Brexit: UK preparerà nuove proposte da presentare a summit di fine giugno

Pubblicato il 3 giugno 2018 alle 12:42 in Europa UK

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La Gran Bretagna preparerà un pacchetto di nuove proposte sulle politiche della Brexit da presentare all’incontro dei leader dell’Unione Europea del 28 e 29 giugno.

La notizia è stata diffusa domenica 3 giugno dal ministro degli Interni del Paese, Sajid Javid, che ha aggiunto di aspettarsi un responso positivo da parte di Bruxelles. Il primo ministro della Gran Bretagna, Theresa May, sta lavorando per trovare una proposta per quanto riguarda le sistemazioni doganali post-Brexit, che rappresentano, ad oggi, il più grande punto di stallo nelle trattative con l’Unione Europea. È necessario trovare un accordo quanto prima, poiché il Paese ha programmato l’uscita dal blocco a marzo 2019. Secondo Javid, le discussioni tra i ministri sull’argomento stanno avendo un progresso positivo. Le proposte saranno in linea con le dichiarazioni precedenti della May, e un documento relativo alle politiche verrà pubblicato prima del summit.

Sabato 2 giugno, l’Irlanda ha dichiarato che la May ha 2 settimane di tempo per delineare le proposte. Tuttavia, il suo gabinetto è diviso sulla questione e i funzionari europei hanno respinto le bozze in discussione a Londra. Il confine tra l’Irlanda del Nord, governata dalla Gran Bretagna, e l’Eire, che occupa il restante territorio dell’isola irlandese, sarà l’unica frontiera terrestre di Londra. Nonostante entrambe le parti siano impegnate nel tenere aperto il confine, è difficile trovare una soluzione pratica.

Reuters ha citato il quotidiano britannico The Sunday Times, che ha spiegato che se non verrà raggiunto un accordo con l’Unione Europea, potrebbe verificarsi una penuria di medicine, petrolio e cibo nel giro di 2 settimane. The Sunday Times ha incluso un documento nel quale vengono proposti 3 diversi scenari, nel caso in cui le trattative non abbiano un esito positivo. Il ministro degli Interni Javid ha respinto la visione del quotidiano.

Il primo a parlare di Brexit fu l’ex primo ministro inglese, David Cameron, che nel 2015, durante la campagna elettorale per la sua rielezione, promise di indire un referendum per capire quale fosse la volontà del popolo britannico. Cameron riteneva che il potere dell’Unione Europea andasse a inficiare la sovranità e l’interesse nazionale della Gran Bretagna su aspetti come il commercio, l’immigrazione, la finanza e la spesa sociale. Il referendum del 23 giugno 2016, con il 51,9% di voti a favore, confermò la scelta della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea. Il giorno dopo, Cameron annunciò la sua decisione di dimettersi dalla carica di primo ministro poiché, a suo dire, il Paese aveva bisogno di una nuova leadership che lo guidasse verso il cambiamento. L’11 luglio 2016 l’ex premier diede ufficialmente le dimissioni e, dal 13 luglio 2016, venne sostituito dalla conservatrice Theresa May, che si è trovata a dover gestire tutti i processi della Brexit. Il 29 marzo 2017, otto mesi dopo il referendum, il governo britannico ha invocato l’articolo 50 dei Trattati sull’Unione Europea, che stabilisce un iter preciso per l’uscita dall’Unione, avviando così il meccanismo di uscita.

La May ha sempre sostenuto che lasciare il blocco europeo senza un accordo sarebbe meglio che negoziarne uno che non soddisfi entrambe le parti. Il governo del Paese ha dichiarato di voler stringere un patto con Bruxelles, nonostante rimanga aperto a qualsiasi esito.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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