Erdogan incontra l’inviato russo per Siria

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 14:15 in Russia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ricevuto ad Ankara l’inviato russo per la Siria, Alexander Lavrentiev, in quella che è la seconda visita ufficiale del Cremlino in Turchia della una settimana.

Erdogan ha ospitato Lavrentiev per una serie di colloqui, secondo quanto ha riferito la presidenza turca, senza approfondire i temi della discussione. Lavrentiev si era precedentemente recato ad Ankara il 24 maggio, il giorno dopo essere stato ricevuto dal presidente siriano Bashar al-Assad. Nell’occasione, Lavrentiev aveva incontrato il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, e alcuni alti funzionari turchi. A Mosca, il Ministero degli Esteri ha affermato che durante l’incontro erano state discusse solamente “le operazioni necessarie per arrivare ad una soluzione politica in Siria”. Erdogan e Putin si sono, inoltre, confrontati in una serie di telefonate in cui è stato affrontato il tema del conflitto siriano. L’ultimo di questi colloqui telefonici è avvenuto martedì 28 maggio.

Fin dallo scoppio della guerra civile in Siria, avvenuto il 15 marzo 2011, la Turchia ha sempre sostenuto l’opposizione siriana, che era insorta contro il governo del presidente, Bashar Al-Assad. La Russia, invece, insieme all’Iran e alle milizie sciite libanesi di Hezbollah, si è schierata a favore del regime di Al-Assad. Tuttavia, nonostante la Turchia sia un membro della NATO dal 18 febbraio 1952, negli ultimi anni e, in particolare, dopo il colpo di stato subito Erdogan il 15 luglio 2016, Ankara ha iniziato a migliorare i rapporti con la Russia, dalla quale ha acquistato anche un sistema di difesa missilistico S-400. A seguito dell’intervento militare russo in Siria, avvenuto il 30 settembre 2015, Ankara e Mosca hanno cominciato a lavorare ad una soluzione pacifica al conflitto siriano. Turchia e Russia , insieme all’Iran, hanno promosso i negoziati di Astana, una serie di incontri tra le fazioni conflittuali in Siria a promozione del dialogo e di una soluzione pacifica.

La politica ufficiale della Turchia rimane, tuttavia, ostile nei confronti del presidente Al-Assad, che Erdogan ha ripetutamente chiamato “assassino” in dichiarazioni pubbliche. Secondo quanto riportato da Al-Monitor, alcuni analisti hanno ipotizzato che la Russia auspicherebbe un riavvicinamento tra Erdogan e Al-Assad, al fine di gettare le basi per una Siria pacifica e stabile, dopo la fine del conflitto. Da parte sua, la Turchia vede di buon occhio la lotta del presidente siriano contro i gruppi curdi. Ankara considera le Syrian Democratic Forces (SDF), forze ribelli a maggioranza curda sostenute dagli Stati Uniti nella lotta contro il regime di Al-Assad, come parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un’organizzazione politica e paramilitare curda attiva in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuta illegale dalla Turchia. Uno dei timori principali di Ankara in questo contesto è che, se i curdi ottenessero l’autonomia nel nord della Siria, tale conquista potrebbe galvanizzare la popolazione curda che risiede in territorio turco. A tale proposito, Assad in un’intervista del 31 maggio, ha annunciato di essere pronto ad attaccare le milizie curde nel nord della Siria, invise al presidente Erdogan.

La crisi siriana dura ormai da sette anni e gli interventi stranieri non fanno che complicare un quadro già estremamente drammatico. Secondo i dati della UN Refugee Agency (UNHCR), in questi anni sono morti più di 350 mila siriani nel conflitto e ad oggi 13,5 milioni necessitano di aiuti umanitari, 6,3 milioni sono sfollati interni e 4,9 milioni, per la maggior parte donne e bambini, si sono rifugiati nei Paesi vicini. Tra i principali Stati della regione in cui hanno trovato rifugio i siriani fuggiti dalla guerra civile vi sono Turchia, Libano e Giordania.

L’Onu ha avvertito che il suo principale budget di aiuti per i rifugiati siriani non raggiunge le risorse necessarie a gestire la crisi per il 2018 e ha lanciato un appello urgente affinché le Nazioni, che ancora non lo avessero fatto, contribuiscano secondo gli impegni presi precedentemente, per evitare il disastro. “La matematica è semplice – abbiamo chiesto $ 5,6 miliardi (4,8 miliardi di euro)” per il 2018, ha dichiarato Amin Awad, direttore delle agenzie per i rifugiati delle Nazioni Unite per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Siamo a maggio e ne possediamo circa il 20%. I programmi delle Nazioni Unite e le entità governative che sostengono i rifugiati stanno esaurendo i fondi”, ha detto il funzionario dell’UNHCR ai giornalisti in Giordania.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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