Afghanistan: quasi metà dei bambini non scolarizzati, dati allarmanti

Pubblicato il 3 giugno 2018 alle 16:24 in Afghanistan Asia

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Quasi la metà dei bambini afghani sono attualmente fuori dal percorso di scolarizzazione per via di conflitti, povertà, matrimonio infantile e discriminazioni verso il genere femminile; tali cifre sono aumentate per la prima volta dal 2002, stando al recente rapporto di un’organizzazione umanitaria.

In Afghanistan sono circa 3,7 milioni i bambini compresi tra i 7 e i 17 anni che sono attualmente esclusi dal percorso scolare, ossia il 44% del totale; di questi, 2,7 milioni sono bambine e ragazze. A rendere note tali stime è stato, nella giornata di domenica 3 giugno, il ministro dell’Istruzione, Mirwais Balkhi. Durante un seminario informativo, Balkhi ha illustrato il risultato di uno studio condotto in collaborazione dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), e da un gruppo di esperti indipendente, il Samuel Hall. Nelle province afghane che sono state colpite in modo maggiore da guerra e povertà, fino all’85% delle bambine di sesso femminile attualmente non vanno più a scuola, stando a quanto è emerso dalla ricerca. Senza fare specifici riferimenti al terrorismo perpetrato dal gruppo talebano o dallo Stato Islamico, Balkhi ha affermato che vi sono “molte ragioni” che spingono le famiglie a far interrompere gli studi ai propri figli. “L’istruzione infantile è la più importante fonte e indicatore di sviluppo in tutte le comunità di esseri umani”, ha affermato il ministro, aggiungendo: “È anche lo strumento più importante per combattere i fenomeni di guerre, povertà e disoccupazione”. Adele Khodr, nel rapporto UNICEF, ha evidenziato: “Come di consueto, l’attività imprenditoriale non è un’alternativa percorribile in Afghanistan se dobbiamo ancora lottare per garantire il diritto all’istruzione di ogni bambino. Quando i bambini non vanno a scuola, sono maggiormente esposti al pericolo di abusi, sfruttamento e radicalizzazione”.

L’incremento della violenza, insieme alle minacce condotte dallo Stato Islamico, ha portato alla chiusura di molti edifici scolastici, minando la già difficoltosa possibilità di istruzione a cui nel Paese hanno accesso le bambine di sesso femminile, milioni delle quali non hanno mai messo piede in una scuola. I talebani, i quali osteggiano il sostegno che il governo dello Stato riceve dagli Stati Uniti e si auspicano il ritorno a una rigida osservanza della legge islamica, si oppongono fermamente all’istruzione della fascia femminile della popolazione.

Durante il seminario, una giovane ragazza, Ziwar, proveniente dalla provincia centrale di Daikondi, una delle regioni afghane dove la sicurezza è più stabile, ha raccontato agli astanti di essere andata a scuola fino all’età di 14 anni. “So leggere e scrivere, so scrivere una lettera. Ora imparo leggendo libri, ma voglio continuare a studiare. Da grande voglio diventare una dottoressa”.

Il 15 aprile 2018, alcuni militanti estremisti hanno fatto irruzione in due scuole afghane e hanno dato fuoco agli edifici e sparso violenza nel Paese, provocando la chiusura di centinaia di istituti privati.

Domenica 3 giugno, a Mazar-i-Sharif, capoluogo della provincia settentrionale di Balkh, una bambina è stata uccisa e altre 20 sono state ferite durante una corsa disordinata presso una scuola, mentre si radunavano per la consegna dei loro pass di accesso al test di ingresso all’università.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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