Afghanistan: esplosione a Mes Aynak, vittima 1 archeologo

Pubblicato il 4 giugno 2018 alle 6:01 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una bomba ha ucciso un archeologo afgano nei pressi di un antico sito storico, che ospitava i due Buddha giganti fatti esplodere dall’ISIS nel 2001, sollevando la preoccupazione per quanto riguarda le minacce ai progetti sostenuti dal governo.

Le minacce alle sicurezza da parte degli insorgenti hanno costretto gli archeologi europei e statunitensi a ritirarsi dal sito di Mes Aynak, lasciando agli esperti afgani il lavoro e i tentativi di prevenire gli scavi illegali. L’attacco, avvenuto domenica 3 giugno, a 40 chilometri a sud della capitale, ha ucciso 1 archeologo e ferito 4 impiegati del Ministero della Cultura nei pressi del sito archeologico, che ospita i resti di alcuni temlpi, aree residenziali, mercati e fortezze risalenti a 5000 anni fa.

La vittima, Abdul Wahab Ferozi, aveva supervisionato i restauri di più di 3000 opere che sono state consegnate al Museo Nazionale di Kabul. La polizia ha spiegato che Ferozi si stava recando sul sito, quando una bomba a controllo remoto è esplosa vicino la sua macchina. Il portavoce delle forze dell’ordine, Hashmat Stanakzai, ha spiegato che sono in corso le operazioni per identificare chi ha piazzato l’ordigno.

“Non avremmo mai pensato di poter subire un attacco simile, perché non facciamo parte né dell’esercito né siamo funzionari di alto del governo” ha spiegato Mohammad Rabi Saber, un archeologo collega delle vittime, che ha aggiunto che dopo l’incidente di domenica membri dello staff del sito hanno paura di ciò che potrebbe succedere loro.

Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco. Reuters ha ricordato che i militanti talebani a marzo 2001 avevano fatto esplodere 2 antiche statue giganti di Buddha, nella provincia di Bamiyan, poiché non erano considerate islamiche. Gli archeologi afgani e internazionali scoprirono numerose statue, manoscritti, monete e monumenti nell’area, nel 2009.

Oltre a ospitare numerosi reperti archeologici, il sito di Mes Aynak è il più grande bacino di rame del Paese. Nel 2008, la compagnia cinese Metallurgical Corporation of China (MCC), aveva vinto l’appalto per estrarre il metallo dalla cava, ma una serie di proteste per proteggere il sito buddista avevano lasciato in stallo il progetto. Inoltre, le ragioni della sua interruzione riguardarono altresì preoccupazioni in merito alla sicurezza. Il coinvolgimento dei talebani e dell’ISIS nel campo delle estrazioni illegali è certo e, anche per questo motivo, il progetto degli ingegneri cinesi era stato interrotto. La MCC aveva inviato al governo afgano una serie di richieste per proseguire con i lavori, che il Ministero delle Cave e del Petrolio ha annunciato di aver valutato domenica 3 giugno. Il portavoce del Ministero, Abdul Qadeer Mutfi, ha dichiarato che il resoconto della loro decisione è stato inviato all’alto consiglio economico del Paese. Allo stesso tempo, l’ambasciatore cinese in Afghanistan, Liu Jinsong, spiegato che la Cina conferisce molto valore agli investimenti nel Paese asiatico, aggiungendo che la Metallurgical Corporation of China si impegnerà per lavorare nell’area.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.