Indonesia: raid anti-terrorismo della polizia in università

Pubblicato il 3 giugno 2018 alle 15:14 in Asia Indonesia

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Il reparto antiterrorismo della polizia indonesiana ha arrestato un ex studente e ne sta interrogando altri due, dopo aver condotto un raid nel campus universitario di Pekanbaru, sull’isola di Sumatra, nel quale le forze dell’ordine hanno sequestrato bombe artigianali e altri materiali esplosivi.

Nella giornata di domenica 3 giugno, il portavoce della polizia nazionale, Setyo Wasisto, durante una conferenza stampa ha spiegato che l’ex studente arrestato sarebbe sospettato di aver organizzato alcuni attacchi terroristici diretti contro il parlamento indonesiano a Jakarta e contro l’assemblea locale a Pekanbaru, capoluogo e centro più popoloso della provincia di Riau. In base a quanto ha riportato una prima dichiarazione rilasciata dalle forze dell’ordine, tutti e tre gli uomini sarebbero sospettati di complotto terroristico, ma Wasisto ha chiarito che il potenziale colpevole è solo uno di loro, mentre gli altri due sono stati interrogati in quanto testimoni. Il portavoce della polizia ha inoltre aggiunto che l’uomo in questione è sospettato di avere legami con alcuni membri del gruppo Jemaah Ansharut Daulah (JAD), organizzazione terroristica ispirata allo Stato Islamico e dal 2017 presente nella lista di gruppi terroristici stilata dal Dipartimento di Stato americano. Sembra che Jemaah Ansharut Daulah abbia raccolto tra le sue fila centinaia di simpatizzanti islamisti di nazionalità indonesiana.
Durante l’irruzione effettuata dalle forze di polizia presso la facoltà dell’università di Riau, avvenuta sabato 2 giugno, sono stati scoperti vari materiali e ordigni esplosivi, tra cui un tubo bomba, una granata fabbricata rudimentalmente, e alcuni esplosivi artigianali al triperossido di triacetone (TATP), anche conosciuto come “Madre di Satana”, ha riferito Wasisto. Egli ha altresì reso noto che sono stati sequestrati una carabina ad aria e alcuni set di archi e frecce, come pure altri materiali quali i fertilizzanti, che avrebbero potuto essere usati nella fabbricazione di bombe.

Le autorità del Paese hanno da tempo esposto le loro inquietudini circa il crescente rischio di radicalizzazione nelle università dello Stato, il quale ospita la più grande comunità per maggioranza musulmana al mondo. Secondo una serie di recenti sondaggi sottoposti agli studenti nazionali, emerge un sostegno significativo dei giovani nei confronti dello Stato Islamico, dell’aderenza ai dettami dei Jihad, e della creazione di un califfato islamico in Indonesia.

In seguito ad alcuni successi significativi, portati a termine negli ultimi vent’anni, nella lotta contro la militanza di stampo islamista nel Paese, negli anni recenti si è assistito a una progressiva rinascita dell’estremismo islamico e, con esso, al ripresentarsi di attacchi terroristici sul territorio. Nel mese di maggio, le forze dell’ordine hanno sparato a 4 uomini che usavano spade samurai per assediare il quartier generale della polizia di Pekanbaru, uccidendoli. Tale aggressione, rivendicata dall’ISIS, è avvenuta all’indomani di una serie di attentati suicidi tramite ordigni esplosivi, i quali sono stati portati avanti dai militanti islamisti nei pressi di chiese e edifici delle forze dell’ordine di Surabaya, la seconda città più grande dell’Indonesia. Il 15 maggio, il quartier generale della polizia di Surabaya è stato colpito da un attacco terroristico rivendicato dall’ISIS. In tale occasione, 5 attentatori a bordo di motociclette si sono schiantati contro il check-point dell’area, e l’unico sopravvissuto tra gli attentatori è stata una bambina di 8 anni. Due giorni prima, il 13 maggio, una famiglia di 6 persone, sospettata di appartenere a un gruppo di ispirazione islamista legato all’ISIS, ha lanciato 3 attacchi che, a breve distanza l’uno dall’altro, hanno causato la morte di almeno 13 persone e il ferimento di altre 40, presso 3 chiese a Surabaya. In totale, circa 30 persone sono morte negli attentati di Surabaya, tra cui 13 dei sospettati terroristi islamici suicidi.

Circa il 90% dei cittadini indonesiani sono di religione musulmana, ma il Paese ospita anche altre comunità religiose, quali hindu, cristiani, buddisti e alcuni credo locali. Con la progressiva sconfitta militare dell’ISIS nel corso dei mesi passati, secondo molti osservatori, l’Indonesia e, in generale, il Sud-est asiatico, potrebbero diventare un nuovo territorio fertile per i terroristi islamisti. Fin dall’autoproclamazione del Califfato islamico, il 19 giugno 2014, l’ISIS ha dedicato parte della propria propaganda ai Paesi dell’Asia per reclutare combattenti dall’Indonesia, dalle Filippine, dalla Tailandia e dalla Malesia. Il più grave attacco è avvenuto il 14 gennaio 2016, quando 4 attentatori suicidi, armati anche di pistole, hanno preso d’assalto una zona commerciale nel centro di Jakarta, causando la morte di 4 persone e il ferimento di altre 17, prima di venire uccisi dalle forze di sicurezza.  Anche le chiese erano già state prese di mira precedentemente; in particolare, si ricordano gli attacchi simultanei avvenuti presso alcune strutture religiose il giorno di Natale del 2000. In tale occasione, morirono 20 persone.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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