Kosovo: divisioni nel governo rallentano il dialogo con la Serbia

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 15:30 in Kosovo Serbia

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Alcune divisioni all’interno della coalizione del governo del Kosovo hanno impedito di avviare il dibattito in seno al Parlamento sulla bozza di piattaforma per il dialogo con la Serbia. Lo scorso mese, le autorità kosovare avevano approvato una bozza per creare una piattaforma di dialogo con la Serbia, la quale è stata sottoposta all’analisi della Commissione Parlamentare sugli Affari Esteri, che ha raccomandato di inviare il progetto al Parlamento per ulteriori discussioni. Tuttavia, l’Assemblea Presidenziale kosovara non ha ancora provveduto ad inserire tale dibattito all’interno dell’agenda parlamentare per una diversità di vedute all’interno della stessa Assemblea. Secondo Gazeta Express, la proposta del partito leader della coalizione (PDK) di affidare la guida dei negoziati al presidente kosovaro, Hashim Thaci, non ha riscosso consenso tra gli altri partiti facenti parte della coalizione.

In settimana, in occasione della sua visita in Austria, Thaci aveva affermato che era tempo che Serbia e Kosovo procedessero all’inizio della fase finale dei dialoghi per raggiungere un compromesso che permettesse la normalizzazione dei rapporti e la riconciliazione tra i popoli dei due Paesi. In quell’occasione, il presidente kosovaro aveva affermato che tre elementi erano importanti per concludere i negoziati. Il primo consisteva in un impegno maggiore da parte delle istituzioni europee per il raggiungimento di un accordo vincolante tra le parti, richiamando in particolare l’impegno dell’Alto Rappresentante dell’Unione degli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Il secondo elemento consisteva, invece, nell’entrata all’interno del processo degli Stati Uniti, oltre che di un impegno costante da parte dei leader europei come il presidente francese, Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e del cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Il terzo elemento era la ricerca di una soluzione soddisfacente per entrambe le parti, che avrebbe dovuto facilitare il processo di integrazione di Serbia e Kosovo all’interno dell’Unione Europea, così come normalizzare la situazione della comunità serba nel Kosovo e condurre all’entrata di Pristina nella “famiglia delle Nazioni Unite”.

Il 29 maggio, anche il primo ministro serbo, Aleksandar Vucic, aveva evidenziato che la Serbia, a suo avviso, era pronta a raggiungere una soluzione concreta nell’ambito dei negoziati, in modo da soddisfare entrambe le parti, mentre il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, aveva criticato l’intervento degli attori internazionali, colpevoli di determinare una polarizzazione delle posizioni, allontanando così le possibilità di raggiungimento di un accordo tra le parti. Il 19 aprile 2013, Serbia e Kosovo hanno firmato a Bruxelles alcuni accordi che hanno permesso l’inizio del processo di normalizzazione dei rapporti tra i due Stati, definendo le condizioni di decentramento del Nord del Kosovo a favore della popolazione serba, tramite la creazione della Comunità delle municipalità serbe (ZSO). Il processo, tuttavia, non è ancora concluso. Il capo del team governativo del Kosovo per il dialogo con la Serbia, Avni Arifi, ha assicurato, nei giorni scorsi, che la ZSO sarà creata entro la fine dell’anno e che Pristina sta aspettando la bozza di statuto della Comunità che è in fase di redazione da parte di cittadini serbi residenti in Kosovo. La bozza poi sarà sottoposta al vaglio della corte costituzionale kosovara per verificarne la compatibilità con la Costituzione e le leggi del Kosovo.

Intanto, un comunicato stampa del governo tedesco di Angela Merkel, ha reso noto di aver deciso l’estensione dell’impegno della Germania nell’ambito della forza della Kosovo Force (KFOR). “Nonostante la situazione in Kosovo sia tranquilla, c’è ancora possibilità di un’escalation e di un conflitto nel nord ella Repubblica kosovara”, recita il comunicato. La Kosovo Force è una forza militare internazionale guidata dalla NATO, responsabile di garantire la stabilità del Kosovo. Tale forza fece il suo ingresso sul territorio kosovaro il 12 giugno 1999, su mandato delle Nazioni Unite, per ristabilire l’ordine sul territorio squassato dai continui scontri in atto tra l’esercito della Repubblica Federale Jugoslava e l’Esercito di Liberazione del Kosovo. La missione della KFOR risulta importante ancora oggi per garantire la stabilità nella regione.

 

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di Redazione

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