella mattina del 4 giugno. Il gruppo ha circondato la struttura mentre alcuni operai lavoravano alla costruzione di una nuova strada finalizzata a migliorare l’accesso alla scuola Tahadi 5, nei pressi di Betlemme, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa WAFA.

I coloni, contrari ai lavori di costruzione, hanno iniziato a sparare in aria per spaventare gli operai e disturbare i lavori, secondo Hassan Barijieh, rappresentante della Settlement and Wall Resistance Commission. Barijieh ha descritto le azioni degli israeliani come “bullismo finalizzato a terrorizzare e intimidire i palestinesi locali”.

Il villaggio di Jub al-Dib e la scuola Tahadi 5 hanno subito numerose demolizioni da parte delle forze israeliane. Durante l’agosto 2017, poche ore prima dell’inizio dell’anno accademico, i soldati israeliani avevano deciso di demolire la scuola, costruita grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea. Gli alunni sono perciò stati costretti a studiare all’esterno della struttura, sopportando temperature altissime. In un secondo momento, le lezioni erano state spostate all’interno di tende, prima di ristabilire la scuola in edifici di fortuna. Lo stesso mese, le autorità israeliane avevano inoltre impedito il funzionamento di alcuni pannelli solari donati dai Paesi Bassi, che erano di importanza vitale per i residenti di Jub al-Dib, rimasto sottosviluppato a causa delle restrizioni poste sull’edilizia e sulle infrastrutture.

I problemi del villaggio in questione derivano dal fatto che è situato nell’area C della Cisgiordania, territorio sotto il controllo di Israele. Tale collocazione geografica implica che le autorità israeliane esercitano un potere quasi esclusivo sulla pianificazione edilizia e sulla presenza di infrastrutture, negando regolarmente permessi di costruzione ai palestinesi e emettendo ordini di demolizione per case, scuole, infrastrutture e proprietà varie.

La maggior parte dell’area C, che ricopre il 61% della Cisgiordania, viene gestita per il beneficio dei coloni e dell’esercito israeliano. Gli abitanti palestinesi vivono sotto la constante paura che le loro case vengano demolite. Secondo quanto riporta Btselem, tra il 2006 e il 30 aprile 2018, Israele ha demolito almeno 1.333 unità residenziali palestinesi in Cisgiordania (Gerusalemme Est esclusa), rendendo 5.997 persone, di cui almeno 3.033 minori, senzatetto. Oltre a ciò, secondo un report della stessa organizzazione, tra gennaio 2016 e il 30 aprile 2018, nella medesima area, le autorità israeliane hanno demolito 516 strutture non residenziali, come strade, magazzini, edifici agricoli, aziende ed edifici.

La violenza dei coloni è diventata una realtà quotidiana per molti palestinesi, soggetti ad intimidazioni, vandalismo e aggressioni fisiche da parte delle forze israeliane che, secondo quanto riporta The New Arab, agiscono per lo più impunemente.

I detrattori del governo israeliano ritengono che gli insediamenti siano illegali e che rappresentino un ostacolo alla pace, in quanto riducono drasticamente i possedimenti palestinesi in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza. Israele ha risposto alle accuse facendo riferimento a legami biblici, storici e politici con quei territori, e invocando esigenze di sicurezza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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