Gli Emirati Arabi Uniti e il terrorismo

Pubblicato il 3 giugno 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Emirati Arabi Uniti

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Il Global Terrorism Index del 2017 ha inserito gli Emirati Arabi Uniti (UAE) al 112esimo posto nella lista di 130 Paesi interessati dalla minaccia terroristica, con un tasso pari allo 0,211. In linea con tali dati, in Paese del Golfo Persico, nel 2017 e nei primi 5 mesi del 201, non ha subito alcun attacco terroristico.  Nel corso degli anni passati, gli Emirati Arabi Uniti hanno moltiplicato le indagini e i processi antiterrorismo, con la Corte Suprema Federale che ha ascoltato più di 30 casi di individui legati al terrorismo. La maggior parte di tali individui erano stati accusati di promuovere o di essere affiliati a gruppi che gli UAE considerano organizzazioni terroristiche, come ISIS, al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), al-Nusra Front, Hezbollah e la Fratellanza Musulmana. L’apparato di sicurezza governativo è riuscito a sventare numerosi complotti terroristici all’interno dei confini degli Emirati Arabi Uniti, contrastando efficacemente anche i network finanziari delle organizzazioni. Al fine di migliorare ulteriormente le proprie misure antiterrorismo, il Paese del Golfo ha collaborato a stretto contatto con gli Stati Uniti, secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism del governo americano.

In merito alla legislazione antiterrorismo, nel 2016, gli Emirati Arabi Uniti hanno condotto un numero sempre crescente processi in base alle leggi federali Num. 7, 5 e 2, rispettivamente riguardanti il contrasto al terrorismo, il cyber-crime e l’anti-odio e discriminazione. Il presidente degli UAE, Khalifa bin Zayed Al Nahyan, in carica dal 3 novembre 2004, ha decretato una serie di emendamenti volti a rafforzare le misure antiterrorismo. Tra questi si ricorda la legge federale num. 11 del 2016, che ha modificato la legge federale num. 3 del 1983, la quale prevedeva che tutti i casi relativi alla sicurezza nazionale venissero presentati di fronte alla Corte Suprema Federale. L’emendamento ha previsto, invece, che la Corte Suprema Federale non dovesse più essere considerata di prima istanza, venendo sostituita dalla Corte Federale di Appello, con sede ad Abu Dhabi. Tale cambiamento, secondo il report del governo americano, è stato molto significativo, in quanto ha permesso sia alla parte accusata sia alla parte accusante di presentare il verdetto della Corte di Appello alla Corte Federale. Prima dell’emendamento, la Corte Federale svolgeva il ruolo di Corte di primo e ultimo appello, in quanto per la sentenza finale non poteva essere presentato alcun ricorso. Un alto emendamento significativo è stato quello adottato nel mese di ottobre 2016, quando il presidente emiratino ha istituito il Decreto Federale num. 7 del 2016, che ha modificato alcune norme del codice penale, previsto dalla Legge Federale num. 3 del 1987. Ciò ha permesso il conferimento della pena capitale agli individui che hanno fondato, che sono coinvolti e che gestiscono gruppi o organizzazioni che pianificato di rovesciare il governo per prendere il potere. La promozione di tali attività orale, scritta o per mezzo di altri mezzi prevede una pena dai 15 ai 25 anni di prigione. Per di più, atti deliberati contro un Paese straniero con l’obiettivo di danneggiare le relazioni diplomatiche con gli UAE e a colpire i cittadini e gli interessi di quello Stato saranno puniti con l’ergastolo.

Lo State Security Directorate (SSD) di Abu Dhabi il Dubai State Security (DSS) sono responsabili delle operazioni antiterrorismo. Le forze di polizia locali ed emiratine, in particolare la polizia di Abu Dhabi e la polizia di Dubai, sono spesso le prime a gestire casi ai casi di terrorismo, fornendo assistenza tecnica ad entrambi il SSD e il DSS. Nel complesso, secondo il governo americano, l’apparato di sicurezza degli Emirati Arabi Uniti ha dimostrato buone capacità di indagine, di risposta alle crisi e di sicurezza delle frontiere. Le forze di sicurezza del Paese sono state addestrate ed equipaggiate per rilevare, scoraggiare e rispondere agli incidenti terroristici. Il più importante processo di terrorismo del 2016 ha coinvolto il gruppo di Shabab al Manara, e comprendeva 41 imputati, 38 dei quali erano emiratini. Gli accusati sono stati processati per la loro associazione con gruppi terroristici, tra cui ISIS e al-Qaeda, e per aver pianificato attacchi terroristici negli Emirati Arabi Uniti. Al termine del processo a marzo, la Corte di sicurezza dello Stato ha condannato 11 imputati all’ergastolo, 2 a 15 anni di reclusione, 13 a 10 anni di reclusione, 2 a 5 anni di reclusione, 6 a 3 anni di detenzione e 4 a 6 mesi di reclusione. La Corte ha assolto 7 imputati e ha ordinato la deportazione di altri 4 dopo l’elaborazione delle loro sentenze. Inoltre, la Corte ha ordinato lo scioglimento del gruppo Shabab al Manara, la chiusura del suo quartier generale, la confisca dei dispositivi elettronici utilizzati in criminalità informatica, armi, munizioni, materiali utilizzati nella fabbricazione di esplosivi e dispositivi wireless e la chiusura di eventuali siti Web affiliati con il gruppo. Nel maggio 2016, Mohammed al Habashi, il marito di Ala’a al Hashemi, che è stato giustiziato per aver ucciso un insegnante americano a Reem Island nel 2014, è stato condannato all’ergastolo per una serie di reati terroristici, tra cui il complotto di far saltare in aria lo Yas Marina Circuit e un negozio dell’IKEA locale. Al Habashi è stato anche ritenuto colpevole di aver pianificato un assassinio e di aver fabbricato bombe.

La collaborazione tra il governo emiratino e gli Stati Uniti si è concretizzata nell’assistenza fornita dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) americano, volta a rafforzare soprattutto il controllo delle frontiere. La divisione della polizia per le indagini criminali di Abu Dhabi, inoltre, condivide informazioni con il Dipartimento americano, al fine di effettuare indagini più approfondite sul terrorismo.

Per quanto riguarda il contrasto al finanziamento del terrorismo, gli Emirati Arabi Uniti sono un membro del Middle East and North Africa Financial Action Task Force e partecipa alla Coalition’s Counter-ISIS Finance Group. L’unità di intelligence finanziaria emiratina, la Anti-Money Laundering and Suspicious Cases Unit, fa parte dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Gli Emirati Arabi Uniti costituiscono un centro finanziario e di trasporto regionale e globale che viene sfruttato dalle organizzazioni terroristiche per inviare e ricevere denaro. I vincoli di capacità operativa e politici hanno talvolta impedito al governo degli Emirati Arabi Uniti di congelare e confiscare immediatamente le attività terroristiche in assenza di assistenza multilaterale. Gli UAE richiedono alle istituzioni finanziarie, alle attività e alle professioni non finanziarie designate di attuare il regime di sanzioni ISIL (Da’esh) e al-Qa’ida del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su base continuativa. Ad eccezione di quelle specificamente stabilite per le attività finanziarie, che sono ben regolate, le numerose zone di libero scambio degli EAU variano in base al loro rispetto delle migliori pratiche internazionali contro il riciclaggio di denaro. Lo sfruttamento da parte di attori illeciti di trasmettitori di soldi, comprese le case di scambio autorizzate e le società commerciali che agiscono da emittenti di moneta, costituiscono una notevole preoccupazione. Alla fine del 2016, il governo degli Emirati Arabi Uniti ha collaborato con il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per interrompere le attività di una casa di cambio yemenita che sosteneva e facilitava il finanziamento di al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). Secondo il Global Terrorism Index 2017, dagli Emirati passano diverse somme di denaro provenienti da Arabia Saudita, Kuwait che, attraverso alcune associazioni caritatevoli e altre organizzazioni che sono legate ai network terroristici, finanziano i talebani in Afghanistan e in Pakistan.

Nell’ambito del contrasto all’estremismo violento, le autorità degli Emirati Arabi Uniti promuovono la tolleranza tanto che, nel mese di febbraio 2016, il governo ha creato la carica di Ministro di Stato per la Tolleranza. A giugno di quell’anno, il governo ha altresì lanciato il “Programma nazionale per la tolleranza” come parte della sua iniziativa Vision 2021. Tale programma si concentra su 5 pilastri, quali rafforzare il ruolo del governo come incubatore di tolleranza, il ruolo della famiglia nella costruzione della nazione, la promozione della tolleranza tra i giovani e la prevenzione del fanatismo e dell’estremismo violento, l’arricchimento di contenuti di tolleranza scientifica e culturale e l’appoggio agli sforzi internazionali per promuovere la tolleranza. Il Centro Sawab ha lanciato numerose campagne di successo in arabo e inglese sulle sue piattaforme Twitter, Facebook e Instagram, tra cui un’iniziativa che ha evidenziato il ruolo essenziale della famiglia nel contrastare la diffusione dell’estremismo, i giovani che danno un contributo positivo alla società, il maltrattamento alle donne dell’ISIS e bambini, ritornati combattenti e disertori terroristi stranieri, e l’orgoglio nazionale.

Infine, per quanto riguarda la cooperazione regionale e internazionale, nel marzo 2016, gli Emirati Arabi Uniti si sono uniti ad altri Paesi nel GCC per designare Hezbollah un’organizzazione terroristica. A settembre, il ministro degli Interni Saif bin Zayed Al Nahyan e Rob Wainwright, direttore di Europol, hanno firmato un accordo sulla cooperazione strategica nella lotta contro i reati gravi e il terrorismo. Il patto mira a promuovere la cooperazione attraverso lo scambio di informazioni e competenze tra gli Emirati e l’agenzia di contrasto dell’Unione europea per contrastare tutti i tipi di reati. Gli Emirati Arabi Uniti sono stati il primo Paese della regione a firmare tale accordo. Infine, il Paese del Golfo fa parte della coalizione saudita che bombarda i ribelli Houthi in Yemen dal marzo 2015.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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