Immigrazione: i fatti più importanti del maggio 2018

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 10:47 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 29 maggio 2018, sono giunti in Europa 35.137 migranti, di cui 30.300 via mare. Di questi, il 40% è sbarcato in Italia, il 35% in Grecia e il 25% in Spagna. I migranti morti in mare nello stesso periodo ammontano a 655. La maggior parte dei decessi si è verificata lungo la tratta del Mediterraneo Centrale, che collega la Libia all’Italia, pari a 385.

In Italia, nello specifico, il Ministero dell’Interno informa che, dal primo gennaio al 31 maggio 2017 sono sbarcati complessivamente 13.430 migranti, di cui 9.214 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione di quasi il 78% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017, pari a 60.228. Le prime 5 nazionalità di migranti sono tunisina, eritrea, nigeriana, ivoriana e sudanese.

Il mese di maggio è iniziato con la proposta di bilancio pluriennale 2021-2027 dell’Unione Europea, presentata dalla Commissione europea, che prevede 34.9 miliardi di euro per l’immigrazione, la gestione dei confini e l’asilo. Tale cifra ha segnato un aumento significativo rispetto ai 13 miliardi di euro stabiliti dal precedente bilancio pluriennale 2014-2020.

Il 7 maggio, l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, in occasione della conferenza “Immigrazione, accoglienza, integrazione”, della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), presso la sede di Roma, ha spiegato i Paesi che sono capaci di integrare i migranti all’interno della propria società e della propria economia sono più sicuri. Per tale ragione, l’Italia ha optato per l’accoglienza diffusa, progetto volto a chiudere i grandi centri di accoglienza che rendono difficile l’integrazione degli stranieri, per sostituirli con centri più piccoli. “L’obiettivo è avere piccoli numeri e saperli gestire, tutto questo possiamo farlo perché stiamo governando i flussi migratori”, aveva specificato Minniti.

Pochi giorni dopo, 17 migranti nigeriani che nel 2017 erano sopravvissuti a un naufragio al largo della Libia hanno fatto causa all’Italia per aver permesso alla Guardia Costiera libica di riportarli nel Paese nordafricano. Secondo quanto riferito da uno dei quattro avvocati coinvolti nel caso, Violeta Moreno-Lax, il ricorso è stato presentato dal Global Legal Action Network alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Si tratta di un pool di avvocati internazionali che ha agito in nome dei 17 migranti e di varie organizzazioni internazionali. A suo avviso, l’Italia avrebbe violato numerosi articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, tra cui quelli che affermano che gli individui non dovrebbero essere oggetto di tortura, schiavitù o trovarsi in pericolo di vita. Reuters ha reso noto che si è trattato del primo procedimento legale mosso contro l’Italia in relazione al supporto della Guardia Costiera libica. Nel 2012, le autorità di Roma avevano perso una causa per aver consegnato un gruppo di migranti intercettati in mare alla marina libica.

Il 10 maggio, 105 migranti a bordo della nave Aquarius, gestita in collaborazione dalle ong Sos-Mediterranee e Medici Senza Frontiere (MSF), sono sbarcati nel porto di Catania. Tra di loro c’erano sono 8 donne e 34 minorenni, di cui 6 bambini di età inferiore a 13 anni. Complessivamente, i migranti provenivano da nove Paesi, tra cui Bangladesh, Egitto, Eritrea e Sudan. La maggior parte di loro ha affermato di essere fuggita dalla Libia a causa della grave situazione di insicurezza. Il gruppo di stranieri è stato protagonista di un episodio, definito “deplorevole” da un portavoce della Commissione europea, che ha visto coinvolte l’Italia e l’Inghilterra. I 105 migranti erano stati soccorsi domenica 6 maggio al largo della Libia dalla nave Astral, della ong spagnola Proactiva Open Arms, intervenuta a seguito di una comunicazione della Guardia Costiera italiana, che aveva chiesto a tutti i presenti nei pressi del mare libico di soccorrere un’imbarcazione in difficoltà. Quando poi l’Astral aveva raggiunto la nave Aquarius di Sos-Mediterranee per effettuare il trasbordo dei migranti sull’imbarcazione più grande, le operazioni erano state bloccate dalla mancanza di autorizzazioni. Le due navi, entrambe battenti bandiera inglese, sono rimaste in stallo dalla domenica mattina fino alla sera di lunedì 7 maggio, quando la Guardia Costiera italiana ha dato infine il permesso del trasferimento, seppur in mancanza di indicazioni dall’Inghilterra. Lo stallo era nato dal fatto che, dopo che Roma aveva concesso il trasbordo dei migranti per motivi di emergenza da una nave all’altra, voleva fosse Londra, in qualità di Stato di bandiera delle due imbarcazioni, a gestire lo sbarco dei 105 migranti. Dall’altra parte, invece, l’Inghilterra aveva insistito che fosse compito dell’Italia occuparsi della questione, in quanto era stata la prima a mandare l’allarme. Dopo quasi 36 ore, il 9 maggio, la Guardia Costiera italiana ha acconsentito allo sbarco degli stranieri in Italia. L’Unione Europea ha criticato entrambi i Paesi coinvolti nella vicenda, sostenendo che la priorità dei governi dovrebbe essere il soccorso dei migranti. Alla luce di quanto accaduto, l’UE ha poi lanciato un appello alle autorità italiane e britanniche a trovare soluzioni più rapide affinché i migranti siano sbarcati in sicurezza nel minor tempo possibile.

Sempre il 10 maggio, l’agenzia europea della guardia di costiera e frontiera, Frontex, ha pubblicato il quinto report annuale riguardante le attività svolte nel corso del 2017 dal Forum Consultivo sui Diritti Fondamentali. Il documento riferisce che la situazione migratoria e la risposta attivata dall’Unione Europea, soprattutto nel Mediterraneo, hanno continuato ad essere presenti nelle agende politiche dei Paesi membri, così come il rispetto dei diritti umani e il ruolo dell’azione esterna dell’UE nel gestire l’arrivo dei i migranti ed i rifugiati. Il 2017, secondo il report, è stato caratterizzato dagli sforzi intensivi dell’Unione volti ad adottare un regolamento per la guardia costiera e di frontiera, al fine di cambiare la struttura dell’agenzia ed i suoi metodi lavorativi. In linea con ciò, la Frontex ha esteso le proprie funzioni alle operazioni di rimpatrio, di registrazione dei migranti e dei rifugiati come parte dei gruppi di supporto per la gestione della migrazione schierati nei punti di crisi, e il sostegno all’attuazione delle riammissioni in Turchia.

Lo stesso giorno, il governo del Niger ha riattivato le operazioni di evacuazione dalla Libia, che erano state sospese lo scorso marzo per via dei ritmi troppo lenti dei ricollocamenti effettuati in altri Paesi, i quali stavano mettendo in difficoltà le autorità di Niamey nella gestione degli arrivi. Il 10 maggio, un charter con a bordo 132 migranti è partito da Tripoli ed è atterrato a Niamey. Si è trattato del nono volo dall’inizio delle operazioni, avviate lo scorso novembre in seguito alla pubblicazione di un video diffuso dalla CNN, in cui venivano mostrati migranti venduti all’asta come schiavi, in un capannone nelle periferie di Tripoli.

Il 15 maggio, 7 migranti di origini afghane, tra cui 3 bambini, hanno perso la vita in un naufragio nel Mar Egeo. La Guardia Costiera turca ha soccorso complessivamente 13 stranieri, 12 afghani e un iraniano, i quali stavano cercando di raggiungere l’isola greca di Lesbo, posizionata nell’Egeo nord-orientale, dalla costa turca in prossimità di Ayvacik, nella provincia di Canakkale. L’allarme era stato lanciato da alcuni pescatori, i quali sono stati i primi ad individuare l’imbarcazione in difficoltà. Come aveva spiegato il direttore esecutivo della Frontex, Fabrice Leggeri, all’inizio di maggio, nel corso dell’ultimo mese il numero dei migranti che dalla Turchia ha tentato di raggiungere la Grecia è aumentato del 17%. A suo avviso, l’aumento è stato dovuto al crescente numero di stranieri che si stanno spostando verso l’Occidente dalla Siria, dall’Iran e dall’Iraq. Alla luce di questa crescente pressione migratoria, Leggeri aveva esortato le autorità europee ad aumentare i controlli presso le frontiere e ad attuare sistemi di deportazione efficaci.

Il 18 maggio, l’IOM ha lanciato un progetto nel nord del Niger, chiamato Community Stabilization Initiatives (COSINN), nella regione di Agadez, con l’obiettivo di combattere il traffico di esseri umani per contribuire alla stabilizzazione del Paese e all’immediata ripresa delle comunità, attraverso il rilancio dell’economia locale e il rafforzamento sociale.

Il 29 maggio, a Parigi, le fazioni rivali stabilito che, il 10 dicembre 2018, si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari in Libia. La dichiarazione congiunta che è stata rilasciata al termine della conferenza costituisce la base politica sulla quale muoversi al fine di stabilire i principi generali per cessare le ostilità in Libia e permettere lo svolgimento di elezioni nazionali libere, sostenute dalle Nazioni Unite. Tuttavia, l’accordo non è stato firmato, a differenza di quanto previsto inizialmente, dunque l’intesa sarebbe solo informale. Il testo del documento include 8 punti, che sono principalmente dedicati alle condizioni da rispettare in vista delle elezioni. La dichiarazione riferisce che le parti devono garantire la sicurezza delle procedure elettorali, avviare un dialogo per la riunificazione delle forze armate e delle istituzioni statali in Libia e discutere l’organizzazione di un referendum costituzionale dopo il voto. Le fazioni hanno discusso anche la data del prossimo incontro, da fissare entro 3 mesi, per controllare la realizzazione degli obiettivi fissati. Ciò costituisce un importante sviluppo per la situazione politica libica, la cui stabilizzazione avrebbe impatti positivi sulla gestione del fenomeno migratorio.

Infine, il 31 maggio, l’Unione Europea ha adottato nuovi programmi relativi all’immigrazione per un valore di 467 milioni di euro, nell’ambito del Fondo Fiduciario di Emergenza per l’Africa, mercoledì 30 maggio. Secondo quanto riportato dal comunicato ufficiale della Commissione europea, l’UE si impegna a continuare ad assistere i migranti ed i rifugiati più vulnerabili e a cercare di risolvere le cause profonde dell’immigrazione. I nuovi progetti sono diretti a sostenere la regione del Sahel, del Lago Ciad e del Corno d’Africa, al fine di promuovere la loro stabilità, nuovi posti di lavoro e la crescita, soprattutto per i giovani. I rifugiati del Niger, in particolare, costituiscono una priorità.

Lo stesso giorno, l’IOM, in collaborazione con il governo libico di Tripoli e con quello della Somalia, e con il supporto dell’UE, ha effettuato il rimpatrio di 150 migranti somali che si trovavano nei centri di detenzione del Paese nordafricano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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