I lealisti preparano un attacco contro il porto di Hodeida

Pubblicato il 31 maggio 2018 alle 6:30 in Medio Oriente Yemen

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Le forze filogovernative in Yemen si stanno preparando a circondare il porto di Hodeida nel tentativo di costringere i ribelli Houthi a consegnarlo senza combattere, secondo quanto riportato il 30 maggio da fonti militari. I combattenti lealisti, sostenuti dalle forze saudite e degli Emirati Arabi Uniti, stanno inviando rinforzi in vista di una “nuova operazione” per entrare nella città di Hodeida e impossessarsi del suo porto, ha dichiarato il comandante di una delle forze armate. “In primo luogo, interromperemo le linee di rifornimento, in particolare tra Sanaa e Hodeida, quindi metteremo gli Houthi sotto assedio e li abbatteremo, forse senza combattere”, ha dichiarato il colonnello Sadiq Duwaid, portavoce della “Resistenza nazionale”.

Mercoledì 30 maggio sono scoppiati una serie di scontri a est della città portuale, mentre la coalizione saudita ha effettuato numerosi attacchi aerei sulle posizioni dei ribelli. 7 combattenti filo-governativi sono stati uccisi e 14 feriti, secondo fonti mediche nella provincia di Hodeida. Almeno 53 ribelli Houti sono morti negli attacchi.

Il porto di Hodeida è quello maggiormente utilizzato dalle Nazioni Unite per portare aiuti umanitari nel Paese e, secondo la coalizione, costituisce anche l’accesso principale per il traffico di armi che l’Iran invierebbe agli Houthi. L’Arabia Saudita ritiene che l’Iran si celi dietro il rifornimento di armi ai ribelli yemeniti, nonostante, da parte sua, Teheran abbia più volte respinto tali accuse. 

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 19 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono le due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione araba, sia l’Iran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

La coalizione aveva deciso di chiudere tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra in Yemen il 6 novembre 2017, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran. La misura era stata imposta dopo che, il giorno precedente, i ribelli yemeniti avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Qualche giorno dopo, il 13 novembre, l’Arabia Saudita aveva dichiarato che la coalizione araba avrebbe riaperto gli aeroporti e i porti, a causa della pressione delle organizzazioni umanitarie, che temevano che il blocco potesse condannare milioni di persone “a morire di fame”.

Tuttavia, la promessa saudita non aveva avuto un seguito, di conseguenza, il 16 novembre 2017, di fronte al peggioramento della situazione umanitaria nel Paese, le Nazioni Unite avevano emesso un comunicato mirato a fare pressione alla coalizione araba affinché riaprisse gli accessi al Paese senza ulteriori indugi. In tale occasione, l’ONU aveva definito la situazione dello Yemen “la peggiore crisi nel mondo”, nella quale più di 20 milioni di persone, tra cui 11 milioni di bambini, hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti. Nonostante ciò, soltanto il 27 novembre 2017, dopo 3 settimane di blocco, una nave che trasportava aiuti umanitari e rifornimenti alimentari era arrivata nel porto yemenita di Saleef, situato sul mar Rosso a 70 km di distanza da quello di Hodeida. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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