Sud Sudan: Consiglio di Sicurezza Onu congela sanzioni fino al 30 giugno

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 12:40 in Africa Sud Sudan

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Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato, giovedì 31 maggio, una risoluzione che prevede l’imposizione di sanzioni al Sud Sudan, se il conflitto nel Paese non cesserà entro il 30 giugno 2018. La notizia è stata resa nota da Reuters, venerdì 1 giugno.

La risoluzione è stata approvata con i 9 voti favorevoli di Costa d’Avorio, Francia, Kuwait, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, mentre Russia, Cina, Bolivia, Kazakistan, Guinea Equatoriale ed Etiopia si sono astenuti.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, dovrà riferire se i combattimenti nel Paese si fermeranno e se le parti raggiungeranno “un accordo politico fattibile”. In mancanza di un cessate il fuoco entro il 30 giugno, le sanzioni proposte dall’Onu, che prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggiare, verranno applicate a 6 ministri e funzionari di governo sud sudanesi. Tra questi, il ministro della Difesa, Kuol Manyang Juuk, l’ex capo dell’esercito, Paul Malong, il ministro dell’Informazione, Michael Lueth e Koang Rambang, governatore dello Stato di Bieh, accusato di aver condotto attacchi e ostacolato gli aiuti umanitari ai civili.

L’Ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha definito la risoluzione “un passo modesto”, e ha altresì esortato la comunità internazionale ad intraprendere un’azione concreta, volta a “responsabilizzare” le parti coinvolte nel conflitto sud sudanese.

I critici della risoluzione sostengono che sia stata una mossa affrettata, decisa senza un’adeguata consultazione con le autorità sud sudanesi. In particolare l’ambasciatore dell’Etiopia all’Onu, Tekeda Alemu, ha affermato che, sebbene comprenda la frustrazione degli Stati Uniti, l’adozione della bozza di risoluzione costituisce “uno sviluppo molto tragico”, in quanto dannosa per il processo di pace promosso dall’Autorità Intergovernativa sullo Sviluppo (IGAD) in Sud Sudan. A tale proposito, giovedì 31 maggio, durante un incontro ad Addis Abeba, il premier etiope, Abiy Ahmed, e il leader sud sudanese, Salva Kiir, si erano detti favorevoli al processo di pace mediato dall’IGAD, che intende favorire l’accordo tra il governo del Sud Sudan e i gruppi ribelli che operano nel Paese.

Il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011. A partire dal dicembre 2013 è in corso una guerra civile, che vede contrapporsi le forze fedeli al presidente Salva Kiir, di etnia dinka, a quelle dell’ex vicepresidente, Riech Machar, di etnia nuer. Da allora, secondo le stime, almeno 50.000 persone sono state uccise e oltre 4 milioni costrette ad abbandonare le loro case e trasferirsi negli Stati confinanti, come Etiopia e Uganda. Ad oggi, quasi 2/3 della popolazione è afflitta da malnutrizione e mancanza di cure mediche.   

Gli alleati del Sud Sudan, tra cui Stati Uniti, Unione europea e Germania, avevano già avvertito il Paese che avrebbero preso duri provvedimenti qualora i colloqui di pace fossero falliti. L’8 maggio 2018, la presidenza USA aveva anche annunciato che avrebbe riesaminato i programmi di assistenza destinati allo Stato africano. Dal 17 al 21 maggio, ad Addis Abeba, si era tenuto un Forum di Alto livello per la Rivitalizzazione, promosso dall’IGAD, a cui avevano partecipato sia il governo sia i ribelli sud sudanesi. Durante il meeting, l’Autorità aveva aiutato a mediare tra le parti belligeranti, favorendo il dialogo sulla sicurezza del Paese. Tuttavia, secondo quanto riferito da Reuters, i tentativi di restringere le distanze tra le posizioni delle due parti si erano rivelati infruttuosi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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