ONU: Gaza è sull’orlo della guerra, veto USA alla risoluzione su protezione dei palestinesi

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 11:14 in Medio Oriente Palestina

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Gli ultimi scontri tra Israele e Hamas hanno portato Gaza sull’orlo della guerra, secondo quanto dichiarato dall’inviato dell’Onu per il Medio Oriente, Nickolay Mladenov, durante il Consiglio di Sicurezza straordinario dell’Onu del 31 maggio.

Il Consiglio si è riunito in una sessione di emergenza richiesta dagli Stati Uniti, che hanno domandato la condanna dell’attacco lanciato contro Israele dai gruppi armati palestinesi di Gaza tra il 29 e il 30 maggio. Tuttavia, il Kuwait, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, ha bloccato la dichiarazione redatta dagli Stati Uniti, sostenendo di aver presentato un progetto di risoluzione che affrontava tale crisi.

A seguito dell’attacco da Gaza, il 30 maggio, l’esercito israeliano ha lanciato 70 razzi e bombe di mortai contro alcuni obiettivi appartenenti a gruppi di resistenza palestinesi. Dopo tali scontri, le due fazioni hanno concordato un cessate il fuoco, ma la tensione al confine tra la Striscia di Gaza e Israele rimane alta. “Questa ultima serie di attacchi ci avverte che siamo tutti i giorni sull’orlo della guerra”, ha affermato Mladenov al Consiglio di Sicurezza, in collegamento video da Gerusalemme. L’inviato Onu per il Medio Oriente ha espresso una forte preoccupazione riguardo all’annuncio di nuove manifestazioni da parte degli abitanti della Striscia di Gaza nel mese di giugno. “Nessuno a Gaza può permettersi un’altra guerra”, ha dichiarato Mladenov.

Il Kuwait, a nome dei Paesi arabi, ha proposto una bozza di risoluzione per l’adozione di misure a favore della protezione dei civili palestinesi. Gli Stati Uniti, che hanno potere di bloccare le risoluzioni nel Consiglio, hanno annunciato che porranno “senza dubbio il veto”, secondo quanto ha dichiarato l’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Nikki Haley. Secondo lei, la bozza di risoluzione è “un approccio gravemente unilaterale che è privo di valori morali e servirebbe solo a minare gli sforzi in corso per la pace tra israeliani e palestinesi”. L’ambasciatrice statunitense all’Onu ha infine aggiunto che “il popolo di Gaza non ha bisogno di protezione da una fonte esterna: la popolazione di Gaza ha bisogno di protezione da Hamas”.

Il voto è previsto nel pomeriggio di venerdì 1 giugno e l’annunciato veto americano dovrebbe confermare la situazione di stallo nel Consiglio. La Francia ha avvertito che il mancato accordo su una risposta alla crisi di Gaza è fortemente dannoso per le Nazioni Unite. “Questo silenzio è sempre più pesante, sta diventando assordante e non è accettabile”, ha affermato l’ambasciatore francese Francois Delattre. “Non è accettabile sia per la popolazione palestinese sia per quella israeliana, che sono danneggiate da questo conflitto, non è accettabile per il mondo intero che ci sta osservando”, ha dichiarato il diplomatico francese.

Gli scontri e le ostilità lungo la Striscia di Gaza hanno cominciato ad aggravarsi il 30 marzo, quando sono state annunciate le manifestazioni di massa palestinesi, note col nome di Marcia del Ritorno. Secondo Israele, tali proteste sarebbero mirate a violare il confine con il proprio territorio. Finora, nelle manifestazioni sono stati uccisi almeno 113 palestinesi e il picco delle violenze è stato raggiunto nella giornata del 14 maggio , data dell’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme, quando l’utilizzo di armi da fuoco sui manifestanti ha provocato più di 60 vittime palestinesi al confine tra Gaza e Israele. 

A seguito di tali eventi, la Striscia di Gaza sta affrontando una “crisi epica”, secondo quanto denunciato dalla Croce Rossa il 31 maggio. L’organizzazione di soccorso medico ha dichiarato che a seguito delle violenze delle scorse settimane più di 13.000 palestinesi sono stati feriti, aggiungendo ancora più pressione al già sovraccarico sistema sanitario dell’enclave. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha annunciato che sta intensificando la sua assistenza nella Striscia. È previsto l’invio di due nuove squadre chirurgiche, altri specialisti e forniture mediche ulteriori, per aiutare ad affrontare la crisi. “Le recenti manifestazioni e le violente attività lungo il confine di Gaza hanno innescato una crisi sanitaria di portata senza precedenti”, ha riferito ai giornalisti Robert Mardini, capo delle operazioni nel Vicino e Medio Oriente del CICR. Mardini ha dichiarato che nelle sette settimane trascorse dall’inizio delle manifestazioni e delle violenze, “abbiamo superato il volume di feriti della guerra dell’agosto 2014”.

La guerra a cui si fa riferimento è quella scoppiata nell’estate del 2014, un conflitto di 50 giorni che ha provocato la morte di oltre 2.200 palestinesi della Striscia di Gaza. Uno dei più gravi eventi nel piccolo territorio che, a seguito della vittoria di Hamas alle elezioni del 2006, vive una situazione di isolamento ed è gravato dal 2008 da un blocco terrestre e marittimo. La guerra di Gaza del 2014 è iniziata con il lancio da parte di Israele dell’operazione Protective Edge, l’8 luglio 2014. Secondo alcuni funzionari del Ministero della salute palestinese, nel conflitto avrebbero perso la vita prevalentemente civili, tra cui 490 bambini. Il bilancio delle vittime israeliane è di 64 soldati e 6 civili, tra cui un bambino di quattro anni, deceduto a seguito del lancio di un razzo di Hamas sulla sua casa. Secondo le forze di sicurezza israeliane, durante i due mesi di scontri, terminati il 20 agosto, oltre 2.000 missili sono stati lanciati contro Israele, sono stati distrutti 32 tunnel di Hamas e sono stati uccisi 750 presunti militanti e comandanti del gruppo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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