Iran: due mesi per chiedere l’esenzione dalle sanzioni statunitensi

Pubblicato il 2 giugno 2018 alle 6:30 in Iran Medio Oriente

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Il colosso petrolifero francese, Total, ha due mesi di tempo per chiedere l’esenzione dalle sanzioni statunitensi che saranno imposte nuovamente a seguito del ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare annunciato l’8 maggio. Questo è quanto affermato dal ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh.

Dopo l’accordo firmato il 14 luglio 2015 dall’Iran e dalle sei potenze mondiali Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti e Cina, il maggiore investimento nel settore degli idrocarburi iraniano è stato il contratto da 4.8 miliardi di Total per lo sviluppo del più grande giacimento di gas naturale del mondo, il South Pars, situato nelle acque del Golfo Persico. La compagnia statale cinese China National Petroleum Corporation (CNPC) possiede il 30% delle azioni del progetto. 

Pechino potrebbe beneficiare del ritiro della Total dal progetto per l’espansione del gasdotto iraniano di South Pars. Secondo il ministro iraniano Zanganeh, il mancato ottenimento di una deroga da parte della Total significherebbe che la CNPC potrebbe rilevare la partecipazione francese nel progetto del gas South Pars, portando la propria quota ad oltre l’80 percento. “Total ha 60 giorni per negoziare con il governo degli Stati Uniti”, ha detto Zanganeh, suggerendo inoltre che il governo francese potrebbe aprire un dialogo con Washington al riguardo.

Un portavoce della Total ha dichiarato che “il 16 maggio in conformità con gli impegni contrattuali nei confronti delle autorità iraniane, Total si stava impegnando con le autorità francesi e statunitensi per esaminare la possibilità di una rinuncia al progetto”. La società francese ha aggiunto, inoltre, di star seguendo le procedure concordate nel contratto stipulato con Teheran, che prevedeva l’eventualità di sanzioni e la conseguente rinuncia al progetto in tale caso. L’amministratore delegato della Total, Patrick Pouyanne, ha dichiarato che l’unico modo per continuare con il progetto in Iran sarebbe di avere una deroga speciale, ma ha aggiunto che “è abbastanza improbabile”. Il ministro Zanganeh ha anche dichiarato alla televisione di stato che un accordo con l’Europa incoraggerebbe altri potenziali acquirenti di petrolio iraniano. Lukoil, il secondo produttore di petrolio russo, ha dichiarato oggi l’annullamento dei progetti in Iran, a causa della minaccia delle sanzioni statunitensi.

Il 16 maggio, in occasione di un meeting a Sofia, i leader europei si sono impegnati a sostenere le Nazioni europee firmatarie dell’accordo, proponendo diverse misure per fronteggiare le sanzioni americane. Una di queste prevede che i governi degli Stati membri dell’Unione facciano trasferimenti diretti di denaro alla banca centrale dell’Iran. Altre misure, invece, ipotizzano il ricorso ad una misura europea, fino ad ora mai formalmente implementata, lo “statuto di blocco”. Questa norma è stata ideata nel 1996, quando gli Stati Uniti hanno cercato di penalizzare le compagnie straniere che commerciavano con Cuba negli anni ’90. Lo Statuto di blocco dell’Unione proibisce a qualsiasi società di un Paese membro di rispettare le sanzioni statunitensi e non riconosce alcuna sentenza giuridica che imponga le sanzioni americane.

Da parte sua, Washington non ha solo reimposto le sanzioni, ma ha minacciato di renderle ancora più severe. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato, lunedì 21 maggio, che gli Stati Uniti imporranno pressioni economiche e militari all’Iran fino “a schiacciarlo”, a meno che Teheran non modifichi il suo comportamento nell’ambito del Medio Oriente. Nella stessa occasione, Pompeo ha formulato 12 richieste che l’Iran dovrà esaudire, se desidera negoziare un nuovo accordo sulla proliferazione nucleare con gli Stati Uniti.

Le dichiarazioni del segretario di Stato americano hanno scoraggiato l’Europa. “Pompeo è stato come una doccia fredda”, ha affermato un diplomatico europeo, che ha aggiunto che i Paesi firmatari cercheranno di rimanere nell’accordo, senza farsi però illusioni. L’Unione Europea, uno dei principali partner commerciale dell’Iran, ha cercato di investire miliardi di euro nella Repubblica islamica da quando il blocco dei 27, insieme alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti, ha revocato le sanzioni economiche globali il 16 gennaio 2016. Di conseguenza, nello stesso anno, le esportazioni dell’Iran di carburanti e altri prodotti energetici principalmente verso l’Unione erano aumentate del 344% rispetto all’anno precedente, arrivando a 5,5 miliardi di euro (6,58 miliardi di dollari). Gli investimenti dell’Unione in Iran, fatti principalmente da Germania, Francia e Italia, hanno raggiunto un ammontare pari a oltre 20 miliardi di euro dal 2016, in progetti che vanno dall’aerospaziale all’energia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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