Nicaragua: ucciso un ragazzo di 15 anni durante le proteste

Pubblicato il 3 giugno 2018 alle 11:30 in America Latina America centrale e Caraibi

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un ragazzo di 15 anni è stato ucciso durante le proteste politiche in Nicaragua, che proseguono nel Paese da ormai un mese.

Secondo la polizia locale, tra venerdì 1 giugno e le prime ore di sabato 2 giugno si sono verificati una serie di saccheggi, incendi e rivolte in alcune città del Nicaragua, incluse Masaya e Managua.

L’Associazione del Nicaragua per la Protezione dei Diritti Umani (ANPDH) ha dichiarato che, tra le 6 vittime, risulta anche un poliziotto. I residenti hanno eretto una serie di barricate per proteggersi dagli scontri, che hanno coinvolto la polizia e i paramilitari pro-governativi. Il vescovo della Chiesa Cattolica Romana, Silvio Baez, ha chiesto ai cittadini di Masaya di non uscire dalle loro case, avvisandoli della presenza di cecchini nell’area, pubblicando un post su Twitter. La polizia locale ha dichiarato che le violenze, definite “attacchi terroristici”, sono state scatenate da un gruppo criminale equipaggiato con armi da fuoco e mortai.

Nella capitale del Paese, Managua, un cittadino statunitense è stato ucciso dai membri di un movimento pro-governativo. Tuttavia, la polizia locale ha attribuito l’uccisione ad alcuni manifestanti anti-governo. L’ambasciatrice statunitense, Laura Dogu, ha espresso le sue condoglianze su Twitter, sottolineando che la morte del cittadino degli Stati Uniti è fonte di grande preoccupazione per l’ambasciata.

Le ultime violenze si sono verificate il giorno dopo “la marcia delle madri”, un’enorme manifestazione che ha avuto per protagoniste le donne, che protestano contro la repressione dei movimenti studenteschi nel Paese. Tale protesta è stata duramente repressa dalle forze di sicurezza e dai gruppi paramilitari vicini al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale al potere. In prima fila sfilavano le madri dei giovani uccisi nella repressione contro i manifestanti, iniziata lo scorso 18 aprile. Sono morte 11 persone e almeno 80 sono rimaste ferite.

Dall’inizio delle proteste nel Paese sono morte almeno 100 persone. I manifestanti si sono riversati nelle strade, chiedendo che il presidente, Daniel Ortega, si ritiri, accusandolo di essere corrotto, di avere uno stile autocratico e di avere opzioni limitate per il cambiamento della politica del Nicaragua attraverso le elezioni. Inoltre, i cittadini lamentano altresì l’eccessivo controllo presidenziale su Congresso, tribunali e comitati militari ed elettorali. Infine, le autorità, che hanno respinto le accuse, sono state accusate di aver usato la forza per porre fine alle manifestazioni.

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani, che ha visitato il Nicaragua nei giorni scorsi, ha denunciato il ricorso a cecchini da parte delle forze paramilitari sandiniste, gruppi armati composti da giovani e giovanissimi dei quartieri più poveri della capitale Managua istigati da funzionari del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, il partito al potere. Fonti sandiniste negano ogni addebito e accusano l’opposizione di violare la costituzione e le leggi del paese fomentando un colpo di stato strisciante.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.