L’UE condanna l’Egitto per i crescenti arresti di attivisti

Pubblicato il 31 maggio 2018 alle 19:00 in Egitto Europa

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L’Unione Europea ha condannato le autorità egiziane in seguito all’ondata di arresti che hanno colpito gli attivisti anti-governativi a partire dalle elezioni presidenziali dello scorso 26 marzo. Le accuse hanno provocato una dura risposta de Il Cairo, che ha repentinamente negato ogni presunta violazione dei diritti umani da parte delle autorità egiziane. 

Il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, braccio diplomatico dell’UE, ha espresso le sue critiche tramite una dichiarazione online pubblicata mercoledì 30 maggio su Twitter. “Stabilità e sicurezza devono andare di pari passo con il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. I crescenti arresti di oppositori, attivisti umanitari e blogger in Egitto è un segnale preoccupante”, si legge nel tweet.

Domenica 27 maggio, la polizia egiziana ha arrestato un attivista, Hazim Abdelazim, un tempo fedele al presidente Abdel Fattah al-Sisi, ora divenuto sfavorevole alle politiche dell’ex capo militare.Le ragioni della detenzione non sono state rese note ma si presume che Abdelazim sia stato accusato di pubblicare false notizie e incitare al rovesciamento dello Stato.Il suo arresto segue quello di altri numerosi attivisti, imprigionati dall’inizio di maggio, tra cui i blogger Wael Abbas, Sherif Gaber e Shady Abuzaid, noti per i loro video di protesta su Youtube e Facebook. Mercoledì 23 maggio, un tribunale militare egiziano ha condannato il giornalista e ricercatore Ismail Alexandrani a 10 anni di carcereper aver pubblicato segreti militari, aver partecipato ad un’organizzazione dichiarata illegale e aver ottenuto fondi illeciti dall’estero.

Il portavoce del Ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abu Zeid, ha risposto alle critiche dell’Unione Europea con una dichiarazione che nega ogni accusa, mercoledì 30 maggio. “Nessuno in Egitto viene arrestato o processato a causa delle sue attività nel campo dei diritti umani, o per aver criticato il governo egiziano, ma solo qualora siano stati commessi crimini”, ha sostenuto il portavoce.

Dal 2013, diversi gruppi internazionali per i diritti umani hanno criticato il governo di al-Sisi per aver represso gli attivisti laici e di sinistra, così come gli islamisti vicini ai Fratelli musulmani dichiarati organizzazione terroristica nell’ottobre di quell’anno. Da parte sua, Amnesty International ha condannato i recenti arresti definendoli “un nuovo passo nella repressione della libertà d’espressione”.

La situazione dei diritti umani in Egitto è deteriorata dopo che un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. L’uomo era stato democraticamente eletto nel giugno 2012 ma, in seguito a numerose proteste popolari contro il suo governo, era stato rovesciato e messo sotto accusa insieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, ha scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai. I ribelli hanno focalizzato i loro attacchi contro le forze di sicurezza e la minoranza cristiana egiziana, rendendo critica la questione della stabilità nel Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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