La macchina della guerra in Afghanistan: droga e miniere illegali

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 13:13 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Afghanistan possiede un’ingente quantità di risorse energetiche e minerarie. In tal senso, il Paese rappresenta uno snodo strategico dell’Asia centrale, crocevia di gasdotti e giacimenti di petrolio. Le riserve locali, circa 1400, contengono cromite, carbone, rame, oro, ferro, gas naturale, petrolio e altre risorse. L’Afghanistan possiede circa 3 trilioni di dollari di minerali non sfruttati.

Nonostante la presenza di riserve di gas e minerali sia notevole, il Paese produce oltre il 90% della fornitura mondiale di oppio. Secondo quanto riporta il giornale afghano Daily Outlook, lo stupefacente viene coltivato principalmente in aree problematiche e si è trasformato nella macchina da guerra dei militanti. Le piantagioni ricoprono 328 ettari di terra in province considerate non sicure, soprattutto nei pressi di Helmand, dove nel 2017 è stato registrato un aumento del 63% rispetto al 2016. Nel 2018, in tale provincia non è stata avviata una campagna antidroga efficace alla luce dell’escalation dei conflitti. Secondo quanto riporta l’ayatollah afghano, capo del governatore provinciale di Helmand: “La campagna contro la coltivazione di droga è stata più che altro simbolica. Alla gente è stato detto che se qualcuno avesse coltivato stupefacenti, sarebbe andato incontro a procedimenti legali. Tuttavia, a differenza degli anni precedenti, le squadre della campagna anti-droga governativa non hanno distrutto le coltivazioni presenti”.

Per quanto riguarda le risorse minerarie, un rapporto di Global Witness attesta che lo Stato Islamico detiene il controllo di grandi miniere di talco, marmo e cromite nella parte orientale del Paese, principalmente nel distretto di Achin nella provincia di Nangarhar, dove le forze armate statunitensi hanno sganciato “la madre di tutte le bombe” il 13 aprile 2017.

Nick Donovan, il direttore della campagna di Global Witness, ha dichiarato che, mentre l’impegno dei talebani nell’estrazione del talco è ben consolidato, il ruolo dell’ISIS nel settore minerario sembra seguire uno schema diverso. Il gruppo ottiene e sfrutta le risorse, come il processo di raffinazione del petrolio in Iraq e in Siria, per finanziare le sue imprese.

Secondo Nargis Nehan, il corrente ministro delle Miniere e del Petrolio, le attività minerarie illegali sono gestite non solo dai talebani e l’ISIS ma anche da alcuni deputati afghani. Alcuni parlamentari sono implicati nei processi di estrazione del carbone nei pressi di Dar-e-Souf. Secondo il ministro Nehan, se le miniere di talco fossero gestite in modo appropriato, l’Afghanistan diventerebbe uno dei 10 maggiori produttori di talco a livello mondiale.

Il coinvolgimento dei talebani e dell’ISIS nel traffico di droga e nel campo di estrazioni illegali è certo. A supporto di ciò, il quotidiano afghano Daily Outlook, cita un fatto risalente al 2007. In tale anno, la China Metallurgical Group Corp (MCC) aveva ottenuto i diritti necessari per l’estrazione di rame a Mes Aynak, una zona a sud-est di Kabul. Tuttavia, il progetto degli ingeneri cinesi è rimasto in stallo da allora per ragioni di sicurezza.

Data la ricchezza delle risorse minerarie afghane, un certo numero di esperti politici ritengono che il conflitto in corso sia parte di un’agenda guidata dal profitto, una guerra di conquista economica o una guerra per le risorse. Dato che le attività degli insorti sono ampiamente finanziate dal traffico di stupefacenti e dai profitti delle estrazioni illegali. Queste due fonti di entrate sono dei fattori rilevanti della guerra in Afghanistan. Secondo Hujjatullah Zia, uno scrittore permanente del Daily Oulook, l’unico mezzo per eliminare gli insorti è eradicare i fattori che finanziano la guerra.

Inoltre, il giornalista cita la corruzione radicata nei meccanismi governativi, come il coinvolgimento di parlamentari nell’estrazione illegale e la corruzione diffusa nel sistema giudiziario che continuano ad ostacolare la guerra al terrorismo. Se il governo di Kabul vuole vincere la guerra al terrorismo, deve porre fine alla corruzione e perseguire i parlamentari corrotti. Inoltre, il governo deve proteggere le risorse minerarie del Paese e sfruttarle nel miglior modo possibile. Se le risorse minerarie fossero utilizzate in modo appropriato, l’Afghanistan si trasformerebbe in un’economia forte e il tasso di disoccupazione diminuirebbe significativamente.

L’Afghanistan è spesso definito come “un povero che giace su miniere d’oro”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.