Israele: esercito uccide infermiera palestinese a Gaza

Pubblicato il 2 giugno 2018 alle 12:23 in Israele Palestina

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Le forze israeliane hanno ucciso un’infermiera palestinese che stava cercando di prestare soccorso a un manifestante palestinese ferito presso il confine con Gaza, mentre Israele lamenta attacchi con armi da fuoco e granate da parte dei militanti palestinesi.

Nella giornata di venerdì 1 giugno, Razan Al-Najar, una volontaria medica 21enne di origine palestinese, è stata colpita e uccisa dal fuoco dell’esercito israeliano mentre correva verso il confine delimitato e fortificato tra Gaza e Israele per soccorrere un manifestante ferito. L’accaduto, riferito da un testimone oculare e confermato dal personale sanitario recatosi poi sul posto, ha avuto luogo a est della città di Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza. In base alla ricostruzione fatta dal testimone, che ha richiesto di restare anonimo, ai giornalisti di Reuters inviati sul posto, Najar, che indossava un’uniforme bianca, è avanzata in direzione del ferito, alzando e sventolando le braccia per segnalare le sue intenzioni, ma i soldati israeliani hanno aperto il fuoco colpendola al petto. Una portavoce dell’esercito israeliano, interrogata sull’accaduto, non ha voluto rilasciare commenti sull’uccisione della donna. Gli ufficiali israeliani, in precedenza, avevano sostenuto di sparare esclusivamente a bersagli che rappresentassero una chiara minaccia al loro Paese, ma avevano aggiunto che a volte i proiettili possono deviare dalla traiettoria desiderata dai cecchini e colpire chi si trova vicino al target. Il ministero della Salute di Gaza ha comunicato la morte dell’infermiera palestinese, annunciando il suo lutto per la caduta di una “martire”. Najar era stata intervistata da Reuters nel mese di aprile, e in tale occasione aveva affermato di voler assistere alle proteste lungo il confine fino alla fine e alla risoluzione della situazione. Sul suo account Facebook, la ragazza aveva recentemente scritto: “Sto tornando e non ho intenzione di ritirarmi. Colpitemi con i vostri proiettili. Non ho paura”.

Il personale dello staff medico-sanitario di Gaza ha reso noto che almeno 100 palestinesi sono stati feriti dai proiettili israeliani durante le manifestazioni di massa di venerdì 1 giugno. L’esercito israeliano, dal canto suo, ha reso noto che le sue truppe hanno operato per disperdere “migliaia di insorti” in cinque punti del territorio, e ha aggiunto che un veicolo delle Forze di Difesa israeliane è stato incendiato, e il presunto colpevole è stato visto mentre scavalcava la delimitazione di sicurezza nella parte settentrionale della Striscia di Gaza, posizionava quella che sembra essere stata una granata, e rientrava dalla sua parte del confine. Per quanto riguarda il numero dei morti, l’uccisione di Najar fa salire il bilancio complessivo delle vittime palestinesi, da quando sono iniziate le proteste il 30 marzo a oggi, a 119. Tra le fila delle forze israeliane non vi sono state vittime, tuttavia il Paese ha subito gravi danni alle fattorie situate lungo il confine in seguito all’esplosione di ordigni legati ad aquiloni speciali fatti volare sul suo territorio dall’altra parte della recinsione.

La Striscia di Gaza rappresenta un’enclave controllata dal gruppo islamista palestinese Hamas, e dal giugno del 2007 è soggetta a un severo embargo terrestre, aereo e marittimo tanto da Israele quanto dall’Egitto.

Le proteste attuali rappresentano il più violento scontro a fuoco tra Israele e Hamas e un’altra fazione palestinese armata dal 2014 a oggi. Nelle manifestazioni, che hanno preso il nome di “Grande Marcia del Ritorno”, i palestinesi stanno rivendicando il loro diritto a fare ritorno nei territori da loro persi con la creazione dello Stato di Israele durante il conflitto arabo-israeliano del 1948. Israele, dal canto suo, sostiene che le proteste siano una scusa per violare il confine. La risposta violenta di Israele nel sedare le proteste ha causato la condanna del Paese a livello internazionale.

Le manifestazioni di protesta dei palestinesi, nella giornata di venerdì, non sono state così violente come nelle settimane precedenti, tuttavia ci si aspetta un incremento delle stesse nella prossima settimana, in quanto i giorni che vanno dal 5 al 10 giugno segnano l’anniversario della cosiddetta Guerra dei Sei Giorni, terminata con la conquista, da parte di Israele, della Striscia di Gaza, della Cisgiordania e di Gerusalemme Est nel conflitto del 1967. Il 6 giugno di quell’anno, l’esercito israeliano oltrepassò la Green Line, la linea che segnava il confine con l’allora regno di Giordania. Da quel momento i territori palestinesi conquistati da Israele sono conosciuti come “Territori Palestinesi Occupati”. Quest’anno sono 50 anni dall’inizio dell’occupazione israeliana, dichiarata illegale secondo il diritto internazionale, come sancisce la Quarta Convenzione di Ginevra, e secondo le Nazioni Unite, tramite le risoluzioni UNGAR 3414 del 1975, UNSCR 465 del 1980 e UNSCR 2334 del 2016.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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